Religione zoroastriana: caratteristiche e storia

Religione zoroastrista: caratteristiche e storia

È nota a tutti noi l’importanza delle religioni, non solo per i singoli culti e le credenze, ma soprattutto per il fatto che esse sono importanti proprio perché da loro traspare l’essenza di intere nazioni e aiutano a definire molto spesso una “sagoma culturale” delle singole popolazioni. In questo articolo ci concentreremo sulla religione zoroastriana: una religione antica che sopravvive nel moderno Iran.

Religione zoroastriana: storia, principi e sopravvivenza nell’Iran moderno

Le origini dello Zoroastrismo e la figura di Zarathustra

La religione zoroastriana è una religione di tipo monoteista. È antichissima: risale al VI secolo a.C. e fino al X secolo d.C. è stata la religione più diffusa nel mondo iranico e nell’Asia centrale. Deve il suo nome al profeta Zarathustra (o Zoroastro, nella sua forma grecizzata), i cui insegnamenti sono alla base della religione. Si ritiene che Zarathustra sia vissuto tra il XVIII e il VI secolo a.C. nella regione orientale dell’altopiano iranico, e che abbia riformato la precedente religione iranica introducendo il culto di Ahura Mazda come divinità suprema.

L’Avestā e le Gatha: i testi sacri dello Zoroastrismo

Il testo sacro dello Zoroastrismo è l’Avestā, una raccolta di testi liturgici e religiosi scritti in avestico, una lingua iranica antica. Di esso si ritiene che soltanto le gatha (cioè i canti) siano attribuibili direttamente a Zarathustra. Le gatha sono inni poetici che esprimono la dottrina del profeta e la sua visione del mondo. Oltre alle gatha, l’Avestā comprende altre parti, come lo Yasna (il principale testo liturgico), il Visperad (invocazioni e offerte agli dei), il Vendidad (un codice di purificazione) e gli Yasht (inni dedicati alle divinità).

Il dualismo zoroastriano: la lotta tra bene e male

Un punto centrale della religione zoroastriana è la lotta tra bene e male, rappresentati da due principi o spiriti opposti.

Ahura Mazda, Spenta Mainyu e Angra Mainyu: le divinità del bene e del male

Secondo la dottrina zoroastriana, Ahura Mazda, il “Signore Sapiente”, è il Dio supremo, creatore del mondo e di tutte le cose buone. Agli inizi della creazione, egli emana da sé due spiriti: Spenta Mainyu, lo Spirito Santo o Benevolo, e Angra Mainyu, lo Spirito Maligno (chiamato anche Ahriman). Questi due spiriti sono in perenne conflitto tra loro, e la loro lotta si riflette nel mondo materiale e nell’animo umano. In questa lotta cosmica che coinvolge anche l’umanità, ci sono due vie da seguire: quella del bene e quella del male. Dopo la morte della persona, l’anima passa su un ponte, chiamato Ponte Chinvat, e vengono pesate le buone azioni con quelle cattive e il risultato decreta il destino dell’anima, ossia Paradiso o Inferno. Alla fine dei giorni, in occasione del Giudizio Universale, le anime dell’Inferno saranno riscattate, per poi vivere insieme a tutte le altre anime pure in eterno, in un mondo rinnovato e purificato dal male.

Principi e pratiche dello Zoroastrismo

I principi della religione zoroastriana sono diversi: uno di essi è riassunto nel motto zoroastriano “Humata, Hukhta, Hvarshta“, traducibile come “buoni pensieri, buone parole, buone opere“. Questo motto esprime l’importanza dell’etica e della responsabilità individuale nella religione zoroastriana. Altri principi fondamentali sono la parità tra uomo e donna, il rispetto per l’ambiente e per tutte le creature viventi, l’operosità e la carità. I seguaci dello Zoroastrismo pregano cinque volte al giorno rivolti verso il fuoco, che è considerato un simbolo di Ahura Mazda e della sua purezza. Il matrimonio interreligioso è generalmente accettato, anche se le pratiche specifiche possono variare a seconda delle diverse comunità zoroastriane. In Iran, la sepoltura tradizionale, che prevedeva l’esposizione dei corpi agli uccelli rapaci su torri del silenzio, è stata sostituita da metodi più moderni, come la cremazione elettrica e l’inumazione, anche se in alcune comunità parsi in India si continua a praticare l’esposizione.

La diaspora zoroastriana e la sopravvivenza in Iran

In Iran, la religione zoroastriana ha seggi riservati in parlamento (come anche le religioni ebraica e cristiana) e i seguaci dello Zoroastrismo sono detti “zoroastriani”. Gli zoroastriani in Iran sono vittime della diaspora e qui sono sopravvissuti a secoli di persecuzioni, specialmente dopo la conquista islamica della Persia nel VII secolo d.C. Essi fanno parte di un’importante minoranza religiosa e parlano in molti casi un dialetto diverso dalla lingua iranica, come nella capitale Teheran.

I Parsi: una comunità zoroastriana in India

Un altro gruppo di diasporici sono detti Parsi, questi ultimi di ambiente sud-est asiatico, in particolare in India, dove si rifugiarono a partire dall’VIII secolo per sfuggire alle persecuzioni in Persia. I Parsi hanno mantenuto vive le tradizioni e i rituali dello Zoroastrismo, pur adattandosi alla cultura indiana.

Il Tempio del Fuoco di Yazd: un luogo simbolo dello Zoroastrismo

In Iran uno dei centri principali di questa religione si trova a Yazd, dove troviamo il Tempio del Fuoco (Atash Behram), in cui è perennemente acceso il fuoco sacro, simbolo di purezza e di Ahura Mazda. Si dice che questo fuoco arda ininterrottamente dal V secolo d.C.

Zoroastrismo e altre religioni: influenze e parallelismi

In Italia esiste una piccolissima diaspora di zoroastriani e nel mondo il numero dei seguaci della religione zoroastriana si aggira tra i 300.000 e i 350.000 seguaci. Lo Zoroastrismo inoltre è stato fortemente influenzato da altre religioni come quella ebraica, da cui ha ereditato alcune idee, come il concetto di resurrezione. Oltre a quest’ultima, anche il Cristianesimo e l’Islam hanno subito l’influenza dello zoroastrismo, specialmente per quanto riguarda l’angelologia, la demonologia e l’escatologia (la dottrina sulla fine dei tempi).

Fonte immagine: Pixabay.com

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Appassionato di film (di quelli soporiferi, sia chiaro, non di quelli interessanti) ma anche studente di lingua tedesca e russa all'università di Napoli "L'Orientale".

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