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Eroica Fenice

Vinili: crocevia tra passato... e passato

Vinili: crocevia tra passato… e passato

È risaputo: le mode non sono mai nuove, ma semplicemente un rinnovo di ciò che andava di moda tempo addietro. Sembra che tale regola valga anche per la musica e per gli anziani vinili.

Le classifiche stilate nelle ultime settimane, infatti, hanno reso noto un impressionante aumento nelle vendite di dischi. Ci si potrebbe chiedere dove sia la novità e la risposta sarebbe che non si parla dei tanto amati CD! Si tratta infatti dei dischi in vinile dal 1948, nonni dei moderni sistemi adottati nella vendita musicale. Va ad aggiungersi a questa prima notizia, sicuramente apprezzata dai più nostalgici, anche una seconda. Ebbene, non è solo il vinile a tornare di moda, ma anche canzoni che debuttarono addirittura negli anni ’70. Nomi come David Bowie o Pink Floyd vi dicono niente?

Ne derivano dati piuttosto variopinti, che vedono nelle classifiche nazionali e internazionali presenze diverse e contrastanti. Tutto atto ad accontentare i gusti di tutti, dai più vintage ai modernissimi.

L’Italia e il rapporto con i vinili

L’Italia non è assolutamente esente da tale fenomeno; mentre la Gran Bretagna si mostra affezionata alla vendita dei vinili ed è prima tra i Paesi che da tali mezzi non si sono mai realmente allontanati, la penisola fa sentire la sua voce mettendo sul podio dei dischi in vinile più venduti anche le voci del duo Mina\Celentano, che continua ad appassionare tutti.

La difficoltà di fare musica

Eppure, dietro gli ampi numeri delle vendite e la convivenza pacifica di CD, vinili, musica digitale, artisti con la barba bianca e giovani star osannate dalle fasce d’età più basse, si nasconde una crescente difficoltà nel produrre e realizzare musica memorabile, che riesca ad entusiasmare grandi fette di pubblico. Si sa, qualità non è sinonimo di quantità, a prescindere dal formato in cui una lista di brani viene rilasciata. Tuttavia, stando alle parole di discografici e produttori che affermano: “per chi pubblica album di nuovi artisti, sta diventando sempre più complicato venderli. Dovremmo chiederci perché il pubblico preferisce comprare vecchi dischi“, non sarebbe forse più proficuo prestare maggiore attenzione ai gusti del pubblico che paga per un determinato tipo di musica, prendendosi una pausa dal voler fare sempre di più e finendo con il proporre anche prodotti non abbastanza apprezzati?

Alla fine di tutto, possiamo affermare che l’industria musicale è tra quelle dure a morire (fortunatamente per tutti). Si potrebbe però cercare una via di mezzo tra lo splendore del passato e la piattezza del presente.