Decalogo dell’Amore è il nome del primo album pubblicato da Emanuele Marchiori e Chiara Pomiato, due coniugi che raccontano dell’amore in tutte le sue sfaccettature.
Decalogo dell’Amore: la nascita del disco
L’album nasce dalle poesie composte da parte di Chiara, le quali si sono tramutate attraverso il loro duro lavoro in un progetto musicale. Nei brani, Emanuele e Chiara raccontano dell’amore in ogni sua sfumatura, parlando di fragilità e difficoltà condivise, di come il sentimento si manifesti nella routine familiare e di come quest’ultimo possa talvolta terminare. A renderlo ancor più intimo e sincero è il fatto che Decalogo dell’Amore rappresenti un’eredità affettiva per i loro figli, un qualcosa di eterno che racconti di loro stessi e del sentimento condiviso.

Il 12 dicembre è uscito il vostro primo album congiunto Decalogo dell’Amore. Come vi siete conosciuti e com’è nata la vostra storia?
Ci siamo conosciuti venticinque anni fa. Io frequentavo ancora l’Accademia di Belle Arti a Venezia. È successo in un luogo che per noi resta magico, dove la decadenza non è vecchiume ma stratificazione di immagini e di tempo. Chiara era lì per caso, io stavo suonando un brano di Tom Waits al pianoforte e c’era solo la mia voce a riempire la stanza. Poi ci siamo rivisti su un treno, e da lì è cominciato un rincorrersi lungo, fatto di attese e di ritorni, con la lentezza naturale di chi studia e vive a Venezia. Prima ancora di riconoscerci come coppia, ci siamo ascoltati: nei silenzi, nei racconti, nei modi diversi di stare al mondo. Ci siamo scritti una mail al giorno per un anno intero, assaporando ogni parola con pienezza. La nostra storia non è nata come un colpo di fulmine, ma come una luce che resta accesa anche quando fuori si fa sera. È cresciuta per stratificazioni, come le canzoni che amiamo: aggiungendo vita, togliendo illusioni, imparando a restare.
Decalogo dell’amore nasce come un’eredità affettiva per i vostri figli, la quale si è successivamente tramutata in un progetto da presentare agli spettatori. Avete mai avuto dubbi all’idea di rendere pubblico un progetto così intimo?
Il dubbio c’è stato, ed era necessario. Esporre qualcosa di così intimo significa accettare che non ti appartenga più del tutto. Ci siamo detti però che, se quelle canzoni parlavano davvero di amore — non come promessa, ma come pratica quotidiana — allora potevano parlare anche ad altri.
Il progetto include i nostri figli nei cori e, in parte, negli strumenti. Abbiamo scelto di coinvolgerli nel processo creativo, ma di escluderli dalla comunicazione pubblica.
Proteggerli da un’esposizione mediatica che non è una loro scelta ci ha permesso di vivere più serenamente l’idea di rendere pubblico il nostro lavoro. La direzione non è cambiata: è rimasto un gesto d’amore. Solo un po’ più largo.
Nel podcast ci viene rivelato che l’album nasce nel 2022 grazie alle poesie composte da Chiara e poi successivamente tramutate in brani con l’aiuto di Emanuele. È stato difficile per voi adattare i testi e collaborare assieme?
Più che una divisione netta, è stato un passaggio di testimone. Alcuni brani nascono interamente dalla scrittura di Chiara, altri sono stati costruiti insieme; in diversi casi, invece, la musica è partita da me e il testo ha preso forma dentro quel suono. Non c’è mai stata una gerarchia, ma un ascolto reciproco: capire quando intervenire e quando farsi da parte. Il podcast nasce proprio da questo desiderio: raccontare il processo creativo mentre accade. In molti casi le canzoni non erano ancora finite, il testo era definito ma ancora aperto. Collaborare, in questo disco, ha significato riconoscere il momento giusto per guidare e quello per accompagnare — come succede nelle relazioni che durano.
Tutte le tracce sono estremamente intime e realistiche, che parlano dei diversi modi attraverso i quali l’amore si manifesta. C’è un brano in particolare con il quale vi sentiate maggiormente connessi?
Alcune canzoni raccontano ciò che siamo stati, altre ciò che siamo riusciti a dire solo dopo. Forse Amori di maggio ci rappresenta bene: fragile, incompleta, piena di possibilità non mantenute. Ma è una connessione che cambia nel tempo, come succede con le persone.
L’album lo avete intitolato Decalogo dell’amore pur avendo in totale 11 brani. Da dove deriva questa decisione?
Perché l’amore non rispetta mai le regole che gli imponiamo. Volevamo evocare l’idea di un ordine, di una legge affettiva, sapendo però che qualcosa sarebbe sempre sfuggito. L’undicesima canzone è proprio questo: l’eccezione, l’errore, la crepa necessaria. Senza quella, il disco sarebbe stato meno onesto.
Altre strade racconta di storie che si interrompono e di come strade diverse vengano prese. Nella vostra storia avete mai avuto momenti di incertezze?
Ogni relazione che dura conosce l’incertezza. Ci sono momenti in cui non sai se stai andando insieme o semplicemente nella stessa direzione. Altre strade non parla di tradimenti o rotture improvvise, ma di quei silenzi lunghi in cui capisci che qualcosa è cambiato. Raccontarli non significa negarli: significa attraversarli senza fingere di non vederli.
Fonte Immagini: Ufficio Stampa
Profilo Instagram di Emanuele e Chiara: www.instagram.com/emanuelemarchiorichiara
Link Podcast: https://open.spotify.com/show/5h0k4a620JePhc2cEqZnTB?si=Q9q10r-9Q4eSTf07uDPJgQ

