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Eroica Fenice

Sanremo, Facebook e… “questi mo chi sono?”

La tecnologia fa miracoli e ti permette di vedere l’evento musicale italiano più famoso dell’anno tenendo un occhio sullo schermo della Tv e un altro sul cellulare. Sanremo e Facebook: bastano questi due elementi per approcciare un’interessante analisi sociologica.

Inondata da post che chiedevano chi fossero i Marta sui tubi, o peggio, gli Almamegretta, mi sono stupita del fatto che nessuno si interrogasse, come, invece, ho fatto io, su chi fosse Annalisa o Chiara. Temendo di peccare di ignoranza, mi è bastato digitare questi due graziosi nomi propri femminili per capire di non essere tanto ignorante ma molto demodé.

Una ha vinto Amici, un’altra X Factor. Ed io, povera disadattata, non seguendo né l’uno né l’altro, ho creduto che intervallassero i big agli esordienti.

Quello che mi interessa non è soffermarmi sulle indiscutibili doti canore di questi ed altri artisti nati dai “talent” show: ciò che mi sconvolge è che molti dei membri della mia generazione e di quelle immediatamente adiacenti, ignorino la gran parte dei cantati italiani che si sono fatti strada in maniera diversa ed hanno, in alcuni casi, scritto pagine fondamentali nella storia della musica italiana.

Nella serata di venerdì, dedicata alle canzoni di Sanremo story, in cui gli artisti in gara potevano scegliere se duettare con altri cantanti, gli italiani hanno avuto la possibilità di assistere ad un’esibizione estremamente originale: il palco dell’Ariston, grazie all’iniziativa degli Almamegretta, è stato protagonista di un riuscitissimo esperimento musicale, un’innovativa versione raggae de “Il ragazzo della via Gluck” di Celentano. Ora, è comprensibile che non si conosca Clementino, accetto ancora che non si sappia chi sia Marcello Coleman, ma su James Senese non faccio sconti: è semplicemente inaccettabile il solito commento “ e questo mo chi è?” soprattutto da parte dei napoletani.

Trovo estremamente triste il fatto che, ormai, per buona parte degli italiani la musica si riduca a quella che si vede in televisione. Chiara e Annalisa, oggi, Emma e Mengoni (il quale, per carità, la vittoria se l’è meritata tutta) prima, sono conosciuti da tutti perché nati in TV. Sono convinta che se non fossero stati protagonisti e vincitori dei talent, pur cantando le stesse ed identiche canzoni sul quel tanto ambito palco ligure, sarebbero stati vittime dei tanti superficiali ed offensivi “e questo mo chi è?”.

C’era un tempo in cui la musica nasceva nei locali, per strada, nei concerti, nelle sale di registrazione spesso arrangiate dagli aspiranti artisti, e si serviva soltanto della magica scatoletta telematica  come mezzo di diffusione e pubblicità.

Ora la musica nasce in televisione e resta legata ad essa, diventa spettacolo, cioè, etimologicamente, un qualcosa che si vede mentre, prima, a rigor di logica, era essenzialmente un qualcosa che si ascoltava. Oggi si vede un cantante, si osserva come si veste, la pettinatura, le scarpe, il trucco ma, purtroppo, ci si dimentica di ascoltarlo. La Tv ha sottratto la su essenza alla musica e gli spettatori, pseudo amanti di Euterpe, sono troppo pigri per percorrere le strade alternative che conducono al suo cuore e che, per fortuna, sono ancora difese da moltissimi artisti.

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