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Eroica Fenice

La Tag: shakespeare contiene 22 articoli

Teatro

Teatro TRAM: la nuova stagione 2018-2019

Riparte a ottobre il TRAM (Teatro Ricerca Arte e Musica) di Via Port’Alba con la stagione teatrale 2018-2019. Giunto alla sua terza stagione, il Tram prosegue la sua attività di promozione, sperimentazione e ricerca di spettacoli teatrali all’insegna dell’interdisciplinarietà, della tradizione e della modernità.   Teatro TRAM: la stagione 2018-2019. A inaugurare la terza stagione del TRAM è lo spettacolo Audizione di Chiara Arrigoni, vincitore della I Edizione del TrentaTram Festival, rivolto agli under 30, che ha animato le serate di Via Port’Alba nel mese di maggio 2018. Seguirà, poi, Buco nell’acqua, il nuovo spettacolo del direttore artistico del TRAM Mirko Di Martino, che a marzo proporrà anche un altro suo spettacolo inedito: Run Baby Run interpretato da Titti Nuzzolese. In cartellone ci saranno nomi importanti del teatro italiano, a partire dall’attore Roberto Latini, più volte Premio Ubu, che proporrà uno spettacolo ispirato alle poesie della poetessa Mariangela Gualtieri. Tornerà al TRAM anche l’autore e regista siciliano Rosario Palazzolo con Lo zompo. Il napoletano Giovanni Meola proporrà ad aprile il nuovo progetto Il bambino con la biciletta rossa, ispirato a un cupo e doloroso fatto di cronaca. La sperimentazione con i classici sarà al centro di This is not what it is di Marco Sanna e Francesca Ventriglia, che rielaboreranno Otello di Shakespeare. Giovanni Del Prete proporrà Start, spettacolo inedito ispirato a una storia di calcio e shoah, mentre il giovane attore e regista Daniele Marino rifletterà sulle dinamiche del contemporaneo con The influencer. Infine, in occasione dei 150 anni dalla morte di Gioacchino Rossini, a novembre Gianmarco Cesario proporrà una rilettura pop del Barbiere di Siviglia. L’opera del TRAM prevede, inoltre, dei focus dedicati a particolari temi di grande interesse, con spettacoli tutti rigorosamente inediti. Il primo di questi si intitola “Surround” e racconterà alcuni grandi protagonisti della musica: in scena, ci saranno Break on trough, incentrato sulla figura di Jim Morrison, di Bruno Barone, Lontano lontano, incentrato su Luigi Tenco, di Roberto Ingenito, Io francamente, su Franco Califano di Ivano Bruner. Il secondo focus racconterà invece Napoli in una chiave contemporanea che guarda al passato per reinventarlo nel presente: “Napoli Dos” vedrà sul palco del TRAM gli spettacoli Pulcinella morto e risorto di Alessandro Paschitto, Regine Sorelle di Mirko Di Martino, Le Follie di Don Fausto di Vittorio Passaro. Il terzo focus si intitola “Hashtram” e proporrà tre spettacoli che riflettono sul contemporaneo: Audizione della già citata Chiara Arrigoni, Un pallido puntino azzurro di Roberto Galano e La terroristica fase lunatica di Armando Kill di Massimo Maraviglia. L’ultimo focus si divertirà a reinventare i classici con Il Gioco dell’amore e del Caso di Marivaux e Yerma – Jetteca di Fabio Di Gesto da Federico Garcia Lorca. Le attività del TRAM. La nuova stagione comprende numerosi eventi e Festival: si comincerà a ottobre con la tredicesima edizione de I corti della Formica, Festival di Corti teatrali diretto da Gianmarco Cesario. Tornerà TrentaTram Festival, il concorso dedicato alle compagnie under 30 che l’anno scorso ha avuto un notevole successo alla sua […]

