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Eroica Fenice

La Tag: social network contiene 15 articoli

Attualità

I social media e la società riflessa

Prima socium, poi socio, poi società, sociale, social media. Come in ogni analisi è sempre in nuce che si trova di ogni cosa la natura più significativa dell’esito finale, perché è quella che fa dipendere le altre. I social non riflettono tanto il concetto di società quanto l’originaria espressione esteriore di esso: l’alleanza. Descrivere i contesti sociali in toto, si sa, è sempre come dipingere un paesaggio naturale di monti, colline, mare e qualsiasi altra cosa il mondo dia a disposizione per complicare la faccenda. Non è così, però, per l’uomo invischiato in esse. Egli vive senza alcun interesse verso le sfumature che lo circondano seguendo, più che la versatilità del mondo, una bussola che segna una strada fissa. Il social network è specchio laterale non della cooperazione tra individui della società, che implicherebbe la costituzione di un macrogruppo; è piuttosto riflettore della chiusura in microgruppi rigidamente guidati da religioni legittimate dall’aggregazione collettiva. È sempre stato così, i radicalismi esistono dalla notte dei tempi: laddove c’è un oceano ci sarà sempre chi per fanatismo dovrà scendere fino al fondale per l’ebbrezza di soffocare. E ci sarà sempre chi per fanatismo e assenza di colore assumerà quella direzione cromatica. Morbosa unilateralità umana. La società di oggi, fra radicalismi e “egocentrismi” sui social media Ciò che distrugge le grandi stagioni culturali della storia umana non sono però i meccanismi suddetti, perché è cosa normalissima che nell’anatomia umana prima o poi diversi componenti saranno colti da qualche morbo. Portatrice della distruzione è la libertà di violenza dei radicalismi: lo spazio sconfinato compresso in uno smartphone che lo riflette solo a grandi distanze rende difficile che ci sia vergogna in chi scrive ‘Impiccatelo’, ‘fucilatelo e gettate la salma nell’oceano‘, ecc. nei commenti di un articolo di cronaca nera riferendosi al criminale protagonista. Radicalismi anche questi: lo chiamerei ‘il partito della violenza’. Verrebbe da credere che un barlume di giustificazione sia da concedere al pensiero comune indignato per la cronaca nera: no. No, perché un altro carrello di distruzione è l’appiattimento del pensiero di chi, avendo un credo a cui essere fedele ciecamente, appiattisce in maniera speculare nel rapporto soggetto-oggetto – egocentrismo? – ogni aspetto della realtà. La bussola indica la violenza. O l’ignoranza-arroganza di parlare di qualsiasi cosa pur non sapendone nulla. La bussola indica tutto. Unilateralmente. Ognuno fa ciò che la propria ‘Bibbia’ dice. Combattete: è cominciata l’era della sopravvivenza.

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Nerd zone

Fuudly: il nuovo social del cibo

Fuudly: è made in Italy il nuovo social “food experience” per gli amanti della buona tavola. E il team del nuovo social network ha deciso di presentarsi al popolo del web con un motto dalle fortissime reminiscenze jobsiane: Stay hungry, Stay fuudly. Nelle cucine di oggi i tablet hanno sostituito i libri di ricette; YouTube ha preso il posto dell’amica che ci spiega come preparare una ricetta; blog di cucina ci raccontano cibi e ricette, e i social network saziano i nostri appetiti virtuali con immagini e commenti. Insomma, il binomio tra cibo e web, e cibo e social network, è ogni giorno più forte e la voglia di condivisione gioca un ruolo fondamentale. Quando 10 anni fa è nato Facebook il mondo della comunicazione è radicalmente cambiato e tutta la nostra esistenza e le nostre relazioni sociali ne sono state influenzate. Da quel momento, è nata una vera e propria mania di fotografare il cibo. Pietanze da gustare con i soli occhi: il cibo assurge a opera d’arte, a Gioconda nel Louvre. Parlare di un simile argomento, dunque, non apparirebbe una novità. Tuttavia se si parla di un nuovo social interamente italiano che si concentra solo su cibo e ricette, riunendo gli attori del settore enogastronomico e gli appassionati, allora la storia diventa più interessante. A Milano, un gruppo di giovani startupper, animati da intuito, competenza e ambizione, hanno creato Fuudly, un portale e un’app che ambisce a diventare una piazza virtuale popolata da chef, blogger, ristoratori, food lovers e da tutti coloro che vogliono parlare di buona cucina ed eventualmente, promuovere la propria attività o professione. Si può accedere a Fuudly sia da un computer che da uno smartphone in quanto l’app funziona sia su iOS che su Android. Registrandosi gratuitamente ci si può attribuire il profilo/ruolo di Chef, Blogger o Fuudler, per presentarsi immediatamente alla community. Dopo ciò, il funzionamento di Fuudly è praticamente uguale agli altri social network in quanto si potranno pubblicare dei post, delle ricette e video-ricette, esprimere recensioni, pareri, scambiarsi consigli, tessere nuove amicizie o relazioni professionali, o semplicemente curiosare tra un mare di manicaretti presentati con immagini e spiegazioni. Un’altra particolarità, oltre al target specifico, è rappresentata dalla centralità attribuita alle immagini e ai video dal momento che è stato accertato, anche negli altri social come Facebook e Instagram, quanto il traffico e la visibilità aumentino grazie a questa tipologia di contenuti. Alcune funzionalità sono completamente gratuite e richiedono la semplice registrazione; altre sono fruibili a pagamento. Infine, è possibile seguire vere e proprie lezioni on-line, tenute da chef professionisti o da personaggi mediatici – quali ad esempio alcuni dei concorrenti dell’ultima edizione di Masterchef. Non poteva che essere italiano il social del cibo. D’altronde si sa: Italians do it better. Nunzia Serino

