Prima di essere un – seppur breve – intervallo dal lavoro, c’era un tempo in cui l’estate era la cornice di un vero e proprio rito sociale legato alle vacanze estive: la famosa villeggiatura. E no, non era la stessa cosa dell'”andare in vacanza”. La storia della villeggiatura affonda radici profonde nella storia, subendo ovviamente le prevedibili evoluzioni che caratterizzano ogni dinamica sociale che si rispetti e che sono alla base della moderna sociologia del turismo. Questo viaggio nel tempo racconta la storia della villeggiatura, dalle sue origini fino al turismo di massa “mordi e fuggi”, ripercorrendone l’evoluzione e sfogliando un vero e proprio album della nostra storia, in un viaggio che parte dalle dimore di campagna dell’aristocrazia settecentesca e arriva fino alle spiagge affollate del boom economico, mostrando come la ricerca della spensieratezza abbia da sempre caratterizzato gli esseri umani, sempre e ovunque.
| Epoca Storica | Caratteristiche e Tendenze | Classe Sociale Coinvolta |
|---|---|---|
| Settecento (XVIII sec.) | Dimore di campagna, ozio, dovere sociale e sfarzo per dimostrare potere. | Alta Aristocrazia e prima Borghesia |
| Novecento (inizio) | Scoperta dei benefici del mare, terme balneari e prime colonie estive. | Borghesi, poi ceti meno abbienti (tramite propaganda) |
| Boom Economico (Anni ’50-’60) | Esodi d’agosto, autostrade affollate, case in affitto per intere settimane. | Operai, famiglie medie (vacanza democratica) |
| Epoca Contemporanea | Turismo frammentato e veloce, ricerca dell’esperienza per i social media. | Tutte (soggette a fluttuazioni economiche e rincari) |
Indice dei contenuti
Le origini della storia della villeggiatura: il Settecento e l’amore per la campagna
La storia della villeggiatura risale al XVIII secolo, quando la stessa non si configurava ancora come una ricerca di riposo (anche perché in villeggiatura ci andavano solo i ricchi, che tendenzialmente non facevano nulla tutto l’anno…), bensì come un rigoroso dovere sociale a cui le classi agiate non potevano assolutamente sottrarsi, mostrando un certo status superiore. L’alta aristocrazia e la (nascente) borghesia si trasferivano presso le proprie dimore in campagna, passando le giornate ad oziare, andare a caccia, fare lunghe passeggiate nei giardini. Insomma, quello che facevano di solito, ma in campagna. A ciò si aggiungevano ricevimenti sfarzosi, pranzi e cene ben nutriti, giochi d’azzardo e varie ed eventuali dinamiche di corteggiamento tra ricchi. Il tutto seguendo, più che il relax, la smania di mostrarsi ricchi, potenti, agiati. Per non apparire inferiori, insomma. E non di rado ci si indebitava, pur di mostrare agli altri abiti e cene di lusso. Vi lanciamo una provocazione: quanto è davvero cambiato in questi secoli? Quanti di noi conoscono qualcuno che ha richiesto un prestito per farsi 15 giorni alle Maldive e postarlo ossessivamente sui social? Insomma, “humans being humans“, da sempre.
Il Novecento e la scoperta del mare
Con l’avvento del Novecento, la storia della villeggiatura subisce una metamorfosi concettuale: l’idea stessa della villeggiatura riflette una nuova sensibilità e attenzione al benessere fisico e alla cura del corpo. E quale migliore cura se non le terme e i bagni di acqua salata tipici del nascente turismo balneare? In quegli anni, tra l’altro, moltissimi medici prescrivevano bagni e cure termali come terapie per “rinvigorire il corpo e lo spirito”, oltre che curare le varie tipologie polmonari tornate in auge in quegli anni, complice la Rivoluzione industriale di qualche tempo prima.
In questo contesto, assistiamo alla nascita dei primi stabilimenti balneari e località come Venezia, Viareggio e la Versilia, Capri e la costiera iniziano a diventare mete ambite e di risonanza internazionale, frequentate però sempre e solo da aristocratici, artisti e borghesia. E anche qui viene da chiederci: cosa è cambiato veramente? Scherzi a parte, il primo vero tentativo di rendere democratica la villeggiatura arriva nel ventennio fascista, seppur guidata sempre da una fortissima propaganda. Nascono le colonie estive per i bambini di famiglie che non si potevano permettere di “far fare il mare al bambino“, nasce il “Dopolavoro” per i genitori… e così anche le classi più povere iniziano a sperimentare lo svago e il riposo.