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Recensioni

Al Nostos Teatro, Sogno di una notte di mezza estate

Dal 29 giugno al 1 luglio, dalle 19.30 alle 22.30, al Nostos Teatro Sogno di una notte di mezza estate, celeberrima commedia di Shakespeare, rivive nel magnifico scenario del Complesso Monumentale di San Francesco ad Aversa. Sicuramente la più famosa commedia di Shakespeare ha una trama complessa e ricca di colpi di scena che si presta a numerose interpretazioni filologiche e reinterpretazioni nel Mondo Moderno: tutto ha inizio ad Atene dove fervono i preparativi per le nozze di Teseo e Ippolita, ma esse non fanno che da sfondo alla coppia di innamorati veri protagonisti della vicenda, Ermia e Lisandro, vicenda in cui si andranno ad intrecciare le peripezie di altri innamorati, quali appunto Demetrio ed Elena. Metateatro, folklore, cultura classica frammista a leggende e personaggi propri piuttosto del mito celtico, scenari ed espedienti della letteratura di intrattenimento come la magia, il sogno, paesaggi fantastici e misteriosi: tutto questo fa mostra di sé in una sola opera, fa ridere e fa sognare, rimanere col fiato sospeso e sospirare per il romanticismo, tanti elementi che l’Autore ha saputo ben armonizzare sanciscono il successo di questa Commedia presso il pubblico di tutti i tempi. Si va a spasso con la storia e coi suoi interpreti per Sogno di una notte di mezza estate al Nostos Teatro Niente quinte di cartone né tendaggi per Sogno di una notte di mezza estate al Nostos Teatro: sapientemente i direttori artistici dell’opera scelgono di rappresentare in piacevoli serate di mezza estate la celeberrima commedia nel complesso monumentale della chiesa di San Francesco per la rassegna A spasso con la Storia 2018. Lo Spettatore va effettivamente a spasso con la storia e i suoi interpreti dal punto più alto del Monastero, alla sala circondata da finestroni dove un tempo si affacciavano le suore di clausura per guardare la Vita scorrere inesorabile ai loro piedi, al giardino del chiostro con la sua frescura e le piante secolari attraverso scale a chiocciola e terrazze bagnate dalla luce della Luna, per concludersi nella magnifica Chiesa Monumentale di San Francesco. Il connubio è ben riuscito: le luci soffuse sotto le ogive, gli archi bianchi, le luci della città che si affacciano dai finestroni, gli affreschi del secolo XIII, la pace e il silenzio dell’orto trasportano lo spettatore in un’atmosfera magica e lo cullano in un sogno come quello dei protagonisti. Questo riuscito espediente fa dello spettatore – un po’ spione – parte attiva della vicenda (d’altronde gli attori camminano accanto a lui e quasi lo sfiorano) e a sua volta lo spettatore si sente coinvolto e guarda con simpatia gli interpreti, tutti giovanissimi. Da Aversana consiglio vivamente lo spettacolo ai miei compaesani che lo troveranno molto godibile con una punta dell’orgoglio campanilista che viene dall’avere dei monumenti così belli e a tutti i tipi di pubblico, perché la rappresentazione sa mettere ben d’accordo l’amante del classico e del moderno. Nostos sogno  

