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Eroica Fenice

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Food

“Il San Cristoforo” con il nuovo ristorante “Line” offre un’esperienza unica

Alle pendici del Vesuvio, in un angolo bucolico della città di Ercolano – provincia di Napoli – sorge il Luxury Resort “Il San Cristoforo”. Circondato da circa 150 varietà di piante e rivoli d’acqua, si staglia nel verde lussureggiante il chiaro ed elegante complesso turistico appartenente alla famiglia Zeno, comprendente ampie sale per gli eventi, splendide camere per gli ospiti ed una lussuosa Spa. Il primo marzo i cancelli della struttura sono stati aperti ai giornalisti per presentare il nuovo ristorante a la carte “Line”, che ha scelto il giorno della festa della donna per l’apertura ufficiale. L’ambiente è intimo, con una capacità di 30 posti, circondato da un suggestivo agrumeto che d’estate ne può accogliere altri 30. Le distese di verde, che incorniciano il complesso, sono tagliate da piccoli sentieri che portano all’ingresso della struttura e al ristorantino, tinto all’interno di un rosso fiammante. Si respira tutta la natura e l’essenza del Vesuvio, dal rassicurante verde del parco, al rosso-lava degli interni. Il menù degustazione del “Line” de “Il San Cristoforo” La serata è trascorsa in un clima piacevole e sereno grazie alla superba organizzazione di Angela Merolla. Il menù degustazione presentato alla stampa ha avuto come filo conduttore i prodotti classici nostrani rivisitati dall’Executive chef Antonio Tecchia, dallo chef del “Line” Eduardo Giglio e dalla pasticcera Gelsomina Manna. Una cura particolare è stata riservata alla presentazione del piatto, sapientemente studiata in un preciso gioco di equilibri nei sapori, nei colori e nella disposizione dei singoli prodotti. Un ricco aperitivo ha dato il via alla degustazione con chips di riso dal sapore dei friarielli napoletani e dello zafferano, piccolissimi panini buns e molto altro. Uno degli antipasti che ha riscosso più successo è stato un piatto dalla disposizione quasi piramidale, l’uovo di quaglia ne è il protagonista, il suo sapore invade il palato e precede gli ingredienti sottostanti, in ordine tonno scottato, acciughe, maionese di acciughe, pomodorino confit e soncino disposti su una fresella. La cena vera e propria ha inizio con un piatto quasi architettonico, composto da triglia in camicia di guanciale, schiacciata di fave e le sue cimette, croccante spinacino e chutney di pomodoro. Le pietanze descritte sono state abbinate ad un Oltrenero Brut – Tenuta il Bosco, Oltrepò Pavese Docg, Pinot Noir vinificato in bianco, annata 2016 – e ad un Oltrenero Cruasè – Tenuta il Bosco, Oltrepò Pavese Docg, Pinot Noir, annata 2016 -. La degustazione è proseguita con un risotto al cacio, pepe, ostriche e lime ed un piatto di pasta mista – “Pastificio dei campi” – con piselli e pancetta affumicata, schiuma di provolone del monaco, fermentato limone dell’orto del ristorante e battuto di mazzancolle. A queste portate è stato abbinato l’Opimio Cru – Tenuta Ca’ Bolani, Friuli DOC Aquileia, Pinot Bianco, annata 2015. A seguire un altro piatto a base di pesce con un middine del mar nostro laccato al teriaky su pop-corn e insalatina di puntarelle abbinato ad un Sauvignon – Tenuta Ca’ Bolani, Friuli DOC Aquileia, annata 2016 -. In […]

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Notizie curiose

Per una patatina in più: le patatinerie invadono Napoli

Cosa volete che sia l’apertura di un chiosco di patatine fritte in più, soprattutto se sono Olandesi? La globalizzazione è anche questo in fondo: condivisione ed internazionalizzazione dei gusti, dei cibi, delle diete. Ma siamo proprio sicuri di star importando solo gusti culinari e non qualcosa di più pericoloso? Ci troviamo, ormai, in piena estate e la prova costume è andata come è andata. Sotto l’ombrellone, però,  faremo i soliti propositi sulla dieta da seguire, sullo sport da fare in palestra e poi a settembre, immancabilmente, ci ritroveremo rilassati e abbronzati al nuovo chiosco di patatine di cui si diceva poc’anzi a rimpinzarci di ogni genere di spezie e salse libidinose. Non trovate che ci sia, in quest’atteggiamento, qualcosa di vagamente schizofrenico? Cerchiamo, per un inverno intero, la dieta perfetta, la forma perfetta, ma poi non esitiamo ad importare dal mondo intero il peggio del peggio dell’alimentazione. Negozi di patatine, di kebab, di hot-dog e churritos spuntano come i funghi in ogni angolo della città, diventando le nostre madri allattanti. Nulla da dire contro la globalizzazione dei gusti e dei menù, ma fateci caso: vi siete accorti che insieme all’alimentazione stiamo importando anche la degenerazione? Sempre più italiani sono obesi, molti perché conducono una vita sedentaria, molti altri perché credono che Mc Donald sia la vera ed unica Mecca da visitare almeno una volta alla settimana, altri ancora perché si rifugiano nel cibo per rispondere ad una fame atavica che risale alla mancanza d’affetto giustificando, suddetta fame, con la tipica frase “cosa vuoi che faccia un boccone in più?”. L’obesità è una di quelle patologie che è al tempo stesso sintomo e malattia. Il più delle volte gli obesi sono persone depresse o tendenti alla depressione che, non vivendo bene e sentendosi inette, si buttano sul cibo per consolare l’animo di una vita amara e un po’ scondita. Mangiando a dismisura possono, finalmente, dare al corpo la forma giusta per non venire fuori dallo stato catatonico di inutilità di cui, a lungo andare, si diventa malgrado tutto amici. E così quei 90, 100, 120 chili in più diventano improvvisamente l’ancora di salvezza, l’alibi che tiene lontani dalla responsabilità di prendersi cura di se stessi. Pensateci bene, direste mai ad un obeso che è troppo grasso? No. E sapete perché? Perché non sarete mai sicuri che quel peso che si strascina dietro sia frutto di una reale patologia del sistema endocrino o, piuttosto, di mancanza di volontà.   Stare male significa, oggi, mangiare male e mangiare male significa ingrassare. La vera perversione sta nel fatto che il mercato sfrutti questo punto debole mettendo in commercio abiti sempre più grandi, per far sentire l’obeso mai troppo grasso. Mi chiedo se siamo più in grado di capire quando il troppo sia troppo. Veniamo fuori da questo circolo vizioso, torniamo alla merenda col pane e pomodoro dei nostri nonni, perché chi farà le spese del malcostume alimentare saranno tutti quelli che, ahiloro, ucciderebbero la propria madre per una patatina in più. – Eroica Fenice […]

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