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Eroica Fenice

Napoli teatro festival: il sindaco del rione Sanità

Sabato 7 e domenica 8 giugno 2014, nell’ambito della settima edizione della rassegna “Napoli teatro festival Italia”, ormai appuntamento fisso nel panorama culturale estivo napoletano, è stato portato in scena “Il sindaco del rione Sanità”, uno dei capolavori di Eduardo De Filippo, sicuramente il più famoso drammaturgo nato nel capoluogo campano, capace nei suoi lavori di rappresentare stati d’animo e vicende universalmente valide, pur mantenendo una marca fortemente partenopea, a partire dall’uso stesso del dialetto, che viene però depurato per rendere più comprensibile il messaggio ad un vasto pubblico.

L’opera in tre atti, scritta nel 1960, è stata riportata in scena dal regista genovese Marco Sciaccaluga, che si è attenuto al testo di De Filippo con assoluto rigore filologico. Sulla scena, essenziale, costituita da tre tavoli e alcune sedie, a riprodurre la sala d’attesa della dimora estiva del boss Antonio Barracano, ispirato ad un personaggio realmente esistito nel rione Sanità, si muovono gli attori, non tutti napoletani, ma perfettamente calati nella parte. Magistrale l’interpretazione di Eros Pagni, ormai vero e proprio attore-feticcio di Sciaccaluga, capace di riprodurre l’essenza del boss eduardiano nel dialogo costante con la sua coscienza, rappresentata dal dottor Fabio Della Ragione. La buona prova degli attori è stata per altro segnalata dagli scroscianti applausi finali del pubblico, che ha richiamato gli attori sulla scena dell’eduardiano teatro San Ferdinando numerose volte.

Una delle poche deviazioni dal testo originale è rappresentata dalla scelta di strutturare la vicenda come un enorme flashback, dal momento che la scena di apre con il protagonista, già morto, che recita una frase del “Riccardo II” di Shakespeare: “benché povera, la morte fa cessare ogni male mortale”. Questo espediente non fa altro che rendere esplicita la cifra shakespeariana e intimamente tragica del personaggio di Eduardo, sempre costantemente attratto dalle opere del drammaturgo inglese.

Il dramma, rappresentato nel trentennale della morte di Eduardo, continua a manifestare con forza tutta la sua attualità: sebbene le figure alla Antonio Barracano sembrano essere relitti del passato ormai scomparsi, l’interrogativo di fondo del dramma, costituito dal problema dell’ignoranza che spinge le persone a comportarsi in maniera delittuosa per riparare ai torti dei potenti e degli istruiti, è sempre attuale. La camorra continua a trovare terreno fertile nelle zone disagiate, dove il malessere e l’ignoranza delle persone si accumulano: come trovare rimedio a questo problema è sempre stato un chiodo fisso di Eduardo.

L’ambiguità del dramma è stata sottolineata a più riprese dai critici: apertamente sconfessata la ricetta paternalistica proposta da Barracano, non è convincentemente sostituita dalla presa di posizione finale del professore, che denunciando lo stratagemma illegale ideato dal boss, di fatto apre le strade ad una spirale di violenza. Lo stesso Eduardo, del resto, non sembra essere riuscito a trovare una ricetta al problema: da senatore fece approvare una legge per il recupero dei minori rinchiusi negli istituti di pena, ma con scarsa fortuna, data la perenne mancanza di fondi in Italia.

– Napoli teatro festival: il sindaco del rione Sanità –

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