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Teatro

Romeo e Giulietta, ama e cambia il mondo al Palapartenope

Dopo due anni di assenza dal palcoscenico, torna al Teatro Palapartenope di Napoli il musical “Romeo e Giulietta, ama e cambia il mondo” di David Zard, produttore discografico italiano recentemente scomparso, noto al grande pubblico per il successo planetario del musical “Notre-Dame De Paris“, ispirato all’omonima opera di Victor Hugo, successo replicato con “Romeo e Giulietta, ama e cambia il mondo”, che, anche in questa nuova tournée, non smette d’incantare ed emozionare, come se fosse la prima volta, l’affezionato pubblico con il tragico amore degli sventurati amanti veronesi nella più celebre e romantica opera di Shakespeare, portata in scena in un’opera ricca di pathos e di fortissimo impatto scenico, garantiti dalla straordinaria equipe di attori, ballerini ed acrobati e dalle musiche di Gérard Presgurvic, curate da Vincenzo Incenzo nell’adattamento italiano. Ama e cambia il mondo, il monito di Romeo e Giulietta La scena si apre nella Verona rinascimentale, dilaniata dai conflitti tra le due potenti famiglie Montecchi e Capuleti, in antica tenzone. Alla prima appartiene Romeo (Davide Merlini), alla seconda la giovane Giulietta (Giulia Luzi), innamorati fin dal primo sguardo, scambiato fugacemente durante un ballo in maschera organizzato dal padre di Giulietta, il Conte Capuleti (Graziano Galatone, il Febo di Notre-Dame De Paris) per presentarle il suo promesso sposo, il conte Paride. Un amore travolgente, che sfida le rivalità familiari stringendo un’unione segreta e si consuma, fugace, nel tempo di pochi giorni: durante l’ennesima scorreria, Tebaldo (Gianluca Merotti) cugino di Giulietta, uccide Mercuzio (Luca Giacomelli Ferrarini), amico fraterno di Romeo che, per vendicarlo, ne uccide l’assassino ed è per questo esiliato dalla città su ordine del Principe Escalus (Leonardo Di Minno). Ancora una volta, è l’odio a separare due famiglie e due giovani colpevoli solo d’amarsi: Giulietta, pur essendo in segreto sposata con Romeo, è promessa ormai a Paride, e con la morte nel cuore guarda Romeo andar via e con lui i loro sogni. Verrà loro incontro Frate Lorenzo (Emiliano Geppetti) che, grazie ad un filtro che simula morte apparente, permetterà a Giulietta di sfuggire al matrimonio con Paride ed attendere il ritorno di Romeo e ricongiungersi con lui, prontamente avvertito. Celebre la tragica conclusione di un piano perfetto guastato dalla sorte avversa ad un amore nato sotto una cattiva stella, piano mandato a monte da una lettera mai arrivata: credendola morta davvero, Romeo si dà la morte un attimo prima che lei si risvegli e possa, a sua volta, non trovare altro modo per riunirsi a lui se non attraverso il pugnale. L’ardente amore di Romeo e Giulietta, magistralmente interpretato da Davide Merlini e Giulia Luzi, non smette di commuovere ed emozionare con la freschezza della loro gioventù ed  irrompe sulla scena con la portata rivoluzionaria di un messaggio universale: ama, e cambia il mondo. Il cambiamento, se c’è, è possibile solo attraverso l’amore, incarnato qui da Romeo e Giulietta, martiri dell’odio atavico che ha diviso Montecchi e Capuleti per secoli, adesso stretti in un unico, immenso ed ormai irreparabile dolore. Romeo e Giulietta, ama e cambia il mondo: le […]

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Eventi/Mostre/Convegni

8 Sfumature di Giulietta per il Festival Mann

8 Sfumature di Giulietta, con la regia di Riccardo Rombi e, sul palco, Virginia Billi, Giorgia Calandrini, Rosario Campisi, Francesco Franzosi e Alba Grigatti nei panni caleidoscopici di Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti, gli amanti morti e immortali della tragedia di Shakespeare. La messinscena rientra nel programma del Festival Mann, una tradizione del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che per una settimana diventa mecenate di artisti, letterati, musicisti, attori. Nella Sala del Teatro, piccola ed accogliente, gli spettatori osservano incuriositi questo innovativo esperimento centrifugo e centripeto nei confronti del canone tradizionale. 8 quadri di 8 autori La pièce mostra al pubblico otto quadri, otto varianti di uno stesso momento colmo di tensione, interpretandoli alla luce di altrettanti autori teatrali della storia delle arti: la scena del balcone, la riflessione sul nome, il desiderio di aversi, la forza dell’abbandono, una consapevole follia, una diatriba dell’anima fra onore e sentimento. Tutto questo emerge in 8 Sfumature di Giulietta, otto versioni differenti che si concentrano in particolar modo sul personaggio femminile interpretato da Billi-Calandrini-Grigatti. È la donna a guidare le redini di questi dialoghi che, partendo dalla celeberrima scena del balcone di Shakespeare, viaggiano nel tempo e assumono nella forma, ma non nella sostanza, linguaggi, movenze, pensieri di nuovi intellettuali di ogni tempo. Ogni quadro di 8 Sfumature di Giulietta attraversa il tempo e le fucine intellettuali del mondo: le tracce inconfondibili di Beckett, che lasciano lo spettatore spiazzato nell’eterna domanda “Sono io eternamente ignorante o questo è del tutto incomprensibile?”; le impossibili domande esistenziali di Pirandello; un’aggressività di toni e movimenti invece assolutamente più moderni e graditi al pubblico più giovane; per arrivare a quadri che sembrano una parodia vera e propria, annoiata, di una retorica trita e ritrita che trova la sua giusta applicabilità, e si esaurisce, nel momento shakespeariano. 8 Sfumature di Giulietta, un momento introspettivo Sulla scena sono pochi gli oggetti: per 8 Sfumature una rosa, un blocco scuro che diventa all’occorrenza armadio, balcone, prigione, nascondiglio, luogo di soliloquio e corrispondenza fra gli amanti. Giulietta si trasforma in donna sofferente, femme fatale, eroina disturbata, coraggiosa predatrice, e a questo mondo femminile caleidoscopico corrisponde un Romeo rude, gentile, sottomesso e in un quadro addirittura ribelle contro il topos rinnega-il-tuo-nome. 8 Sfumature di Giulietta imita, ribalta, trasforma, innova, distrugge di volta in volta quei dialoghi che sono entrati nella coscienza collettiva degli spettatori. Il Festival Mann continua fino alla sua ultima giornata ad accogliere turisti, spettatori, amatori di tutta Italia, ma girando per il Museo Archeologico non è raro ascoltare lingue di tutto il mondo, provando un orgoglio tutto partenopeo per la macchina messa in moto in modo magistrale. E 8 Sfumature di Giulietta, col suo caleidoscopio fra antico e moderno, si inserisce a pieno titolo nello spirito della manifestazione. regia Riccardo Rombi con Virginia Billi, Giorgia Calandrini, Rosario Campisi, Francesco Franzosi, Alba Grigatti luci Laura De Bernardis scene Beatrice Ficalbi assistente alla regia Ulpia Popa progetto video Andrea Santese produzione Catalyst

