Shakespeare oltre il Tempo

Shakespeare oltre il Tempo

Shakespeare è – oltre il tempo – uno dei poeti maggiori di sempre. La sua figura di intellettuale può essere definita come talento multiplo perché fu anche un abilissimo drammaturgo e attore. Riguardo i componimenti poetici, oltre ad alcuni poemetti e delle poesie considerate “minori”, indubbiamente la sua maestria è legata ai Sonnets.

Non possediamo apocrifi di questo autore, molto di ciò che ci perviene è dubbio ma la prima edizione dei suoi sonetti, con il titolo di Shakespeares Sonnets, appare nel 1609 grazie a Thomas Thorpe il quale ipotizzava fossero indirizzati a W.H. e che questo fosse un riferimento al conto di Southampton

I Sonnets raggruppati nel Canzoniere Shakespeariano sono in toto 154 e vanno divisi per tematiche. Indubbiamente oltre ai componimenti indirizzati, ad esempio, al fair youth, alla dark lady, ad un ipotizzabile poeta rivale è il tema del Tempo ad essere peculiare.

Il tema del tempo è manifestato da differenti autori sin dalla tradizione classica (basti pensare al tempus fugit) e in tutte le letterature e le arti. Nel Canzoniere Shakespeariano il tempo rappresenta il fulcro ed è presente in maniera incessante, fungendo da filo rosso tra un sonetto ed un altro. Emblematici, a questo proposito, ne potrebbero essere molteplici. Diamo un’occhiata ad uno dei più noti: il sonetto 18.  

«Shall I compare thee to a summer’s day?
Thou art more lovely and more temperate.
Rough winds do shake the darling buds of May,
And summer’s lease hath all too short a date.

Sometime too hot the eye of heaven shines,
And often is his gold complexion dimmed,
And every fair from fair sometime declines,
By chance or nature’s changing course untrimmed;

But thy eternal summer shall not fade,
Nor lose possession of that fair thou owest;
Nor shall Death brag thou wander’st in his shade,
When in eternal lines to time thou grow’st:

So long as men can breathe or eyes can see,
So long lives this and this gives life to thee.»

Tralasciando l’analisi metrica, questo sonetto è uno dei più noti dell’intera letteratura inglese. Fa parte dei componimenti dedicati al fair youth e alla sua beauty (che supera quella di un giorno d’estate) ma ha in sé – soprattutto nel distico rimato conclusivo – il fondamentale tema sopra esplicitato e su questo ci soffermeremo.

In generale, Shakespeare afferma che il tempo è un titano che, inesorabilmente, segue il suo corso. Come può l’uomo difendersi? Grazie alla poesia. È la poesia ad assumere un valore monumentale, eternante, rassicurante. Di fronte alla caducità della materia e al mutare della bellezza insieme al trascorrere del tempo che tutto deteriora, il verso poetico fissa per iscritto ciò che può vivere in eternal lines e per questo, grazie alla scrittura, il suo amato crescerà nel tempo. Vivrà oltre il tempo (anche attraverso gli occhi dei posteri che leggeranno i versi del poeta) e la morte non potrà vantarsi d’averlo con sé ( v. 11); la sua eternal summer del v. 9 (estate intesa come bellezza) non svanirà come il tempo che vola via perché resa immutabile dai e nei suoi versi.

Questo potere immane della scrittura ci permette di leggere ancora un autore di secoli precedenti che si riconferma attuale, nel rappresentare sentimenti universali,  oltre il tempo

Fonte immagine: Pixabay 

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