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L’aurora polare, bande luminose da sogno

aurora polare

Sicuramente ti sarà capitato di vedere in Internet immagini o video di uno dei fenomeni naturali che più affascinano l’uomo, l’aurora polare, e di aver sognato ad occhi aperti di ammirarla in Norvegia o in altre zone del nord del mondo. L’aurora polare è un fenomeno ottico dell’atmosfera terrestre, caratterizzato da bande luminose di varie forme e colori, principalmente verdi, rosse e azzurre, che mutano nel tempo e sono chiamate archi aurorali.

Come si forma un’aurora polare: la spiegazione scientifica

Il fenomeno è causato dall’interazione tra il vento solare e il campo magnetico terrestre. Il Sole emette un flusso costante di particelle cariche (protoni ed elettroni). Questo flusso viaggia nello spazio e, quando incontra la Terra, viene in gran parte deviato dalla magnetosfera, il nostro scudo magnetico. Tuttavia, una parte di queste particelle viene incanalata lungo le linee del campo magnetico verso le regioni polari. Qui, come spiegato dalla NASA, le particelle solari collidono con gli atomi di gas presenti nell’alta atmosfera (la ionosfera), principalmente ossigeno e azoto. Queste collisioni eccitano gli atomi, che poi rilasciano l’energia in eccesso sotto forma di luce, creando le spettacolari scie luminose che chiamiamo aurora polare.

I colori dell’aurora e la loro origine

I diversi colori di un’aurora dipendono dal tipo di gas atmosferico che viene colpito dalle particelle solari e dall’altitudine alla quale avviene la collisione.

Colore dell’aurora Causa scientifica (atomo e altitudine)
Verde È il colore più comune. Generato dalla collisione con atomi di ossigeno ad altitudini comprese tra 100 e 240 km.
Rosso Meno frequente, si manifesta durante intense tempeste solari. Generato dall’ossigeno ad altitudini superiori ai 240 km.
Blu e viola/porpora Colori più rari da osservare, generati dalla collisione con molecole di azoto a altitudini inferiori, spesso visibili alla base degli archi aurorali.

Aurora boreale e aurora australe: le differenze

Il fenomeno ha nomi diversi a seconda dell’emisfero in cui si manifesta. Se l’aurora polare si verifica nell’emisfero nord della Terra (boreale), prende il nome di aurora boreale. Se si verifica nell’emisfero sud (australe), assume il nome di aurora australe. Sebbene siano causate dallo stesso meccanismo, le due aurore non sono sempre immagini speculari l’una dell’altra, a causa delle asimmetrie nel campo magnetico terrestre.

Dove e quando vedere l’aurora polare

Le aurore polari si verificano nelle fasce attorno ai poli magnetici, chiamate ovali aurorali. Per osservarle al meglio, è necessario trovarsi in luoghi con cielo buio, lontano dall’inquinamento luminoso delle città. Il periodo migliore va da settembre a marzo, durante le lunghe e buie notti invernali. Le destinazioni più famose per l’aurora boreale includono la Scandinavia (Norvegia, Svezia, Finlandia), l’Islanda, la Groenlandia, il Canada e l’Alaska. Per l’aurora australe, le località sono più remote, come la Tasmania, la Nuova Zelanda e l’Antartide. L’intensità del fenomeno dipende dall’attività solare, che può essere monitorata attraverso le previsioni di enti come il NOAA Space Weather Prediction Center.

I suoni dell’aurora

Durante un’aurora polare, oltre allo spettacolo visivo, è talvolta possibile udire dei suoni elettrofonici, simili a sibili o crepitii. La loro origine non è ancora del tutto chiara, ma si ritiene siano dovuti a perturbazioni del campo magnetico terrestre a bassa quota. Le aurore sono inoltre accompagnate da emissioni radio a bassissima frequenza, note come “aural chorus”, il cui suono registrato ricorda un coro di uccelli.

Fonte dell’immagine in evidenza: Pixabay

Articolo aggiornato il: 18/09/2025

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