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Recensioni

2×2 Gentiluomini di Alessandro Paschitto al Tram: amicizia, amore e incomprensioni di genere

2×2 Gentiluomini, scritto e diretto da Alessandro Paschitto, ha reso affollato il Teatro Tram nell’ultimo fine settimana: tutto esaurito domenica 4 nella sala di via Port’Alba. La commedia di Shakespeare (I due gentiluomini di Verona) rivisitata in chiave moderna ha divertito e interrogato il pubblico sui temi dell’amicizia, dell’amore e dell’incomprensione tra il genere maschile e quello femminile. Il testo, scritto dall’autore inglese negli ultimi anni del 1500, oggi appare ancora attuale e aperto al confronto intellettuale. Il cast di giovani attori composto da Gianluca Cangiano, Claudio Fidia, Giulia Musciacco, Alessandro Paschitto e Federica Pirone ha interpretato in maniera dinamica e coinvolgente una versione futuristica della quasi anonima opera shakespeariana. In Amore uomini e donne non parlano la stessa lingua Proteo e Valentino sono due giovani amici che vivono a Verona. Il loro legame è intimo e solido. La serenità della loro vita è minata dai sentimenti che provano verso due donne: Proteo è legato a Giulia, fanciulla di campagna, Valentino a Silvia, donna di Milano matura e seducente. Le giornate dei due gentiluomini trascorrono tra giochi e dialoghi pungenti fino a quando Valentino decide di partire per Milano per conquistare il cuore di Silvia. Il giovane affronta il mare (Shakespeare immagina che Milano sia bagnata dalle acque) e arriva nella grande città sprovveduto e malvisto dallo zio di Silvia, il duca di Milano. In breve tempo anche Proteo salpa alla volta del Ducato di Milano, intenzionato a non essere da meno rispetto al suo amico di infanzia in quanto a emancipazione sociale e sentimenti. Giulia, la sua amata, in preda ai deliri della gelosia, abbandona il nido dell provincia e si avventura in un territorio sconosciuto vestita da uomo. La ragazza scopre (da camuffata) che il suo amato si è invaghito della donna di Valentino, Silvia, e che sta ingannando tutti per cercare di conquistare la mano della nobile. La serie di equivoci e scontri tra il sesso maschile e quello femminile ha un epilogo non completamente lieto che lascia spazio a perplessità da parte del pubblico. La surreale rappresentazione di Alessandro Paschitto per un surreale scontro emotivo Nell’angusto spazio del Tram è facile immaginare quanto possa essere stato innovativo il debutto delle opere shakespeariane degli esordi. Davanti ad un pubblico di intimi spettatori temi quali l’amore, l’amicizia, l’eccessiva gelosia e insicurezza delle donne, la superficialità degli uomini e il loro desiderio di dominare la società venivano affrontati in maniera cruda, sconvolgendo il pubblico dell’epoca. L’attuale rappresentazione di 2×2 Gentiluomini ci appare surreale a partire dalla scelta dei costumi e delle scenografie. I personaggi sono vestiti con abiti monocromatici che richiamano forme solide e geometriche presenti sul palco, elementi fondamentali per la narrazione. Un cubo di Rubik diventa lo scrigno di una lettera in rime da decodificare, mentre pegni d’amore si materializzano in anelli triangolari e quadrati. Anche i dialoghi fanno riferimento, attraverso allegorie e metonimie, alle forme astratte della geometria e della gamma cromatica per rendere ancor più indistricabile un intreccio dalle difficili soluzioni. Ci pensa l’ironia dei personaggi ad addolcire i toni, coinvolgendo […]

