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Eroica Fenice

Rocco Papaleo

Rocco Papaleo e la sua piccola impresa meridionale

“Buonasera, prendiamo posto. No, no, senza fretta, non volevo scomodarvi, continuate pure a chiacchierare. Volevo solo dirvi che tra un po’ cominciamo con lo spettacolo, però non siete obbligati a sentirci. Vi preghiamo solo di NON spegnere i cellulari, anzi, se qualcuno vi chiama rispondete pure. E se vi diamo fastidio, con la musica intendo, fateci segno di abbassare e noi abbassiamo il volume. Non vogliamo disturbare.” Ora, immaginate queste parole sulle labbra di un Rocco Papaleo in giacca nera lunga, con grandi bottoni lucidi, mentre presenta al Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, il suo spettacolo “Una Piccola Impresa Meridionale”.
Superfluo dirvi che la simpatia di Rocco Papaleo, apre lo spettacolo e ne resta il filo conduttore per tutta la durata della pièce teatrale. Ma Rocco non è solo sul palco e ci presenta i suoi accompagnatori.

In viaggio con Rocco Papaleo

Una band strampalata, comica e a tratti nostalgica, ma di una bravura che lascia senza parole, immobili, come se anche lo sbattere di mani fosse un eufemismo per quelle esibizioni. Un pianoforte, un contrabbasso, una chitarra, percussioni e tante storie. Alcune divertenti, altre ti lasciano il sapore di una frittata tra due fette di pane, mangiata dopo una lunga passeggiata attraverso i ricordi. Una madre del sud che prepara la merenda ad un giovane Rocco, a quello stesso Rocco che se si svegliava con Frank Sinatra a cantargli Fly me to the moon, sapeva che era bel tempo fuori, perché il papà la faceva suonare solo se c’era il sole. Rocco figlio. Poi Rocco padre e il sorriso del suo di figlio che “in questa vita fatta di una nota giusta in un’armonia, resta il suono che mi piace di più”. Rocco che è stato capace di fare alzare in piedi un intero teatro, non per una standing ovation come penserebbero tutti, ma per ballare insieme a lui il ballo della foca.

“Bastano trenta secondi di ballo della foca all’anno per essere più felici, se fossi il vostro medico curante ve lo prescriverei”. Rocco e i treni che non si possono perdere. Quali? Quelli per il futuro. Quelli che i giovani meritano, del nord o del sud che siano. E che suoni sempre Fly me to the moon. Perché allora fuori, sarà bel tempo.

Roberta Magliocca