Con Zone Economiche Speciali (ZES) si intendono aree geografiche circoscritte di un determinato Stato in cui, al fine di stimolare l’economia e attrarre investimenti diretti esteri (IDE), vengono introdotte agevolazioni fiscali e normative particolarmente favorevoli. Nel caso della Cina, la loro creazione fu il risultato di un efficace esperimento economico ad alto rischio controllato da parte di Deng Xiaoping, nell’ambito del suo programma di economia socialista di mercato e di generale apertura commerciale. Vediamo più nel dettaglio in cosa consisteva questo modello e quale ruolo fondamentale ha svolto per l’economia cinese e la geopolitica asiatica mondiale.
| Programma Economico | Leader Promotore | Periodo di Istituzione | Prime ZES Cinesi |
|---|---|---|---|
| Socialismo con caratteristiche cinesi | Deng Xiaoping | 1979 – 1980 (espansione nel 1988) | Shenzhen, Zhuhai, Shantou, Xiamen, Hainan |
Deng Xiaoping e il cambio di rotta rispetto a Mao

Nel 1978, in seguito alla nomina come nuovo leader del PCC (Partito Comunista Cinese), Deng Xiaoping ereditò una situazione economica e sociale drammatica a cui bisognava necessariamente porre rimedio.
Dopo il fallimento del Grande Balzo in Avanti promosso da Mao Zedong che aveva causato terribili carestie e milioni di morti in tutto il Paese, quest’ultimo versava in uno stato di estrema povertà. Per di più, per Deng, l’isolazionismo economico dovuto a un eccessivo fanatismo politico comportò un errore madornale per la sorte di un Paese grande come la Cina.
Il nuovo programma di riforme economiche cinesi di Deng Xiaoping si fondava sulle celebri “Quattro modernizzazioni”, volte a rinnovare e potenziare i quattro settori strategici di agricoltura, industria, tecnologia e infine difesa nazionale, attraverso delle riforme che avrebbero ricostituito in parte la proprietà privata e la liberalizzazione delle produzioni. Trattandosi di un approccio decisamente meno ortodosso rispetto al maoismo tradizionale, questo modello teorizzato da Deng Xiaoping prese il nome di “Socialismo con caratteristiche cinesi”, quasi a giustificare la nuova rotta del Partito e assicurarsi i consensi.
Grazie al parziale ritorno della proprietà privata l’economia iniziò finalmente a respirare. La classe contadina, che costituiva la maggioranza della popolazione, poté cominciare ad arricchirsi vendendo i prodotti in eccesso dei raccolti dovuti allo Stato. Ciò stimolò i consumi interni e diede impulso all’industria leggera. Tuttavia, il Paese rimaneva ancora profondamente povero e arretrato e necessitava disperatamente di investimenti dall’estero.
Zone Economiche Speciali: l’inizio dell’esperimento

Per cercare di arginare il problema e dare una svolta, tra il 1979 e il 1980 Deng Xiaoping e i suoi collaboratori idearono le Zone Economiche Speciali. Lo scopo era duplice: attrarre capitali, tecnologie e competenze gestionali straniere per risollevare l’economia e, al tempo stesso, salvaguardare la stabilità politica del Paese, garantendo che l’economia nazionale sarebbe rimasta al sicuro in caso di fallimento.
Con questo obiettivo in mente, Deng Xiaoping collocò le prime ZES nell’estremo sud della Cina, nelle province del Guangdong e del Fujian, a grande distanza geografica e politica da Pechino. In questo modo, se l’esperimento non fosse riuscito esso non avrebbe destabilizzato economicamente il resto del Paese, mentre, al contrario, se l’esperimento avesse avuto esito positivo, le norme sarebbero state estese anche altrove. Inoltre questo modello consentì di convincere persino i membri più conservatori del Partito Comunista Cinese, che rifiutavano categoricamente il modello capitalista straniero, rassicurandoli sul fatto che il “socialismo con caratteristiche cinesi” nel resto della Cina non sarebbe stato intaccato.
Caratteristiche e sviluppo delle ZES

A partire dal 1980 furono istituite cinque Zone Economiche Speciali principali: Shenzhen, vicina a Hong Kong; Zhuhai, adiacente a Macao; Shantou, nel Guangdong nord-orientale; Xiamen, di fronte a Taiwan e infine l’isola di Hainan, nominata ZES nel 1988. La scelta di concentrare le ZES vicino al mare e ai confini con le colonie britanniche e portoghesi serviva non solo ad isolare, come detto prima, l’area dal centro, ma anche ad attrarre più velocemente investimenti stranieri.
I principali vantaggi per gli investitori previsti da questa politica si basavano essenzialmente su: un abbattimento quasi totale della tassazione su alcune tipologie di imprese, contratti semplificati, dazi ridotti su importazioni ed esenzioni per le esportazioni, costi bassi dei materiali e della manodopera. Grazie a queste agevolazioni, nella prima fase di attuazione si assistette a un aumento proficuo della classe imprenditoriale e delle attività, anche se le condizioni degli impiegati rimasero critiche a causa dei salari bassi e le condizioni di lavoro. L’esempio più emblematico fu quello di Shenzhen che da semplice villaggio di pescatori di poco più di 40.000 abitanti si trasformò, in poco meno di un ventennio, in una megalopoli tecnologica da oltre 13 milioni di abitanti, registrando tassi di crescita annuale del PIL cinese superiori al 9%.
Le conseguenze politico-sociali e le tensioni di fine anni ’80

Sebbene la costituzione e lo sviluppo delle ZES abbiano rappresentato l’inizio del “miracolo economico cinese”, non mancarono profonde contraddizioni a livello politico e sociale. La rapida crescita concentrata lungo la costa creò un netto divario economico e sociale con le aree rurali dell’interno del Paese, rimaste prevalentemente povere. Al contempo, la penetrazione di idee occidentali dovute all’apertura economica del Paese, oltre che all’incentivo d’invio di giovani studiosi all’estero, alimentarono una nuova coscienza critica tra studenti universitari e intellettuali, i quali iniziarono a chiedere riforme politiche, democratizzazione e diritti umani, e trasparenza nei confronti della corruzione.
Il Partito percepì la diffusione di questi ideali liberali come una minaccia diretta al sistema centrale. Così, nel 1989, ebbe inizio la repressione con l’invio di carri armati nella capitale durante le manifestazioni pacifiche di migliaia di cittadini, fra studenti, operai e intellettuali che si riversarono per le strade in nome delle libertà civili e che ebbe come tragico esito il massacro di Piazza Tiananmen nella notte tra il 3 e il 4 giugno.
Conclusione
In definitiva, la costituzione delle Zone Economiche Speciali ha rappresentato un fattore di grandissima importanza per l’apertura della Cina ai mercati internazionali, gettando le basi per la sua trasformazione a livello industriale. Attraverso le scelte ponderate di Deng Xiaoping, il Paese ha potuto muovere i primi passi verso il cosiddetto “capitalismo di Stato”, riuscendo in poco tempo a risollevarsi dalla povertà e ad affermarsi come una delle prime potenze economiche mondiali.
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