Città Caudina candidata come capitale italiana della cultura 2028

La Città Caudina candidata come capitale italiana della cultura 2028

La Reggia di Caserta il 10 dicembre ha presentato la candidatura della Città Caudina come capitale italiana della cultura 2028. Il progetto è stato illustrato da Pasquale Fucci, Presidente della Città Caudina, Leandro Pisano e Giacomo Porrino, curatori del dossier di candidatura della Città Caudina, Tiziana Maffei, Direttore della Reggia di Caserta e Franco Napoletano, rappresentante del Comitato Civico a sostegno della candidatura della Città Caudina. Il programma vede la partecipazione di quattordici comuni della Valle Caudina: Montesarchio, Cervinara, Airola, Sant’Agata de’ Goti, Bucciano, Arpaia, Pannarano, Roccabascerana, San Martino Valle Caudina, Forchia, Paolisi, Moiano, Bonea e Rotondi. L’obiettivo del progetto non è legato alla semplice candidatura, ma mira a creare un’unione tra i comuni coinvolti e a riacquisire una coscienza collettiva, mettendo in primo piano il valore storico-culturale dei territori.

Unione e rivitalizzazione di un territorio

La Città Caudina candidata come capitale italiana della cultura 2028
Logo della Città Caudina (archivio personale)

I curatori del dossier di candidatura Giacomo Porrino e Leandro Pisano illustrano gli elementi fondanti del progetto Città Caudina. Viene messo in primo piano il ruolo dell’Unione dei Comuni «Città Caudina», composta dai quattordici comuni coinvolti, principale promotrice della candidatura. L’Unione simboleggia i legami di lunga durata che i vari comuni condividono e che intendono rinnovare, andando oltre i confini amministrativi. Questa forte vicinanza è riportata anche nel logo: le C che lo vanno a formare rappresentano, infatti, ogni singolo comune coinvolto. Queste C sembrano anche rappresentare dei ponti, strutture di cui la Valle Caudina è ricca, che, simbolicamente, riprendono le strette relazioni condivise dai comuni. I colori del logo, si legano, invece, all’eredità storica del territorio, poiché riprendono le sfumature presenti sul vaso di Assteas. Con questo progetto, spiegano i curatori, si intende soprattutto mettere i comuni in una prospettiva policentrica, creando una «costellazione di luoghi rurali che si uniscono in un immaginario non di nostalgia, ma di forza che dal passato continua ad oggi».

Il progetto della Città Caudina non si fermerà alla candidatura come capitale italiana della cultura 2028, ma rappresenta l’inizio di un «processo irreversibile» di unione e rivitalizzazione di un territorio unito. Gli obiettivi principali vengono illustrati in cinque punti:

  • Caudium dissoda nuovi immaginari: rigenerare il patrimonio storico-paesaggistico e la memoria con linguaggi contemporanei, rafforzando appartenenza e posizionamento;
  • Caudium irrora culture generative: saldare cultura, agricoltura e manifattura per economie esperienziali e filiere innovative, attrattive per giovani e competenze;
  • Caudium innesta nuove governance: superare frammentazioni, attivare protocolli intercomunali, osservatori data-hub, collaborazioni con università e reti europee;
  • Caudium genera reti e filiere per nuovi orizzonti di cultura: servizi culturali di prossimità, cittadinanza attiva e adesione a piattaforme nazionali/ europee, per contrastare isolamento e spopolamento;
  • Caudium feconda biodiversità comunitaria: cultura come infrastruttura di coesione, valorizzazione di tradizioni e diversità sociale, patto generazionale e territoriale.

«Terra futura»: Città Caudina come laboratorio di futuro

Uno dei problemi principali da cui è nata la città Caudina e che ha accompagnato tutto il processo di scrittura e proposta della candidatura riguarda la narrazione dei luoghi rurali. Molto spesso si utilizzano termini come «borghi», «zone interne», «zone rurali», appartenenti a un lessico comodo e rassicurante, legato a slogan e fast tourism. Questa terminologia, però, non fa altro che danneggiare l’immagine e l’idea che si ha di questi luoghi, riducendoli a semplici sfondi da cartolina. Uno degli obiettivi principali del progetto punta a riconfigurare l’idea di ruralità, abbracciando una visione rurale radicale che porta con sé un forte valore di innovazione. Il motto «Terra futura» si riferisce proprio a questo: il progetto porta con sé la speranza per un futuro realistico e plausibile che trova spazio nella cultura. La cultura diventa strumento di speranza e modello di rigenerazione. «La cultura non è un ornamento, ma un atto di responsabilità collettiva» afferma Pisano. La costruzione di questo futuro deve essere «pratica quotidiana del cambiamento», che avviene ogni giorno con piccole azioni fatte tramite elementi che già esistono nel territorio, al fine di costruire un ideale di comunità pratica, capace di agire in modo concreto.

«Europa abita qui»: la vocazione europea della Città Caudina

Giacomo Porrino ricorda e sottolinea l’importante ruolo della Valle Caudina a livello europeo a partire da uno dei motti del progetto: «Europa abita qui». Questa vocazione europea inizia dalla mitologia, con il Ratto di Europa: è stato infatti ritrovato a Sant’Agata de’ Goti il vaso di Assteas su cui è raffigurato il mito. Il vaso è rimasto per lungo tempo sotto i riflettori, non solo per il suo valore storico e culturale, ma soprattutto per il suo travagliato ritorno nei territori in cui era stato rinvenuto. Acquistato nel 1981 dal Paul Getty Museum di Malibu, California, il cratere rimane per ben vent’anni in territorio statunitense, prima di ritornare in Italia nel 2005. Attualmente, il vaso di Assteas può essere ammirato all’interno del Museo Archeologico Nazionale Caudino di Montesarchio.

Un altro percorso che ricorda l’importanza della Valle Caudina a livello europeo riguarda le sue grandi risorse idriche. Questo territorio viene considerato un vero e proprio cuore antico dell’acqua: conta, infatti, la presenza di tre grandi strutture idriche, di cui la più importante è senza dubbio l’Acquedotto Carolino. Costruzione prima per importanza in Europa, l’acquedotto è stato realizzato da Luigi Vanvitelli per Re Carlo di Borbone nel 1753. La struttura permetteva di fornire acqua al Belvedere di San Leucio e alla Reggia di Caserta, entrambi oggi siti UNESCO.

I percorsi europei non finiscono qui: non possiamo evitare di nominare anche la via Appia, altra grande costruzione non solo per la Valle Caudina ma per tutta L’Europa. Conosciuta anche come Regina viarum (regina delle strade), la via Appia era una strada costruita in epoca romana e collegava Roma a Capua, facilitando e velocizzando gli spostamenti delle truppe verso l’Italia meridionale. Nel luglio 2024, i principali tratti della via Appia sono stati riconosciuti come patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Questa costruzione riconferma il ruolo della Valle Caudina come snodo culturale: il territorio è stato per lungo tempo crocevia di numerosi popoli, tra cui Sanniti, Etruschi, Romani e Longobardi.

In occasione della presentazione della candidatura della Città Caudina come capitale della cultura italiana 2028, è stata anche annunciato l’avvio del processo di unificazione amministrativa della Valle Caudina, ribadendo l’importanza e il bisogno di creare una salda unione tra le comunità locali, a prescindere dall’esito della candidatura. La Città Caudina si presenta come un esempio di sperimentazione, di speranza e di impegno per la rigenerazione di un territorio che trasforma la ruralità in forza, sfruttando il lavoro collettivo di ogni singolo individuo.

 Fonte immagine in evidenza: archivio personale

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