The Anthem of the Heart | Recensione dell’anime

The Anthem of the Heart | Recensione anime

Dai produttori e dal team creativo della famosa serie AnoHana, il film d’animazione The Anthem of the Heart – Beautiful Word Beautiful World (Kokoro ga Sakebitagatterun da) è una pellicola del 2015 che ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Affronta con maestria temi potenti e spinosi, in particolare quello del trauma infantile, e di come l’amicizia e la musica possano aiutare nel difficile percorso di accettazione e guarigione.

Trama di The Anthem of the Heart

La dolce protagonista, Jun Naruse (成瀬 順), è afflitta da anni da una misteriosa maledizione che le impedisce di parlare e che, ogni volta che ci prova, le provoca fitte asfissianti allo stomaco. Questo macabro incantesimo affonda le radici nella sua infanzia. All’epoca, Jun era una bambina vivace, la cui fervida immaginazione colorava ogni sua chiacchiera; un giorno, però, la sua parlantina divenne motivo di disgrazia. Con l’ingenuità tipica di una bambina, rivelò l’adulterio commesso dal padre nei confronti della madre. Quando il peso della colpa le ricadde ferocemente sulle spalle, si rifugiò nella fantasia, immaginando un uovo magico che, maledicendola, le sigillò le parole, così che non potesse mai più ferire nessuno. Anni dopo, il mutismo non l’ha abbandonata; i compagni di scuola e le persone intorno a lei la considerano incapace di parlare. Tuttavia, il comitato di promozione dell’interscambio comunitario, promosso dal loro insegnante, è pronto a rivoluzionare questa staticità. Grazie all’amicizia instauratasi con i compagni e, soprattutto, attraverso l’arte della musica, il mondo di Naruse cambia radicalmente. Affronterà non poche difficoltà lungo il percorso, ma si dirigerà verso uno sbocco che le permetterà di esprimere finalmente i suoi sentimenti, grazie all’aiuto dei suoi compagni, tra cui: Natsuki Nitō (仁藤 菜月), Daiki Tasaki (田崎 大樹) e soprattutto il principe Takumi Sakagami (坂上 拓実).

L’analisi del trauma e del silenzio condiviso

L’anime esplora il trauma della comunicazione non solo attraverso il mutismo selettivo di Jun Naruse e la sua paura di usare nuovamente le parole come arma, ma allargando il tema anche ai suoi amici più vicini. Questo è evidente in Daiki Tasaki, membro della squadra di football della scuola, che, a causa di un infortunio al braccio, è impossibilitato a giocare. Tale frustrazione lo rende scontroso verso i suoi compagni; un atteggiamento che imparerà ad addolcire proprio grazie al progetto musicale, a cui è quasi costretto a partecipare, e all’influenza di Jun, che gli aprirà una porta verso la scoperta di sé. C’è poi Natsuki Nitō, da sempre innamorata del suo ex delle medie Takumi Sakagami — l’amico più fedele alla protagonista — e bloccata nel limbo delle sue emozioni. Anche Takumi, nonostante la sicurezza con cui offre aiuto a Jun, è tormentato dal vincolo del suo cuore nell’esprimersi. Tutti troveranno una valvola di sfogo nella musica, usata come una vera e propria terapia di gruppo in cui riescono a canalizzare il dolore e il non detto.

The Anthem of the Heart: il coraggio di urlare

The Anthem of the Heart è dunque un inno alla vulnerabilità, che spinge verso l’accettazione di sé e il riconoscimento del bisogno di aiuto o di una spalla su cui piangere. Difatti, non si spinge troppo oltre il filone emotivo di AnoHana, rendendo facile per lo spettatore riconoscersi nei personaggi e nelle loro storie. Ci insegna che, sebbene le parole abbiano il potere di distruggere, hanno anche l’immensa possibilità di ricostruire. Urlare ciò che abbiamo nel cuore può essere una liberazione personale e una melodia di speranza per qualcun altro.

 

Fonte immagine in evidenza: Wikipedia

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