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Recensioni

“Quel gran pezzo della Desdemona” di Luciano Saltarelli al Teatro Bellini

Desdemona tra Shakespeare e Lando Buzzanca. Accostare Shakespeare e la commedia sexy all’italiana non è proprio esercizio da tutti i giorni. Da un lato, il più grande drammaturgo della cultura occidentale. Dall’altro, più che un genere cinematografico, un sottogenere che ha accomunato registi e attori italiani durante gli anni settanta. Lino Banfi, Lando Buzzanca e Pippo Franco tra gli altri. Sarebbe dunque difficile anche solo lontanamente trovare un punto di contatto tra Shakespeare e le pellicole appena citate. Luoghi, tematiche e protagonisti profondamente diversi l’uno dall’altro. Apparentemente inconciliabili. Luciano Saltarelli però ha saputo coniugare la struttura narrativa del Bardo dell’Avon con il gusto trash della commedia sexy. È su questo gioco di contrasti che si poggia Quel gran pezzo della Desdemona, spettacolo di cui Saltarelli è regista e attore e che sarà in scena al Teatro Bellini fino al 3 dicembre. Prodotto da Napoli Teatro Festival, Quel gran pezzo della Desdemona è una rivisitazione dell’Otello di Shakespeare. Una versione va detto, estremamente licenziosa. Della tragedia del Bardo resta poco e niente: oltre che i nomi originali, rimangono le numerosi citazioni e i riferimenti disseminati qua e là nella messa in scena. L’operazione risulta però estremamente dilettevole e aiuta a riflettere su un periodo controverso della nostra storia recente. Gli anni di piombo. Quelli delle brigate rosse, dei neofascisti, degli anarchici e delle masse in cerca di lavoro. Desdemona: tragedia sexy all’italiana di Luciano Saltarelli La vicenda è ambientata nella Milano degli anni settanta. Una Milano infiammata da lotte di classe e atti terroristici, che accoglie fiumi di meridionali in cerca di fortuna nelle fabbriche. In questo contesto agiscono i personaggi: maschere gaudenti, superficiali e sessuomani. Tutte accomunate da quel gusto trash di cui già si è detto. Tipico di una città vogliosa di emanciparsi da anni bui, ma ancora lontana dal diventare la Milano da bere del decennio successivo. Rebecca Furfaro è la bellissima e avvenente Desdemona. Una pin-up che potrebbe recitare tranquillamente accanto a Lando Buzzanca. Desdemona è la figlia di Brambilla, proprietario di una fabbrica di manichini. Nell’azienda del Cavaliere, interpretato dallo stesso Saltarelli, lavorano gli altri protagonisti della vicenda. Moro (Luca Sangiovanni) è un emigrato dal profondo sud. Operaio efficientissimo, un soldatino nella mani di Brambilla. Egli è muto, privo di voce da quando salvò la fabbrica da un incendio. Lo stesso Saltarelli e Giampiero Schiano sono Jago e Cassiolo, personaggi che agiscono spesso assieme nella messinscena. Cassiolo è un operaio romano, perdutamente innamorato di Desdemona. Per conquistare la bellissima figlia di Brambilla si serve degli stratagemmi di Jago: un “gentiluomo napoletano”, per sua stessa definizione, infimo e astuto che truffa continuamente lo sciocco Cassiolo. Metti un Bardo a Milano La contrapposizione tra i due dialetti, romano e napoletano, è davvero riuscita. Le scene con Cassiolo e Jago sono tra le più divertenti dello spettacolo. “Chistu è propeto strunz” afferma a più riprese Jago in riferimento al collega romano. Assiolo dovrà però lottare con Moro, di cui a sua volta è perdutamente innamorata Desdemona. Completano il quadro gli altri personaggi femminili della […]

