Museo di Endō Shūsaku: un’eredità da portare avanti

Sotome è un’area costiera della prefettura di Nagasaki che, oltre ad essere un luogo di grande bellezza naturale, capace di offrire scorci unici di mare e di montagna, conserva al suo interno importanti testimonianze storiche. Durante il periodo Edo, con l’introduzione dei divieti sulla libertà di credo imposti dal bakufu, il governo del Giappone dell’epoca, Sotome divenne uno dei luoghi destinati alla pratica clandestina del cristianesimo. Qui si formarono numerose comunità di fedeli che si nascondevano, spesso anche sottoterra, per professare la propria fede senza essere arrestati o, peggio, condannati a morte. Il celebre romanzo di Endō Shūsaku, Silence, è ambientato proprio in questo villaggio, sebbene nel testo il nome venga cambiato in Tomogi. È per questo motivo che la famiglia dell’autore decise di far costruire qui un museo a lui dedicato, tredici anni dopo l’erezione del monumento ispirato a Silenzio, che oggi conosciamo come il museo di Endō Shūsaku.

Un viaggio nella vita di Endō Shūsaku

Il museo di Endō Shūsaku non è di grandi dimensioni, ma è composto da due ampie stanze principali. All’interno della prima, lungo le pareti, si trova una grande linea temporale che ripercorre la vita dell’autore dalla nascita alla morte, soffermandosi, ovviamente sulle opere da lui scritte. Alla destra dell’ingresso sono esposti oggetti appartenuti allo scrittore, tra cui la sua postazione di scrittura, proveniente dallo studio in cui compose molti dei suoi libri. Sono presenti penne, matite e gomme da cancellare; colpisce in particolare una cornice con la fotografia della madre, figura centrale nella conversione al cristianesimo del giovane Shūsaku. Di fronte alla scrivania si trova una vetrina di notevoli dimensioni che raccoglie l’intera collezione dei suoi scritti, oltre duecento opere. In corrispondenza dell’anno di composizione di Silence, la mostra presenta anche un facsimile del fumi-e (踏み絵), un’immagine sacra che veniva fatta calpestare ai cristiani per costringerli all’abiura. Si tratta dello stesso oggetto utilizzato nel film Silence del 2016, diretto da Martin Scorsese e ispirato al romanzo di Endō. Accanto al fumi-e sono presenti pannelli dedicati alla pellicola, con spiegazioni sul contesto storico e sulle condizioni in cui versavano i personaggi. A concludere questa prima stanza si trovano alcune colonne espositive dedicate agli hobby principali dello scrittore, tra cui la passione per il caffè, che lo portò a diventare anche protagonista di uno spot pubblicitario; il teatro e il gioco da tavolo tradizionale go.

Lo pseudonimo: Korian

Il Museo di Endō Shūsaku: un’eredità da portare avanti
Angolo foto nella stanza di Korian (Archivio personale)

Oltre ad aver scritto numerosissime opere sotto il proprio nome, Endō utilizzò in molte occasioni anche lo pseudonimo Korian (狐狸庵), composto dai caratteri di volpe, tanuki ed eremo. Con questo nome si dedicò alla scrittura di opere più leggere, non incentrate sul cristianesimo o su grandi questioni morali, ma a una serie di saggi dal tono umoristico, nei quali racconta episodi della vita quotidiana e osservazioni personali. Il nome nasce dall’idea di presentarsi come un eremita solitario e ironico. Sebbene a lungo si sia pensato che questo pseudonimo fosse stato adottato quando Endō aveva circa trent’anni, è probabile che sia nato molto prima, durante la Seconda guerra mondiale, e che sia stato utilizzato come mezzo per portare leggerezza e felicità in un periodo segnato dalla sofferenza. La seconda stanza principale del museo è dedicata proprio a questa sua “seconda vita”.

Museo di Endō Shūsaku: Enchantè

Il Museo di Endō Shūsaku: un’eredità da portare avanti
Parte della stanza Enchanté con vista panoramica (Archivio personale)

Enchantè è il nome di una seconda sezione del museo di Endō Shūsaku , adiacente all’edificio principale, pensata come spazio di sosta dove i visitatori possono leggere alcune opere del celebre autore cristiano, messe a disposizione dal museo sia in lingua originale sia in numerose edizioni tradotte. Sia il museo sia la sala Enchantè si affacciano su un paesaggio mozzafiato, dal quale è possibile osservare le isole Goto, dove molti cristiani si rifugiarono per sfuggire alle persecuzioni, e dov’è possibile vedere il sole tramontare e quindi andare verso l’occidente, pensando quindi al Portogallo, terra di provenienza dei missionari gesuiti, potendo immergersi ancora di più nelle menti dei protagonisti dell’opera o dei cristiani nascosti. Questo contesto contribuisce a rendere l’esperienza di visita ancora più intensa, favorendo una connessione profonda con l’autore e con i suoi scritti.

Il museo è aperto sette giorni su sette dalle 9 alle 17. 

Immagine in evidenza: panorama dal museo (Archivio personale)

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