Il boom economico e la vacanza “democratica”
È tuttavia nel Secondo Dopoguerra, in particolare tra gli anni Cinquanta e Sessanta (il famoso “boom economico“), che la villeggiatura cambia pelle e si trasforma nella “vacanza” accessibile a tutti, o quasi. Nell’Italia del miracolo economico i soldi ci sono, anche gli operai possono vivere una stagione di benessere materiale. Acquistano elettrodomestici, primi fra tutti frigoriferi e tv, anche grazie alla possibilità di pagare a rate; possono permettersi un’automobile (in molti propendono per le iconiche FIAT 500 e FIAT 600); si concedono qualche svago in più e sì, possono anche andare in vacanza grazie all’introduzione e diffusione delle ferie pagate e retribuite. Il viaggio non è più solo per pochi ricchi, diventa un rito collettivo, e la storia della villeggiatura prende ancora un’altra rotta.
Si inaugura l’epoca degli storici “esodi” d’agosto, delle autostrade colme di auto cariche di valigie legate sul tettuccio e della conquista delle spiagge, dalla Riviera Adriatica ai litorali del Mezzogiorno. In tantissimi, durante il mese di Agosto, “tornano a casa” nel loro sud: in quegli anni in tanti emigrano verso il cosiddetto “triangolo industriale” tra Milano, Torino e Genova, dove ci si stabilisce cercando fortuna. Chi invece al centro – nord ci è nato e cresciuto, sceglie comunque mete di mare: il litorale adriatico e la Versilia sono tra le più gettonate.
Le famiglie italiane scelgono di prendere in affitto appartamenti o, per chi ha spazio, di alloggiare nelle case di famiglia, parenti o amici. Sono gli anni delle radio in macchina e dei jukebox sulla spiaggia, delle canzoni iconiche come “Sapore di sale” che restano ancora ad oggi colonne sonore di quegli anni; sono gli anni delle città vuote durante tutto il mese di agosto, tra serrande abbassate e strade deserte, mentre tutti erano al mare tra l’anguria immersa in mare e un gelato comprato a poche lire.
E oggi?
Come evidenziato in precedenza, è cambiato tutto e non è cambiato niente. Se la storia della villeggiatura di mutamenti ne ha subiti tanti nel corso dei secoli, oggi c’è da aprire un discorso più ampio, fortemente influenzato dall’attuale società dei consumi. Lo sappiamo, gli italiani non se la passano bene ormai da qualche anno, e la vacanza non è più così scontata: tra i prezzi lievitati di stabilimenti, appartamenti e villaggi e il costo della vita triplicato, non sempre gli stipendi sono sufficienti per permettersi di partire. I più fortunati, che abitano relativamente vicino alle località balneari e di montagna, riescono a fare un salto nel weekend o nel giorno libero, ma per chi vive più lontano le cose si complicano. Anche per chi ha origini meridionali tornare a casa per le ferie non è più così scontato: anche qui, i prezzi dei voli e dei carburanti rappresentano il deterrente principale. Come si diceva in precedenza, tuttavia, gli italiani alle vacanze non vogliono rinunciare, e sono pronti anche ad indebitarsi pur di partire a fare qualche giorno di relax.
Al di là del discorso economico, poi, c’è da aprire anche un altro capitolo: il profondo mutamento subito dal turismo. Se la villeggiatura “standard” era lunga, presso case e appartamenti e “lenta”, il turismo di oggi appare molto più dinamico, veloce, quasi vorace: potremmo definirlo “mordi e fuggi”. Qualsiasi esperienza turistica appare ormai frammentata, ricercando non più un luogo dove “mettere radici”, spesso anche negli anni, ma un luogo da “spuntare”, per poter dire “sì, l’ho visto”. Si ricerca una foto o un video da postare sui social, riducendo l’esperienza a qualche ora o, al massimo, un weekend. Così quello successivo si può andare altrove e dire “sì, sono stato anche lì”. Paradossalmente, in un’epoca in cui il viaggio è più a portata di mano, abbiamo perso la capacità di conoscerlo per davvero, un posto. E così finiamo per essere schiavi, altrove, di quella stessa produttività malata da cui millantiamo di voler fuggire.
La storia della villeggiatura ha, dunque, nel corso del tempo, risentito di una serie di cambiamenti: sociali, economici, culturali. Resta però una costante: gli italiani – e non solo – il riposo lo cercano, lo vogliono e se lo prendono, anche nei momenti di difficoltà, per ritrovare, tra un’onda e l’altra, quella serenità che tra scuola, lavoro, famiglia e responsabilità spesso si perde.
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