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Teatro

Peter Brook spiega Shakespeare al San Carlo

Peter Brook Shakespeare. Ieri sera nel foyer del Teatro San Carlo di Napoli è stato accolto il regista teatrale Peter Brook che ha tenuto una “Lezione su Shakespeare” in occasione del Napoli Teatro Festival Italia. Il termine “lezione” rimanda al mondo accademico, fa avvertire l’odore secco delle aule universitarie e l’eco intimidatoria del professore, detentore di tutte le certezze, che si erge dalla sua cattedra. Invece le prime parole del regista sono state spese per evitare questo fraintendimento: avrebbe parlato di Shakespeare ma non tenuto una lezione. E in effetti poco si adatta a Peter Brook la definizione di “colui che ha tutte le risposte”, anche se ci si potrebbe aspettare una figura del genere da un regista che ha dedicato la vita all’arte, alla cultura e al teatro. Dal chiaro sguardo gentile, ha discorso con voce calma e pacata, senza necessità di ricorrere a battute forzate per guadagnarsi il plauso dei presenti e mantenere viva l’attenzione. Un dialogo che ha danzato con l’equilibrio di una ballerina sulla sottile linea che separa le grandi domande dalle loro risposte. Il regista ha esplorato il Bardo, scontrandosi inevitabilmente con i tanti quesiti che solleva, con atteggiamento umile, senza mai tentare di fornire risposte. In fondo anche «Amleto di fronte al verso “Essere o non essere, questa è la domanda” non sta cercando di dare una risposta.» Peter Brook Shakespeare   Un viaggio attraverso Shakespeare mano nella mano con Brook Attraversando alcune delle principali opere shakespeariane – Amleto, Otello, Re Lear – spiega che bisogna immaginare il testo come un grattacielo e sondarne pian piano tutti i piani. Dal più basso, con espliciti riferimenti sessuali, fino in cima, da dove è possibile avere una visione delle bellezze del mondo, ma anche dei personaggi «pieni di poesia, ambizione, potere». Bisogna approfondire quanto più è possibile ogni piano di quel grattacielo, ma farsi una propria idea sull’opera equivale a chiudere inevitabilmente le altre porte d’interpretazione. «L’attore che interpretava Jago (in Otello) al Royal National Theatre  ha cominciato dicendo: io non farò la parte del cattivo, tutto quello che so è che io adesso sto interpretando un essere umano. Nessun essere umano è tutto nero o tutto bianco, nessuno di noi. […] Ciascun personaggio di Shakespeare non è mai questo o quello,  […] (ci sono) i livelli infiniti di un essere umano completo. La scoperta dell’essere umano all’interno di questi personaggi è l’aspetto più interessante per gli attori e i registi.» Sulla poliedricità degli uomini in Shakespeare, Brook porta l’esempio, in Re Lear, delle figlie del re. Le due, che poi si scontreranno tra loro e con il padre, fino a meditarne l’omicidio, sono vinte dall’ambizione, dalla competitività e dalla sete di potere. Ma all’inizio sono descritte come ragazze remissive, molto belle quanto sdolcinate. Molto importante diventa, quindi, esplorare gli infiniti aspetti dell’animo umano. «Un attore ha detto che non esistono in realtà dei ruoli piccoli nelle opere di Shakespeare, ma esistono soltanto attori». E racconta di quanta umanità sia stata donata dalla penna di Shakespeare […]

