Poesie di Emily Dickinson: le 3 più belle

Poesie di Emily Dickinson: le 3 più belle

Emily Dickinson (1830-1886) è stata una delle poetesse più prolifiche del XIX secolo: scrisse più di 1775 liriche, quasi tutte inedite durante la sua vita. La maggior parte delle sue poesie, infatti, fu pubblicata postuma per volere della sorella Vinnie, che le ritrovò. Altri componimenti furono recuperati dal suo carteggio con amici, parenti e, soprattutto, con la cognata Susan Gilbert, figura centrale nella sua vita affettiva e intellettuale.

Ecco 3 delle poesie di Emily Dickinson più belle, tradotte in italiano.

Le 3 poesie in sintesi

Poesia Tema principale
Poiché non potevo fermarmi per la Morte La Morte personificata come un cortese gentiluomo che accompagna la poetessa in un viaggio sereno verso l’eternità.
La Speranza è quella cosa piumata La Speranza come un uccellino che canta incessantemente nell’anima, offrendo calore e conforto senza chiedere nulla in cambio.
La mia vita era un fucile carico Una complessa metafora sulla devozione, il potere e l’identità, in cui la vita della poetessa trova uno scopo attraverso un “padrone”.

1. Poiché non potevo fermarmi per la Morte

Si tratta di una delle poesie più famose di Emily Dickinson. Il tema principale è la Morte, gentile e puntuale: l’unica in grado di condurre l’uomo nel suo ultimo viaggio verso l’Eternità, una destinazione misteriosa.

Poiché non potevo fermarmi per la Morte –
Lei gentilmente si fermò per me.
In carrozza eravamo solo noi –
e l’Immortalità.

Andammo piano. Lei non aveva fretta –
e io il mio lavoro e il mio riposo
avevo tralasciato –
per la sua cortesia.

Passammo oltre la scuola, dove i bimbi
giocavano in cortile all’intervallo –
passammo il grano che ci guardava fisso –
e oltre il sole che stava tramontando.

Anzi fu lui a passare oltre noi –
giunse fresca e tremante la rugiada –
poiché era solo garza la mia veste –
e solo tutte la mia mantellina.

Sostammo innanzi a una casa che pareva
un rigonfiamento del terreno –
il tetto si vedeva a malapena –
il cornicione – solo un monticello.

Son secoli da allora, ma mi sembrano
più brevi di quel giorno in cui supposi
per la prima volta che i cavalli
volgessero all’eternità la testa.

2. La Speranza è quella cosa piumata

In questa celebre poesia, la poetessa paragona la Speranza a un uccello che si posa sull’anima per alleggerire le pene e alleviare le preoccupazioni.

La “Speranza” è quella cosa piumata –
che si viene a posare sull’anima –
Canta melodie senza parole –
e non smette – mai –

E la senti – dolcissima – nel vento –
E dura deve essere la tempesta –
capace di intimidire il piccolo uccello
che ha dato calore a tanti –

Io l’ho sentito nel paese più gelido –
e sui mari più alieni –
Eppure mai, nemmeno allo stremo,
ho chiesto una briciola – di me.

3. La mia vita era un fucile carico

Emily Dickinson ha sempre considerato la Morte come un mistero e una meta. In La mia vita era un fucile carico, il tema della Morte viene ripreso sotto una nuova veste, attraverso una complessa metafora sul potere, la devozione e l’identità.

La mia vita era un fucile carico
tenuto lì, in un angolo.
Ma un giorno il mio padrone, di passaggio,
se ne accorse, e mi portò con sé.

Ora insieme vaghiamo per foreste
superbe, noi cacciamo cerve ora,
ed ogni volta che parlo per lui
le montagne rispondono in un attimo.

Quando sorrido, una luce cordiale
risplende sulla valle,
come se un viso vulcanico d’un tratto
esprimesse tutta la sua gioia.

Di notte, dopo una buona giornata,
proteggo il capo del mio possessore,
e questo è meglio che aver condiviso
un morbido cuscino di piume.

Son mortale nemico al suo nemico,
non si muove una seconda volta
colui su cui io poso un occhio giallo
o un enfatico pollice.

Sebbene più di lui io possa vivere,
lui deve avere una vita più lunga.
Perché io so come si fa ad uccidere,
ma non ho il potere di morire.

Fonte immagine: Pixabay


Articolo aggiornato il: 27/08/2025

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