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Eroica Fenice

Ava DuVernay

Selma di Ava DuVernay: M.L. King ed il prezzo della libertà

Selma, Alabama, 1965. Dopo il Nobel per la pace ricevuto nel 1964, il reverendo Martin Luther King sceglie il profondo Sud per riprendere la sua battaglia pacifica e silenziosa per i diritti civili. Alla presidenza dal 1963 c’è Lyndon B. Johnson (subentrato dopo l’assassinio di Kennedy), noto ai posteri come “il presidente della lotta per i diritti civili”. Dalla richiesta scomoda di rendere ufficiale il diritto al voto per gli afroamericani nasce il programma di marce da Selma a Montgomery.

Gli afroamericani della Dallas County Voters League insieme allo Student Nonviolent Coordinating Committee iniziano le operazioni di registrazione degli afroamericani legittimamente ammessi al voto nel 1963. I bianchi, però, ostacolano in tutti i modi possibili le iscrizioni alle liste al punto che si rende necessario l’intervento di Martin Luther King in persona. Dopo il discorso alla Brown Chapel del 2 gennaio 1965 il reverendo dà il via ufficiale alle manifestazioni.

Ava DuVernay racconta la strada per la libertà

Da questi avvenimenti storici parte “Selma: la strada per la libertà”, film retrospettivo ed autobiografico firmato Ava DuVernay. Per la prima volta (viene da chiedersi il perché) si parla in modo diretto di M.L. King e del suo lato meno conosciuto: le marce di protesta e gli episodi storici passano qui quasi in secondo piano perché davanti a loro, va in scena il racconto della sua vita.

Il copione copre un arco di tempo che dura sei mesi, mesi durante i quali molto cambia. E la macchina da presa non ci presenta un reverendo-messia, eroe nazionale senza macchia e senza paura ma un uomo, con le sue debolezze, le sue indecisioni, le sue paure. Un uomo che rischia di perdere tutto, la moglie, i figli, la fiducia dei suoi fratelli, per prendere quelle decisioni che si sarebbero rivelate fondamentali per il futuro del movimento.

Le manifestazioni di protesta pacifica fanno da sfondo ad un film che parla del “dietro le quinte”, delle contrattazioni tra King e Johnson, dei retroscena mai svelati sullo schermo. Le pagine di storia prendono vita, aprendoci gli occhi su dei particolari personali che, in un modo o nell’altro, avrebbero cambiato per sempre il destino degli afroamericani.

Ava DuVernay ci regala un racconto nuovo e non cinematografico del reverendo, qualcosa di mai visto, quello di cui non si era mai parlato. L’interpretazione di David Oyelowo è splendida, perfetto nella mimica, nella voce e nell’intonazione dei discorsi prima sommessi e poi incredibilmente trascinanti e pieni di speranza e determinazione.  

Magnifiche le scene corali, epiche e luminose nella loro semplicità e nella capacità di trasmettere l’orgoglio ed il coraggio del popolo nero nel marciare per sé stessi, per la propria libertà, per la loro gloria. “Glory” è infatti la canzone che chiude il film, sintesi tra spirituals antichi e sonorità moderne interpretata da John Legend e Common, già vincitrice di un Golden Globe e candidata ai prossimi Oscar. 

Ad un anno esatto dalla vittoria agli Oscar di “12 anni schiavo” come miglior film, “Selma: la strada per la libertà” si colloca in una sorta di traguardo ideale per la cinematografia del genere. Lontana, però, dal celebrare un mito la pellicola si propone di dimostrare come le vittorie siano state frutto della “lotta di molti”, di continui sacrifici e perdite umane, di decisioni sofferte.

Ancora un tassello di storia al cinema, questa volta, però, della storia di un uomo, del suo pensiero e della sua straordinaria capacità di trovare forza dalle difficoltà, dall’odio e dalla fame di libertà.

 

Ai nostri più accaniti oppositori noi diciamo: Noi faremo fronte alla vostra capacità di infliggere sofferenze con la nostra capacità di sopportare le sofferenze; andremo incontro alla vostra forza fisica con la nostra forza d’animo. Fateci quello che volete e noi continueremo ad amarvi. Noi non possiamo in buona coscienza, obbedire alle vostre leggi ingiuste, perché la non cooperazione col male è un obbligo morale non meno della cooperazione col bene. Metteteci in prigione e noi vi ameremo ancora. Lanciate bombe sulle nostre case e minacciate i nostri figli e noi vi ameremo ancora. Mandate i vostri incappucciati sicari nelle nostre case nella notte, batteteci e lasciateci mezzi morti e noi vi ameremo ancora. Ma siate sicuri che noi vi vinceremo con la nostra capacità di soffrire. Un giorno noi conquisteremo la libertà, ma non solo per noi stessi: faremo talmente appello al vostro cuore ed alla vostra coscienza che alla lunga conquisteremo voi e la nostra vittoria sarà una duplice vittoria. L’amore è il potere più duraturo che vi sia al mondo.

M.L.King

 

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