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Teatro

Glob(e)al Shakespeare: il Bellini si fa Globe

Attesissimo l’arrivo di Shakespeare al Teatro Bellini. Per tre giorni si fa “Globe”, richiamando il celebre teatro londinese, in cui il palco occupa la maggior parte della platea. L’effetto è molto interessante, forse non comodissimo per chi ha trovato in platea degli sgabelli invece delle consuete poltrone, ma di certo effetto. La regia di Saponaro di Racconto d’inverno è la terza pièce shakespeariana del Napoli Teatro Festival 2017 e apre la serata del 7 giugno. Il testo è stato adattato da Enrico Ianniello e Pau Mirò che hanno scelto di far utilizzare il siciliano e il napoletano ai loro personaggi. Nel caso del siciliano, questo viene usato dai personaggi nella prima parte dello spettacolo per sottolineare i casi di particolare pathos espressivo e quasi per separare i momenti narrativi. La seconda parte, recitata completamente in napoletano, invece, cambia completamente il registro, e tende al grottesco suscitando facili risate ma poca emozione, nonostante la bravura degli attori (Vincenzo Nemolato su tutti). La fine dello spettacolo appare molto (troppo?) sbrigativa,  forse a causa della velocità narrativa (imposta?) e per chi non conosce il testo shakespeariano la trama potrebbe risultare poco chiara. Il tema portante della serata del 7 giugno in questo novello Globe è comunque la gelosia.  Prima quella di Leonte nei confronti dell’amico Polissene, poi quella di Otello nei confronti del suo secondo Cassio. In questo secondo caso la messa in scena è a cura della compagnia Nest, per la regia di Giuseppe Miale di Mauro. Il vero protagonista è Jago (Adriano Pantaleo), mattatore e diabolico deus ex machina, che gestisce alla perfezione ogni momento della narrazione e, insieme al resto della compagnia, non ha problemi a riempire uno spazio scenico fuori misura, come quello del Bellini vestito da Globe. I ragazzi del Nest offrono un insegnamento​ a tutti noi su come si dovrebbe fare un adattamento, il loro spettacolo è breve ma ben fatto, ogni elemento è al suo posto e la durata inferiore all’originale non toglie nulla alla resa finale.  Nel loro caso la scelta di ambientare tutta la vicenda in una notte sola (quella del matrimonio di Otello e Desdemona) non crea ostacoli alla narrazione, che si snoda fluida e piacevole. Molto interessante la scelta di far accompagnare la messa in scena ad una sorta di Coro da tragedia greca, composto da ragazzi e ragazze, che accompagna la storia e che serve, in qualche occasione, a creare il risultato del “branco” che si stringe attorno ai suoi membri.  E quelli che temevano l’effetto Gomorra possono dormire sonni tranquilli; il napoletano (contemporaneo) messo in scena è funzionale e ben adattato alla trama, senza rischiare di sembrare una macchietta. Il Napoli Teatro Festival appena iniziato sembra riservare sorprese interessanti, anche se la formula di due spettacoli di seguito risulta stancante per il pubblico, catapultato in due mondi opposti senza soluzione di continuità. L’esperimento del Globe al Bellini ha, in ogni caso, il merito di porre gli spettatori di fronte ai molteplici modi di leggere e reinterpretare il testo shakespeariano, dimostrando l’innegabile […]

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Attualità

Nancy Brilli racconta la sua Caterina agli studenti

È una Nancy Brilli verace, senza filtri e “che non ha vergogna di niente”, quella che ci ha accolto mercoledì 23 novembre nell’aula DSU 3 del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Proprio in questa occasione, l’attrice ha incontrato gli studenti: sono intervenuti anche Stefano Manferlotti, ordinario di Letteratura Inglese, Andrea Mazzucchi, vicepresidente della Scuola delle Scienze Umane e Sociali, Gennaro Varriale, Direttore di Ateneapoli, e Giancarlo Alfano, coordinatore del corso di studi magistrale in Discipline della Musica e dello Spettacolo. Nancy Brilli è la Caterina di “Bisbetica. La bisbetica domata di William Shakespeare messa alla prova”, in scena al Teatro Augusteo di Napoli,  e decide di raccontarci la storia del suo personaggio: nel farlo impiega tutti i suoi nervi, tutti i suoi sussulti e ogni singulto umorale della sua espressività istrionica per liberare Caterina dalla filigrana della storia e dispiegarla a piene ali nell’aula, per scorporarla dalle pagine della sceneggiatura e renderla carne viva e fremente tra i banchi e i corridoi. Nancy rompe subito il ghiaccio rivelandoci il segreto del suo personale crisma teatrale: la sua Bisbetica ha bisogno di un pubblico, ne ha bisogno disperatamente, come acqua pura nel deserto. Ne ha bisogno per alimentarsi e nutrirsi, poiché gli attori, a detta dell’attrice, diventano più bravi quando è il pubblico stesso a stabilire una connessione: una spontanea intelaiatura di sensi e tensione emotiva, una corrispondenza di suggestioni e messaggi simultanei. Ed è proprio una comunicazione istintiva e violenta, quella che la Bisbetica di Nancy ha ricercato accuratamente, perché il teatro non la è puzza di naftalina dei cappotti delle signore facoltose, non è muffa penetrante e neppure quell’odore di polvere che ti entra in gola e ti soffoca, ma è l’incantesimo senza tempo di quell’impasto linguistico e sensoriale che è la comunicazione. Il pubblico, che assorbe passivamente gli umori degli attori e che segue le vicende buttando un occhio sulla scena e un altro nella luce dello smartphone, è solo il “pubblico che te dà da magnà”, come afferma veracemente Nancy, ma la platea che ti riempie di soddisfazione mentale e fisica è quella che ingoia a pieni bocconi le suggestioni della comunicazione teatrale e che decide, consapevolmente, di tornare al prossimo spettacolo. Caratteristiche della Bisbetica di Nancy Brilli e compagni: tra commedia dell’arte, turpiloquio, doppio senso e verve verace La Bisbetica di Brilly e compagni è un enorme animale cangiante e poliedrico: sulla pelle di quest’animale lampeggiano le luci del torpiloquio, del doppio senso sessuale esplicito e non velato, della comicità popolaresca e della contemporaneità. La Brilli afferma fieramente che l’intento della sua Bisbetica non è certamente quello della ricostruzione filologica minuziosa, giacché non c’è un modo giusto o sbagliato di mettere in scena di Shakespeare, ma solo innumerevoli inquadrature che variano a seconda della prospettiva e del respiro di chi lo osserva. La Bisbetica della Brilli ha cercato di sviscerare i concetti shakespeariani in un linguaggio più immediato e simultaneo possibile, poiché lo spettacolo originale prevede 34 attori che si avvicendano sul palco in […]

