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Eroica Fenice

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Voli Pindarici

Colloqui col gatto: tetralogia buffa della saggezza

N. I – Felix (altrimenti detto Feliciè), tu comm’a vir’? – ho chiesto stamane al mio nerissimo gatto e signor “So tutto”. E lui, con uno sguardo fiero e saggio, dal cuore impregnato di suggestioni del Sud: – Stipatill’ p’ te ‘o rrum, nun ‘o ssaje ca ‘o strunz’ n’addiventa maje babbà?! E mo’ damm’ ‘e ccroccantin…  N. II – Felix, tu comm’a vir’? – ho ri-chiesto questa mattina al mio gatto, che spesso interrogo su questioni etico-filosofiche. Lui, con la sua espressione profonda, quasi da gatto di mare, a mo’ di Zorba sepulvediano: – Adè, che te pozz’ dicer’. Nel vostro mondo, la prima cosa che si insegna di una nuova lingua sono le “formule di cortesia”: «Merci beaucoup mademoiselle», «Please sir», «May I help you?», «Lo siento», «Discùlpame»… Ma a quale scopo, se poi nella vita cogliete ogni occasione per non farne uso? Vi riservate del tempo per cose futili e mai per mostrare la vostra riconoscenza, diffondere gentilezza, chiedere perdono. Voi umani siete uno spettacolo disgustoso! Per questo noi ci limitiamo a strusciarci sulle vostre gambe solo per reclamarvi cibo, dopodiché ci isoliamo, dedicandoci al nostro solitario benessere, noncuranti di voi: vogliamo starvi alla larga. E mo’ sbrigate, senza ca me strusc’, miettem’a mangià! Non ho saputo ribattere: av’ raggion’.  N. III – Felix, tu comm’a vir’? – ho nuovamente chiesto dopo il caffè al mio gatto che mi attendeva in posizione oracolare, ben sapendo che come sempre, quando sono perplessa, lo avrei consultato. E lui, con una smorfia rassegnata, ma severa: – Adè, ma tu c’ bbuò ‘a me… La sindrome dell’arto fantasma è la sensazione anomala di persistenza di un arto dopo la sua amputazione o dopo che questo sia diventato insensibile: il soggetto percepisce sensazioni tattili provenienti dall’arto amputato, ne avverte la posizione, accusa dolore e talvolta movimenti, come se questo fosse ancora presente. Similmente, moltissimi cervelli umani hanno la percezione anomala del corretto svolgimento delle loro funzioni, ma, essendo inconsapevolmente affetti dalla “sindrome del cervello fantasma”, le loro capacità cognitive sono limitate alle informazioni sensoriali di base, di orientamento spaziale e riconoscimento del sé: sono biologicamente inadatti all’attenzione, al ragionamento, alla memoria a lungo termine nel comportamento emotivo, alla valutazione delle conseguenze delle proprie e altrui azioni, alla pianificazione, al monitoraggio delle prestazioni, alla capacità di cambiare strategia nel momento in cui le circostanze lo richiedono. Perciò, gioia mia, ‘nte piglià collera, pecché ‘nce stann’ Santi: non esiste alcuna tecnica di rieducazione funzionale né terapia cognitivo-comportamentale in grado di sanare un cervello naturalmente amputato! Allora io, (amaramente) illuminata dal suo raggio di saggezza: – Niente croccantini Felix, oggi ti sei immortalato, se fa festa: t’acconc’ ‘na spigola! N. IV – Adè, tu comm’a vir’? – mi ha chiesto ieri il mio Felix, con desolati ghiacciai negli occhi d’oro sempredolci. Nella consapevolezza di uno degli ultimi, irrinunciabili sguardi tra noi, ho cercato di dargli forza come meglio ho potuto attraverso quel noto linguaggio universale dalla ovvia iniziale. – Felix, in questo mondo hai sempre respirato a tentativi. Sarà che sei nato incompatibile con […]

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