Storia e preistoria, qual è la differenza?

Storia

Storia e preistoria, qual è la differenza? Scopriamola insieme

 DEFINIZIONE DI PREISTORIA

La preistoria a differenza della storia viene definita il periodo più antico dell’umanità che intercorre dalla comparsa dell’uomo sul nostro pianeta fino all’invenzione della scrittura, circa 5000 anni fa o secondo altri storici fino alla nascita delle prime civiltà monumentali. È un periodo privo di fonti scritte, documentazioni e testimonianze in cui è impossibile una ricostruzione cronologica precisa degli eventi. È indubbio che, allo stato attuale, grazie all’avanzamento tecnologico raggiunto, sia possibile scrivere di epoche molto lontane, anche in assenza di testimonianze scritte. La parola preistoria è composta dai termini latini pre (prima) e historia (storia),  che quindi significa “prima della storia“.

Lo studio della preistoria è affidato all’archeologia attraverso l’analisi dei fossili, e la sua nascita coincide con la comparsa dell’Homo Sapiens in Sudafrica circa 200 mila anni fa. In alcuni manuali viene datata molto più tardi con la comparsa dei primi ominidi, fino a circa 2 milioni di anni fa, o dei primi utensili da lavoro fabbricati dall’uomo. La fine della preistoria non si verifica contemporaneamente ovunque per tutti i popoli, la scoperta indicativa della scrittura nel 3000 a.C. si riferisce alle civiltà monumentali della Mesopotamia mentre altre popolazioni l’hanno raggiunta più tardi.

I TRE PERIODI DELLA PREISTORIA

La preistoria viene suddivisa in 3 periodi:

  • Paleolitico: va da 2,5 milioni di anni fa a 10 mila anni fa, l’uomo costruisce i primi strumenti in pietra;
  • Mesolitico: inizia dove finisce il periodo precedente, quindi va dai 10 mila anni fa agli 8 mila anni fa;
  • Neolitico: da 8 mila anni fa a 3000 anni fa, l’uomo impara a levigare la pietra.
  • Età del rame, Età del bronzo, Età del ferro.

QUANDO SI PARLA DI “STORIA”

La storia narra le vicende degli uomini a partire dall’invenzione della scrittura in Egitto ed in Mesopotamia. I diversi metodi di indagine hanno spinto la separazione delle due discipline di studio poiché in precedenza l’origine dell’uomo era un argomento relegato al mito e alla religione, invece con la scoperta del continente americano l’uomo europeo entra in contatto con le civiltà native fino ad allora sconosciute e gli scienziati iniziano ad interrogarsi sulla vera origine e sul passato remoto dell’uomo. Il mito e la religione non sono più sufficienti a fornire così una spiegazione valida. Il progresso scientifico e culturale del Settecento permette agli scienziati di affrontare quindi il problema con un metodo scientifico. La scoperta del cranio dell’uomo di Neanderthal nel 1856 e la teoria sull’evoluzione della specie di Charles Darwin contribuirono alla nascita dell’antropologia. Nella storiografia occidentale si identificano tradizionalmente le seguenti età:

  • Età antica: Si fa riferimento al periodo compreso dell’impero di Diocleziano (285) e la fine di quello di Giustiniano (565). Diocleziano introdusse la “Tetrarchia” mentre Giustiniano promosse la “Restauratio Imperii”.
  • Medioevo: Si parte dalla scoperta dell’America  (1453), alla fine della Guerra dei cent’anni, alla pubblicazione del primo libro a stampa nel 1455 ed infine al 1517 anno in cui Lutero affisse le sue tesi.
  • Età moderna: coincide con la conquista di Costantinopoli, l’inizio del Rinascimento e la fine delle Crociate.
  • Età contemporanea: Lo scoppio della Rivoluzione Francese, l’inizio di quella Industriale fino ad arrivare al Congresso di Vienna.

Fonte immagine: Pixabay.

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