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Eroica Fenice

La Tag: pioggia contiene 4 articoli

Voli Pindarici

Racconti eroici: Pioggia estiva

Dopo mesi di duro lavoro, finalmente il buon Giovanni si può godere una meritata vacanza in spiaggia.  Purtroppo, non appena si stende sul lettino viene accolto da un venditore abusivo armato di ombrelli. – Signore, vuole l’ombrello? – Con questo sole? – Se non lo compri, poi viene a piovere. – E se lo compro resta il sole? – Esatto. – E che lo compro a fare, uhm? No, grazie. Giovanni caccia il venditore e quest’ultimo gli sputa in faccia. – Ehi! – Visto? Le prime gocce di pioggia!   Pasquale Aversano Racconti eroici: Pasquale Aversano è il primo dei quattro vincitori del contest estivo di Eroica Fenice

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Voli Pindarici

Buonanotte al ricordo che ho di te

Questa sera tornando a casa, l’oscurità… mio elemento, mio ritrovo, mia culla… mi ha di nuovo avvolta ed il mio pensiero è corso a te. Ho ricordato quando, quella notte, mi sono avvicinata alla finestra… il mio riflesso sfocato nel vetro appannato a causa del mio respiro era l’ultima traccia della mia esistenza… poi il volto che mi guardava nel vetro pian piano andò scomparendo ed al suo posto comparve il tuo… il tuo viso si sostituì al mio e tutto ebbe senso. Non mi ero resa conto che le gocce di pioggia che scivolavano lungo il vetro e sembravano scorrere lungo le mie guance erano in realtà le lacrime che io non riuscivo a versare… Non mi ero resa conto che gli occhi che mi fissavano da quel vetro erano gli stessi che, tante volte, io avevo osservato e mai guardato veramente. Non mi ero resa conto che quel modo particolare con cui tu mi scrutavi sarebbe stato lo spettacolo più bello che avrei mai avuto davanti agli occhi. Sei stata la prima immagine che ho visto quando ho salutato la vita. Sono stata l’ultima immagine che hai visto quando hai salutato la vita. Credo che quello che si è creato tra noi in questi due momenti non potrà mai scindersi e mai ripetersi… Due rette parallele ed equidistanti che si sono sempre guardate con sospetto e non sono mai riuscite a capirsi. Una porzione delle rispettive esistenze trascorsa insieme senza condividerci, senza compenetrarci. Analfabete che utilizzavano lo stesso linguaggio senza riferire alcun messaggio. Hai costruito un mondo di piume per non permettere al mondo di farmi del male. Ho costruito un mondo di menzogne per non farti far male dal mondo. Ma fa male. Fa male ogni minuto. Ogni istante  in cui guardo le gocce di pioggia e mi chiedo perché non riesco a piangere. Perché non riesco a sentire. Perché non riesco a vedere me oltre il tuo riflesso. Sembro essere rimasta a quello sguardo, che mai vedrò negli occhi di nessun altro. Incapace di dare amore preferendo invece inghiottirlo e chiuderlo dentro, vivo nel ricordo di quello sguardo che nessuno mi potrà mai togliere. La cosa più bella che abbia mai visto. La cosa che più mi ha fatto sentire nuda e nel contempo potente da quando sono nata. Era uno sguardo di totale fiducia, di totale amore, di totale abbandono, di totale potere. Immeritato. Uno sguardo che sembrava dire: “Va bene, ci sei tu. E se ci sei tu, non mi può succedere niente!”. E invece io non sono stata all’altezza. Era uno sguardo che mi ha resa forte. E lucida. Una macchina. E le macchine non hanno sentimenti.  Poi il tempo non ci ha lasciato scampo e ha lasciato dietro di sé la macchina a raccogliere i cocci. La macchina che elargisce sorrisi, che porta il sole a chi non ha voglia di mettersi gli occhiali per non restare accecato e continuare, testardo, a guardare per vedere cosa c’è oltre la luce. E che quindi nessuno […]

