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Eroica Fenice

Stefania Rossella Grassi

Stefania Rossella Grassi: “Robert De Niro ha plagiato il lavoro di cinque anni”

Stefania Rossella Grassi è una sceneggiatrice ed autrice emergente che negli ultimi anni ha dedicato anima e corpo alla realizzazione di un progetto: “L’uomo in frac”. La Grassi aveva intrapreso una corrispondenza con i collaboratori di Robert De Niro per stabilire una trattativa con lui.
Avevo letto sul web che qualcosa, poi, era andato storto, e che il film “L’uomo in frac” non era stato realizzato.

Stefania Rossella Grassi aveva accusato De Niro ed i suoi collaboratori di aver commesso un plagio.

Sosteneva che molto di quanto appare nel trailer del cortometraggio “The ghost of Ellis Island”, diretto da JR, che vede come protagonista proprio De Niro, era frutto della sua creatività, e che le erano state rubate le idee ed il lavoro di cinque lunghi anni.
Durante il primo minuto di telefonata ho avuto subito l’impressione che Stefania Rossella Grassi fosse una donna forte, ma, al momento, particolarmente provata. Traspariva qualcosa dal suo tono di voce, dalle sue parole, che mi ha subito fatto capire quanto questa faccenda l’abbia molto scossa. Tuttavia, si è mostrata subito disponibile a rispondere a tutte le mie domande.

Sei una sceneggiatrice ed autrice emergente, quanto è difficile far sentire la propria voce e diffondere il proprio lavoro nella tua situazione?
Direi tantissimo. È una difficoltà che presumo riscontrino tanti giovani emergenti, dalla non assoluta tutela degli autori sino al dover investire sulla propria arte. Molti come è accaduto anche a me arrivano ad indebitarsi. 

Passiamo a “L’uomo in frac”. Com’è nata l’idea di affidare il ruolo di Giosuè, il tuo protagonista, a De Niro, e come sei entrata in contatto con lui?
Inizialmente “L’uomo in frac” era un cortometraggio. Ho iniziato a lavorarci nel 2010, poi mi sono fermata per un periodo perché è mancata mia mamma. Quando nel 2014 ho ripreso questa sceneggiatura ed ho iniziato a pensare di fare un lungometraggio, mi sono messa in contatto con Danilo Mezzetti, in arte Mattei, un caro amico di De Niro. Siamo nel Maggio del 2014. Ho mandato questa prima versione a Mattei che mi ha convinto – diciamo che ci sono cascata completamente – del fatto che ne stava parlando con De Niro. Mi ha inoltrato una mail rivolta a lui in cui De Niro diceva: “Danilo, io ti voglio aiutare. Questo “Uomo in frac” suona bene. Vieni qui e vediamo di concludere.” Questa mail mi ha fatto compiere il passo di indebitari. Ho ceduto poi il 5% degli utili della sceneggiatura ad un’attrice con la clausola che, qualora non ci fosse stato De Niro, io avrei dovuto restituire questi soldi. Mattei a Giugno è partito per l’America, ed io intanto gli ho fatto tutti i bonifici bancari perché tornasse in Italia con il pre-contratto con De Niro. Mi disse che aveva accettato, ed ho tantissime mail a testimoniarlo.

Dopo aver portato avanti per un po’ le trattative, ti è stato riferito che il progetto non si sarebbe più fatto?
Quando Mattei torna dall’America mi chiede altri 15.000 euro, soldi che io non ho, e gli dico che i patti non erano quelli. Da quel momento Mattei si dà alla macchia. La notte del 17 Settembre del 2014 scrivo personalmente a De Niro e a Josh Liberman, che è il suo agente della CAA. Non ricevo risposta. Ad Ottobre del 2014 un mio amico avvocato mi dà una mano, e prende contatti con Tribeca e Canal production, le case di produzione di De Niro. Da lì inizia una corrispondenza tra il mio avvocato e quello di De Niro, Peter Grant. Grant dichiara che Mattei è veramente amico di De Niro, ma che non ha nessun titolo per concordare nulla in nome e per conto di De Niro, e che soprattutto le mail che mi inoltrava erano false!
Però da quel momento noi avevamo aperto la porta principale, potevamo fare a loro l’invio. Mi hanno detto che avrebbero tenuto in altissima considerazione la mia sceneggiatura. Il 30 Novembre facciamo il primo invio in posta certificata, intorno alla prima settimana di Febbraio facciamo il secondo invio di sceneggiature, e da lì loro non rispondono più. Cala il silenzio, nonostante i solleciti del mio avvocato. A maggio, dopo un ulteriore sollecito, riceviamo da Josh Liberman una risposta secca: “Mr De Niro non intende proseguire nel progetto”. Una frase secca, niente di più. Il 29 settembre viene pubblicato, sulla pagina di Tribeca, il trailer di “Ellis”.

