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Bucarest, sintesi imperfetta di contrasti stridenti

La sintesi imperfetta di contrasti stridenti. Questa è Bucarest, capitale ricca di cultura e storie da raccontare, ma senza alcuna identità. Bucarest che non è la “la piccola Parigi” e che non è neanche in Romania, se non dal punto di vista prettamente geografico. È la figlia illegittima di dominazioni, giochi di potere, architetti e presidenti di diverse nazioni e imperi che hanno voluto, secolo dopo secolo, lasciare un segnale indelebile del loro passaggio. E così rimane il tutto. E così rimane il niente. Lo capisci camminando per le strade quando sei colpito dalla magnificenza dei palazzi per poi restare deluso, qualche metro più avanti, nel notare che essi costeggiano, con un eco inquietante, la povertà, i cantieri e i ruderi abbandonati chissà da quanto. Lo capisci dallo sguardo delle persone sempre spento, sospeso nel costante grigiore del cielo che fa da cornice al bianco dei palazzi. Questi toni spenti sono ravvivati solo dalle luci psichedeliche della pubblicità, dalle insegne dei grandi centri commerciali e dei fast food che sono lì trapiantati in un corpo che non li rigetta soltanto perché ne ha un disperato bisogno. Bucarest è un puzzle lasciato a metà, una città in cui il tutto e il niente non hanno ancora trovato armonia. In cui neanche la moneta, il lei, ha ben chiaro il suo valore. Con 1 lei (20 cent) compri un pretzel e con 70 (14 euro) non riesci a comprare una t-shirt. Ma non solo. Sono tanti i contrasti che ci sono,  si potrebbe stare ore ad elencarli senza trovare un filo, una connessione logica che li leghi. Bucarest, ad esempio, ha una vita notturna invidiabile mentre di giorno è quasi deserta. Non è una città a misura d’uomo. Le strisce pedonali sono rare quanto i raggi di sole. Non c’è nessuno per strada, sono tutti rintanati nelle metropolitane, nei bus e nei greggi di taxi. Bucarest è una città a misura di silenzio che, coerentemente con la sua incoerenza, la notte si trasforma. Musica live, discoteche, il piacere dei clienti dei night e degli strip club. Mangiare e bere (con pochi spiccioli) a Bucarest forse è il primo e più semplice passo per capirla. Per cominciare ad entrare in un mondo così lontano dal nostro che è difficile non rimanere affascinati da quello strano misto tra dolce e acido che ti lascia sul palato. Vivere Bucarest, anche se per pochi giorni, ti lascia il segno perché, in fondo, è la città che più ci assomiglia, che più assomiglia a noi persone: incostanti, incoerenti e paradossali. Marcello Affuso – Bucarest, sintesi imperfetta di contrasti stridenti –

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