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Eroica Fenice

La Tag: NTFI contiene 2 articoli

Teatro

Caligola, analisi di una lucida follia al NTFI

La scena rimane vuota per alcuni secondi. Caligola entra furtivamente dal lato sinistro. Sembra smarrito, va verso lo specchio e si ferma non appena vede la propria immagine.  Roma, I secolo d. C. Un uomo è fuori di sé per la morte di Drusilla. Sua sorella, la sua amante. Quell’uomo è il figlio di Germanico, il terzo imperatore romano. Quell’uomo è Caligola.  Protagonista di uno dei testi più affascinanti di Albert Camus, scritto a più riprese, in un periodo in cui l’Europa veniva risucchiata nella voragine dei totalitarismi, Caligola non porta in scena una tragedia storica, ma esistenziale. Un’opera teatrale di estrema tensione, in cui si intrecciano il delirio del potere e l’utopia della verità. L’involucro vuoto di un imperatore e quel che resta di un uomo alla disperata ricerca di un senso del vivere.  Per la ripartenza del teatro, dopo mesi di tavole vuote e sipari calati, Vinicio Marchioni si mette in gioco con un testo estremamente attuale che offre una riflessione sull’assurdo della vita, che indaga la solitudine e il delirio di uomo, un imperatore, che i manuali di storia ci hanno consegnato come un pazzo, terribile e crudele. In una scenografia scarna, circondata da specchi di pirandelliana memoria, che costringono il protagonista a un confronto con se stesso, ipnotizzanti le coreografie di Milena Mancini, che rende quasi tangibile, con l’eleganza dei suoi movimenti, il pathos dei crimini del sanguinario Caligola. Un viaggio nei meccanismi del potere, ma prima ancora un viaggio nella lucida follia di chi, in balìa della lotta insanabile tra ragione e sentimento, schiavitù e libertà, riconosce tragicamente che questo mondo in sé non basta alla inappagabile felicità, mera utopia di ogni animo umano. «Questo mondo così com’è fatto non è sopportabile. Ho bisogno della luna, o della felicità o dell’immortalità, di qualcosa che sia demente forse, ma che non sia di questo mondo.»   L’anarchia di Caligola appartiene all’arte e alla poesia, la sua follia si rivela essere sempre più lucida razionalità, la disperazione disvela agli occhi del Cesare il carattere effimero di quell’esistenza in cui niente dura, neppure il dolore, in cui si smarrisce persino il senso della libertà: «non esiste che una sola libertà, quella del condannato a morte. Perchè tutto gli è indifferente al di fuori del colpo che farà scorrere il suo sangue.»  La morte di Drusilla è per Caligola la rivelazione dell’assurdità della condizione umana, l’uscita dalla caverna platonica. La sua crudeltà un modo per imitare il destino, la sua morte l’apoteosi di tutte le sue azioni e il suo modo di rifiutare quell’assurdo inaccettabile e di iniziare ad essere, forse, veramente vivo.  NAPOLI TEATRO FESTIVAL ITALIA  DI ALBERT CAMUS LETTURA DRAMMATIZZATA DIRETTA E INTERPRETATA DA VINICIO MARCHIONI IDEAZIONE SCENICA, COSTUMI E PERFORMER MILENA MANCINI CAPODIMONTE – CORTILE DELLA REGGIA  26 LUGLIO ORE 21:30   Immagine in evidenza: Napoli Teatro Festival Italia

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Teatro

Gianni Farina al NTF: Buona permanenza al mondo, il caso Majakovskij

In occasione della tredicesima edizione del Napoli Teatro Festival Italia, nella fascinosa cornice del Real Bosco di Capodimonte, Gianni Farina insieme alla compagnia faentina Menoventi, porta in scena Buona permanenza al mondo, Majakovskij BPM: la messinscena di un anelito, l’ultimo, quello del poeta rivoluzionario russo, rivolto ai posteri. Il battito di un cuore, musica funebre e già aleggia un senso di morte su un palco illuminato a stento. I colori: rosso e nero. Sullo schermo una planimetria: è il passaggio Lubjanskij, quattro stanze più lo studio di Majakovskij, dove la mattina del 14 aprile 1930 il poeta si toglie la vita con un colpo di rivoltella al cuore. Il messaggio di addio («A tutti») così comincia: «Della mia morte non incolpate nessuno e, per favore, niente pettegolezzi. Il defunto non poteva soffrirli. Mamma, sorelle, compagni, perdonatemi: non è una soluzione (e non la consiglio ad altri), ma non ho vie d’uscita […] La barca dell’amore si è schiantata contro l’esistenza quotidiana. Io e la vita siamo pari. E a nulla serve l’elenco dei reciproci dolori, disastri, offese. BUONA PERMANENZA AL MONDO». In scena un’immagine distopica che viene dal futuro: è la Donna Fosforescente (Consuelo Battiston), l’ultima fantascientifica creazione teatrale di Vladimir Majakovskij che ci introduce in un tempo di sospetto, intrighi, documentazioni e testimonianze anonime innescando un movimento repentino di cambi di scena e di ruolo dei vari attori, confondendo e intrecciando le possibili giustificazioni di un suicidio dai significati e dalle motivazioni plurimi, risucchiando gli spettatori in un viaggio nel tempo costruito intorno al “pettegolezzo” . Siamo nel futuro, è già avvenuta la morte di Majakovskij. In uno studio televisivo, una doppia scena, il palco e lo schermo sullo sfondo, inquadrature da primo piano di mani agitate, una donna anonima dal viso coperto, poi l’interrogatorio all’attrice Veronika (Nora) Polonskaja: l’ultimo amore di Majakovskij, l’ultima persona ad aver incontrato il poeta prima del suicidio. Era veramente sull’uscio della porta pronta per andarsene dopo averlo rifiutato? O in camera con lui al momento dello sparo? Lo ha premuto proprio Nora quel grilletto? Allora è omicidio. E suo marito, coinvolto anche lui? Una cospirazione? I suoi cambi di umore improvvisi – ora appare sconvolta e in lacrime, ora lucida e agghiacciante – gestiti con estrema maestria da Federica Garavaglia, ci confondono e ci insospettiscono. Siamo trasportati dalla dinamica incontrollabile della scena, dal rapido movimento degli attori, verso l’oblio; i sospetti si moltiplicano, il mistero si fa fitto intorno al caso Majakovskij. Gianni Farina al NTFI: «la poesia di Majakovskij è eterna» Nella ricostruzione rapida e pignola del suicidio di Majakovskij messa in scena da Gianni Farina vi è un riferimento letterario importante che è Il defunto odiava i pettegolezzi di Serena Vitale (2015): quella del regista e drammaturgo è una riscrittura che si serve dello spazio scenico e della sua potenza visiva per creare una mise en éspace, a metà tra una lettura e uno spettacolo, dai continui salti temporali che si costruisce cinematograficamente per immagini. L’intera scena si slaccia intorno a una […]

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