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Culturalmente

Raffaele Sollecito: dal carcere alla TV

È notizia freschissima quella che vuole Raffaele Sollecito opinionista tv nel programma “Il Giallo della settimana”. Nato sulla falsa riga del celebre Quarto Grado, il programma andrà in onda sull’all news TgCom 24 ogni sabato alle 22.00 e si propone di indagare su particolari aspetti di avvenimenti criminali italiani, omicidi in primis. Tra le motivazioni principali della scelta di Sollecito come ospite fisso, vi sarebbe, stando alle parole del direttore del tg Paolo Liguori, la sua profonda conoscenza della Giustizia italiana. Come sottolinea Liguori, infatti, “Sollecito è stato in carcere, ha affrontato tutti i gradi del processo: conosce la macchina della Giustizia meglio di tutti noi e ci racconterà anche il suo calvario”. Come dimenticare la vicenda dell’uccisione di Meredith Kercher nel 2007, di cui Sollecito fu per lungo tempo unico indiziato e per la quale fu condannato prima nel 2009 e, successivamente, nel 2014? Beh certo, Sollecito è stato assolto, alla fine, “per mancanza di prove certe” e ora, da uomo libero, ha tutto il diritto di rifarsi una vita. Ma perché scegliere volontariamente di donarsi alla giostra mediatica piuttosto che cercare altrove la propria realizzazione? La risposta potrebbe ricercarsi soprattutto nella psicologia dell’italiano medio che ama esageratamente sguazzare in queste situazioni scabrose e difficili, forse per sentirsi un po’ meno insoddisfatto della propria vita tanto tranquilla da sembrare quasi piatta. Raffaele Sollecito è perfetto prodotto della televisione di oggi In tv il crimine “tira”, fa audience. È fatto noto e, ci piaccia o meno, incontrovertibile.  L’italiano medio è morbosamente interessato ai fatti di cronaca nera, è vorace, vuole conoscere i minimi dettagli: cosa pensava l’assassino? Cosa ha provato la vittima? E i parenti? Ovviamente, le emittenti televisive più note, quelle che si combattono a colpi di ascolti, cavalcano l’onda e propongono sempre più spesso programmi i cui palinsesti sono infarciti di “pettegolezzo noir”, in modo da assicurarsi, per almeno qualche mese, la visione da parte di casalinghe disperate che, chissà, magari cercano spunti per evadere dal grigiore delle giornate spese a stirare montagne di vestiti. A questo si aggiunga che il pubblico televisivo italiano ama tutto ciò che è trash, e il quadro è completo. È un quadro in cui protagonisti sono i vari Pomeriggio 5 e  Porta a Porta, programmi in cui la notizia è trattata come gossip, programmi che fanno a gara ad assicurarsi lo scoop del secolo, andando ad intervistare ora il marito di Elena Ceste, ora lo zio di Sarah Scazzi, tanto per citarne qualcuno. Si tratta di programmi il cui scopo ufficiale sarebbe quello di fare libera informazione ma quello che succede è tutt’altro: in questi macro-contenitori televisivi, la sofferenza della gente viene esposta alla pubblica visione, sviscerata in ogni suo aspetto, violata e, oserei dire, violentata. E la cosa più grave è che tutta l’operazione è condotta senza la benché minima volontà di mostrare i fatti: non si cercano verità e colpevoli, ma solo notizie, di quelle apparentemente forti, di quelle che per un attimo ti fanno indignare ma che, riflettendoci bene, sono soltanto […]

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