Quali sono gli elementi che più ti sono sembrati simili al tuo progetto?
Io allo stato attuale attacco il trailer e alcuni elementi che ho appreso dalla rete. Molte cose sono assolutamente simili: loro iniziano con una scena in bianco e nero e terminano con il colore -questo dichiarato su Repubblica- noi iniziamo col colore e terminiamo col bianco e nero. Poi su Le Figaro di Aprile JR, il regista di Ellis, dà una sorta di sinossi molto ristretta: dice che è la storia di un uomo che vuole immigrare negli Stati Uniti ma gli viene rifiutato l’ingresso. Rimane quindi un fantasma e tiene con sé la fotografia del suo grande amore che attacca al muro. L’io narrante parla con l’immagine di questa donna. Questo è il ruolo di Giosuè. Indiscutibilmente. Io l’ho dichiarato al Messaggero, a La voce dello spettacolo, a Ravello Magazine. Dichiaravo che ero in trattativa con De Niro, e che stavo scrivendo per lui il primo ruolo muto, interamente in voce off. Quello che si può vedere nel trailer è la scena 74 de “L’uomo in frac”, che poi si ripete nella scena 80 (i titoli di coda), in cui c’è lui che entra in questo stanzone con i muri scrostati e poi la macchina da presa dà la visuale sull’esterno dove si riprende la statua della libertà, sullo sfondo. Inoltre hanno preso ben cinque liriche del monologo de “L’uomo in frac” e le hanno riportate identiche nel loro monologo. Lo sceneggiatore di “Ellis”, Eric Roth, nel 2009 era già stato accusato di plagio da un’italiana, Adriana Pechini, per “Il curioso caso di Benjamin Button”. È già successo una volta, e forse anche altre volte.

Cosa hai provato quando hai visto il trailer di Ellis?
Sono stata male. Sto male ancora adesso. In questo momento ho realizzato che l’esser ricco, l’esser famoso, l’essere un grande mito, un re, certe volte non raffigura quello che si è realmente. Ciò che ci appare dalla televisione tante volte è una facciata. Io ho sofferto veramente tanto. Ho passato quasi un mese senza uscir di casa. Io non speravo di diventare ricca e famosa, ma di esaudire quantomeno quella che è la mia aspirazione, che ho rincorso per tanto tempo e con grandissimo sacrificio, per me e per mia figlia. Le pagine di quella sceneggiatura sono la mia anima, sono ciò che io sono. Mi sono vista strappare la speranza. Ho aspettato per due anni il sì del re. Per questo mi sono sentita tradita due volte: prima truffata dal suo grande amico, poi da lui. Non me lo sarei mai aspettata.

Vuoi fare un’ultima riflessione su Ellis?
Quanto può valere, controllare ed orientare il voto dell’opinione pubblica e dell’elettorato Americano, degli immigrati e dei figli delle generazioni degli immigrati sbarcati ad Ellis, ed oggi residenti negli Stati Uniti? Ma ci credete ancora che Ellis sia un’ opera pia e un memoriale, e non invece lo strumento più subdolo che emula la fantasia di Orson Welles, e che è dunque destinato ad orientare l’elettorato Americano per eleggere l’uomo o la donna più potente del mondo? Ve lo dico adesso senza paure, e senza timore di smentita! Le carte sono chiare! Questo non è solo un cortometraggio, è un’abile arma politica. L’arma non contiene polvere da sparo, ma quella delle povere ossa di milioni di persone che hanno attraversato l’Oceano alla ricerca di un sogno! Così strumentalizzate, vengono disperse nella cloaca degli interessi più biechi e meschini. Dio salvi L’America ed il vero cinema libero, oggi straziato, violato e scippato.

Di seguito, il video di comparazione tra The Ghost of Ellis Island e L’uomo in frac che Stefania Rossella Grassi ha realizzato.

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