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Interviste emergenti

Domenico Carrara, lo scrittore della pioggia

Domenico Carrara è nato nel 1987 ad Atripalda (Av), ha pubblicato la raccolta di poesie A riprendere le stelle (Il Filo, 2009), una di racconti Binario 8 (Photocity edizioni, 2012) e il romanzo C’è chi si lamenta della pioggia (Homo Scrivens, 2015). Ha partecipato alla realizzazione di diverse antologie e curato vari progetti, fra cui il blog Le altre vite, una raccolta di interviste che aveva come filo conduttore la percezione del nostro tempo. Noi di Eroica Fenice gli abbiamo posto alcune domande. Quando cominci a scrivere e perché? Mi sono avvicinato alla scrittura abbastanza presto, intorno ai sedici anni. Buttavo giù parodie di canzoni per gioco, con degli amici: era prima di tutto un divertimento. Qualche tempo dopo m’invitarono a far parte di un gruppo punk-rock e così ho provato a elaborare testi ex novo, a limare delle idee che avevo appuntato senza uno scopo preciso. Man mano ho scoperto di riuscire ad esternare in quel modo anche riflessioni personali, pensieri che altrimenti sarebbero rimasti inespressi. C’è una produzione molto variegata: poesia, prosa, testi di canzoni, interviste… sei un autore poliedrico; in quale identità ti senti più a tuo agio? Attraverso la poesia e la canzone ho imparato ad apprezzare la bellezza della parola scritta, la sua musicalità, la costruzione tramite assonanze e richiami interni di strutture – che ci sono sempre, anche quando parliamo di verso libero. Questo è un aspetto che mi piace riscontrare da lettore e trasporre, con le dovute differenze, nella prosa. Trovo che il ritmo sia molto importante, che si possa render leggero qualunque contenuto con uno stile adatto; in questo senso sto cercando la mia voce e spero, pian piano, di arrivarci. Le interviste hanno fatto parte dello stesso processo, sono state un’occasione di confronto con persone molto diverse per convinzioni, dubbi, età, esperienze.  Alla base dei differenti lavori, tutto sommato, c’è sempre stato un forte bisogno di stabilire forme concrete di contatto e di connettere generi, ambiti distanti. Un po’ ho sperimentato e vorrei sperimentare ancora, senza specializzarmi in un genere preciso. Dov’è “casa”? Cos’è per te Napoli e cos’è l’Irpinia? Penso che casa, malgrado ci possa far sentire stretti, rimanga il posto da cui inizia il nostro viaggio: trovo inutile vergognarsi oppure inorgoglirsi, indipendentemente dalla scelta di restare o meno in un determinato luogo. L’Irpinia per me rappresenta questo, molte volte mi sono sentito inadatto a viverci eppure non ci sputerei mai sopra. Invece a Napoli ho trascorso gli anni più intensi, ho conosciuto persone che m’hanno insegnato tantissimo, prospettive totalmente diverse da quelle incontrate sino a quel momento. Non so dove andrò in futuro ma penso ci siano degli scorci, degli angoli precisi ai quali allacciamo dei ricordi e i migliori che ho, finora, si trovano lì. Cosa pensi dell’editoria oggi? Credo rispecchi perlopiù l’abitudine al consumo rapido. Premesso che per me la cultura non consiste soltanto in un’accumulazione di nozioni ma nell’avere un atteggiamento curioso, nello stare fra le cose e le persone, invece spesso vedo una ricerca di riscontro a tutti […]

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Voli Pindarici

Una notte piovosa

  Era una fredda piovosa notte. Il vento soffiava forte tra le montagne e sulla vallata e filtrava tra i legni delle case. La giovane donna svegliata dai rumori si alzò dal suo letto per raggiungere il ricovero dei cavalli avendo udito da lontano i loro nitriti; erano spaventati per i fulmini ed i tuoni che si vedevano e si udivano e così lei li coccolò fino a quando si calmarono. Ritornando verso casa, mentre stava attraversando il ponte che dal maneggio portava verso la sua abitazione, vide due fari d’automobile all’altro lato del lago che sembravano farle segno come per attirare la sua attenzione: lei corse verso l’auto avendo riconosciuto nel guidatore una persona a lei molto cara…era il suo amato amico d’infanzia! “Ciao!” “Ciao! Vieni in auto, sei tutta bagnata! È così piovosa questa notte! ” Lei salì e strizzandosi i capelli con una coperta che lui le aveva porto gli chiese: “È da tanto che non ci vediamo. Lavori ancora fuori città?” “Sì, ma ora trasporto i dolci dal negozio cittadino a qui per le fiere festive della nostra cittadina e così mi sono nuovamente trasferito qui e ho anche acquistato la casetta sul lago, vicino al tuo maneggio. Dato che ora siamo di nuovo vicini di casa potrei venire a cavalcare uno dei tuoi bei cavalli, qualche volta.” “Certamente! Proprio come quando eravamo ragazzi.” “Ricordi le nostre cavalcate dal maneggio al lago? E poi le nostre gite risalendo il fiume ed arrivando alla cascata?” “Certo che ricordo! E ricordo anche ciò che mi dicesti prima di trasferirti…” “Anch’io lo ricordo: Tu sei il mio angelo, lo sai vero, bambina?” Lui le prese la mano e continuò: “Non ti ho dimenticata. Per me niente è cambiato da allora.” Lei sorrise. Si udiva solo il rumore del motore acceso per permettere al riscaldamento di funzionare ed asciugare, così, alla bene e meglio i capelli ed i vestiti della donna. Arrivò l’Alba e cessò la pioggia. Dal pineto si levava un buon profumo di terra bagnata e di foglie. Lui rimise a quel punto in moto l’automobile e l’accompagnò a casa con la promessa di rivedersi presto e si baciarono dolcemente. Lei seguì lui con lo sguardo finché l’auto si perse tra l’intreccio degli alberi. Entrò in casa e ripensando a quanto fosse accaduto sentì il suo cuore colmo di gioia e ringraziò il Cielo per quella fredda piovosa notte che le aveva dato l’occasione di incontrarsi con il suo amore.  

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