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Teatro

Hamlet routine: l’Amleto in chiave elettronica

L’Hamlet routine, rivistazione dell’Amleto in chiave elettronica, è lo spettacolo andato in scena alla Galleria Toledo per la rassegna “stagioni d’emergenza” il 19 e 20 Settembre. Scegliere di rivisitare un grande classico come è l’Hamlet di Shakespeare è sempre una decisione che si apre a un duplice giudizio: è coraggioso o folle? Trovata astuta o geniale esperimento innovativo? La definizione sarà sempre aperta al dibattito, indipendentemente da ciò che realizzerai e come, di fronte a un classico rivisitato, il pubblico si dividerà sempre in due categorie: – i puristi: i conservatori, quelli che ritengono che un classico sia un testo quasi “sacro” e come tale vada toccato solo con delicatezza, senza violenza, senza strafare e stravolgere. – gli sperimentalisti: per l’appunto quelli che amano sperimentare e che ricercano soluzioni spesso provocatorie e sorprendenti. Quelli che amano “rivoluzionare” qualcosa che già esiste. Hamlet routine è un’opera provocatoria e controversa, una di quelle che prendono una pietra miliare della Letteratura, la spogliano di qualsiasi rivestimento arcaico, la presentano nuda allo spettatore, che le mette un vestito nuovo. Hamle – tronic è un’opera che ti pone dei quesiti, che ti fa lasciare la sala con una sorta di amaro in bocca, una specie di fastidio mischiata a incredulità per la sfacciataggine mostrata e curiosità di vedere fin dove ci si è potuti spingere. Hamlet routine: gioco mentale di musica, luci e gestualità L’Hamlet shakespeariano diventa uno spettacolo psichedelico di luci, di musica, elettronica e gestualità (musiche di Tommaso Mantelli, luci di Loris Sovernigo). La tragedia viene narrata attraverso gli strumenti scenici. La struttura della scena, con le sue luci e ombre, i cambi di tono, i silenzi, i vuoti, i momenti musicali, detta il ritmo della narrazione e mette insieme il tutto. La scena è completamente sorretta da Fabrizio Paladin, attore di grande talento, versatile, istrionico, che si destreggia sul palco interpretando tutti i personaggi canonici dell’Hamlet: Gertrude, Polonio, Lerte, Ophelia e naturalmente Amleto e tinteggiando ognuno in maniera caratteristica, accentuandone una nota di colore, fantasiosa, inventa,a dissacrante, come dissacrante è tutto lo spettacolo che continuamente gioca su se stesso. L’Hamle – tronic applica una sorta di “metateatro”, si prende gioco di sè, dissacra questa storia di morte e di amore, la fa sembrare tragicamente comica, una palliata greca, un sogno. Sospeso tra sogno e realtà, lo spettatore non riesce a capire se quello che ha visto è reale, se sia stato davvero possibile realizzare qualcosa di così lontano dalla sua sacralità originale, se si ha avuto davvero questo coraggio e questa sregolatezza. Hamle -tronic è uno spettacolo quasi per esperti, va analizzato minuziosamente e per farlo bisogna avere una sorta di amore di base per i personaggi del canone shakespaeriano. Solo con tale amore si base si potrà rendere questo spettacolo godibile, perchè lo si comprenderà, nella sua controversia, nel suo essere senza regole e per questo unico.

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