L’agricoltura, come la conosciamo, è il risultato di un salto evolutivo fondamentale. Le specie che coltiviamo sono il prodotto di un lungo processo di selezione e domesticazione di piante spontanee. Questo processo è iniziato, in modo sincrono, tra 12.000 e 3.000 anni fa in tre centri d’origine: il Medio Oriente, l’Asia e le Americhe. Questa transizione, denominata “rivoluzione neolitica”, ha segnato il passaggio dall’economia di sussistenza all’introduzione dell’agricoltura, determinando la sedentarietà e lo sviluppo delle civiltà. Come scrive il divulgatore Dario Bressanini, «Gli alimenti hanno una storia spesso sconosciuta. (…) L’arancio dolce non esiste allo stato selvatico ed è il risultato di un incrocio tra un mandarino e il pomelo». Successivamente, con la scoperta del “Nuovo Mondo”, furono introdotte nuove specie in Europa, arricchendo la biodiversità agricola e la storia dell’alimentazione.
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Esempi di domesticazione: prima e dopo
Pianta | Antenato Selvatico | Varietà moderna |
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Mais | Teosinte: pannocchia piccola (2-3 cm) con semi duri. | Pannocchia grande con centinaia di semi morbidi e gialli. |
Carota | Radice sottile, legnosa, di colore viola o giallo. | Radice grossa, dolce e croccante, prevalentemente arancione. |
Anguria | Frutto piccolo con poca polpa, molti semi e sezioni cave. | Frutto grande, ricco di polpa succosa e con pochi semi. |
Banana | Frutto piccolo, pieno di semi duri e non commestibili. | Frutto grande, senza semi, con polpa morbida e dolce. |
Cos’è la domesticazione delle piante? La rivoluzione neolitica
La domesticazione delle piante è un processo attraverso il quale l’uomo ha modificato le caratteristiche delle piante selvatiche per adattarle alle proprie esigenze. Questo processo è iniziato con la rivoluzione neolitica. La scoperta dell’agricoltura ha segnato il passaggio da uno stile di vita nomade a uno sedentario, basato sulla coltivazione. Grazie alla domesticazione, l’uomo ha potuto aumentare la resa agricola e garantire una maggiore sicurezza alimentare, portando a un aumento della popolazione e alla nascita dei primi insediamenti stabili. Quali sono state le prime piante domesticate? Tra le prime in assoluto troviamo i cereali come il farro e l’orzo nella Mezzaluna Fertile, il riso in Asia e il mais in Mesoamerica.
Come avviene la domesticazione: selezione e mutazioni
«Diamo spesso per scontato che i prodotti agricoli che mangiamo siano rimasti immutati. In realtà non è così: il lento processo di domesticazione ha modificato profondamente le proprietà e l’apparenza stessa di molti prodotti» (Contro Natura, Bressanini-Mautino). La domesticazione si è basata sulla selezione artificiale: l’uomo ha scelto e riprodotto esemplari che presentavano caratteristiche vantaggiose, spesso frutto di mutazioni genetiche casuali. «Ci siamo convinti che la “manipolazione” del cibo sia un male odierno, dimenticando che l’intervento umano è antico quanto l’agricoltura stessa» (Contro Natura). Si sono perse le caratteristiche originarie di molte varietà. Solo dal secolo scorso, grazie a genetisti come Vavilov, si è iniziato a parlare di miglioramento genetico consapevole. Oggi, la ricerca si avvale di tecniche come l’ingegneria genetica, che aprono nuove prospettive per la selezione di piante più produttive. La sfida futura sarà conciliare l’innovazione con la sostenibilità e la tutela della biodiversità, principi dell’agricoltura biologica e di organizzazioni come la FAO.
Esempi di domesticazione: com’erano prima e come sono ora
Mais: dal teosinte alla pannocchia moderna
Il mais deriva dal teosinte, una pianta selvatica messicana che produceva una singola, piccola pannocchia, lunga 2-3 centimetri e con pochi semi duri. Attraverso millenni di selezione, si è arrivati alla pannocchia moderna, molto più grande e ricca di semi morbidi.
Pomodoro: da bacca gialla a ortaggio rosso
I pomodori selvatici erano piccoli come bacche e di colore giallo. Il caratteristico colore rosso è frutto di una mutazione genetica, selezionata dagli agricoltori nel tempo.
Melanzana: da piccola e amara a grande e dolce
Le melanzane originarie dell’India erano piccole, amare e di forma tonda. La selezione artificiale ha portato a varietà più grandi, dolci e dalla forma allungata.
Carote: dal viola all’arancione
Le carote, domesticate in Afghanistan, erano in origine viola o gialle. Come erano le carote in origine? Erano radici sottili e legnose. Solo agli inizi del Seicento iniziarono a essere raffigurate di colore arancione. Si suppone che una mutazione genetica spontanea abbia attivato la produzione di betacarotene. Secondo una leggenda, le carote arancioni divennero popolari per omaggiare la dinastia degli Orange.
Melo: co-evoluzione con l’orso
Il melo, originario dell’Asia, si è co-evoluto con l’orso. Questo animale, goloso di frutti dolci e grandi, ha contribuito alla selezione di varietà di mele sempre più grandi e zuccherine, diffondendone i semi.
Pesca: da piccola e terrosa a succosa e dolce
Le pesche selvatiche erano piccole come ciliegie, poco polpose e con un sapore terroso. Le pesche che consumiamo oggi contengono oltre il 25% in più di succo e sono molto più grandi.
Anguria: la testimonianza di Giovanni Stanchi
Fino al XVII secolo, l’anguria era molto diversa. Il dipinto di Giovanni Stanchi Dei Fiori la ritrae suddivisa in sei sezioni cave, con molta meno polpa e semi più grandi rispetto alle varietà moderne.
Banana: una pianta sterile senza semi
La banana, domesticata 7000 anni fa, è il risultato di una mutazione che ha reso la pianta triploide, ovvero sterile perché priva di semi. La sua propagazione avviene per talea, determinando una scarsa varietà genetica e lasciando in esistenza poche cultivar, come la Cavendish.
Il processo di domesticazione delle piante è un viaggio affascinante. Comprendere le origini del cibo ci aiuta ad apprezzare il lavoro delle generazioni passate e a riflettere sulle sfide future per un’agricoltura sostenibile.
[La foto di copertina è tratta da Wikimedia Commons]
Articolo aggiornato il: 29/08/2025