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Nerd zone

Comunicazione: tutti i mezzi che usiamo

Ai mezzi di comunicazione sociale moderni e contemporanei, tra i quali il giornale, la radio e la televisione, si sono aggiunte già da alcuni anni le cosiddette piattaforme virtuali di servizi di comunicazione sociale, conosciute anche a livello internazionale con il termine anglofono social network. Ho deciso di trattare degli aspetti positivi derivanti da tali piattaforme di comunicazione e non dei loro aspetti negativi, in quanto ritengo che come per qualsiasi ogni altra cosa, le piattaforme sociali di comunicazione diventino negative se male usate ed intese male nel loro significato più vero. Ecco spiegato, dunque, in maniera specifica e concisa al tempo stesso, il motivo della mia scelta. Per chi usa spesso (e spero non troppo, perché ancora una volta si ricadrebbe in uno di quegli aspetti negativi di cui riflettevo sopra, i servizi quali Facebook, Google + ed affini) sembrerà forse una banalità costituire i cosiddetti “gruppi” e le cosiddette “cerchie”, prendendo in prestito due termini propri del linguaggio tecnico di tali piattaforme di comunicazione. Eppure la possibilità di tenersi in contatto “in tempo reale”, come si suole dire in linguaggio tele comunicativo, con persone diverse e lontane fisicamente ma non culturalmente e dunque intellettualmente è una delle maggiori potenzialità, a mio avviso, delle piattaforme virtuali, una delle più importanti per l’uomo; ma se a quello che mi piace definire come il “popolo culturale della rete virtuale di comunicazione” appare come detto prima forse banale è perché tutto ciò è diventato semplicemente normale e se mi si chiede perché è diventato normale rispondo che il motivo sta nel fatto che è intrinseco nella natura dell’uomo riunirsi in circoli letterari e culturali e ciò ce lo dimostra la storia della letteratura. Ecco, quindi, come internet, nato dal genio scientifico, venga educato, nel senso arcaico del termine, dal genio umanista. Ritornando, nello specifico, alle qualità positive delle piattaforme sociali, oltre ai già citati metodi di aggregazione culturale, si trovano pagine dedicate a particolari argomenti, come le arti, per tenersi informati, quindi, sugli argomenti di cui si ha interesse e condividerli con i propri amici. È possibile partecipare ad un concorso, inviare materiale culturale, discutere di un tema con uno studioso di un’altra città, tenersi informati su questioni di studio, venire a conoscenza di eventi culturali e parteciparvi e semplicemente scambiarsi amene chiacchiere.  Gli aspetti positivi, quindi, sono tanti se, come detto, usati bene i servizi virtuali e se si tiene sempre in mente che sì tali piattaforme sono utili ma il loro uso deve essere sempre, come per ogni altra cosa, affiancato alla propria vita reale e ai propri rapporti interpersonali diretti. -I mezzi di comunicazione sociale-

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La “terza spunta” su WhatsApp: bufala o verità?

C’era una volta l’epoca in cui i social – media non avevano completamente preso il sopravvento sul mondo circostante, dove la parola “virtuale” non era pienamente comprensibile a livello pubblico. C’era una volta il tempo in cui i rapporti interpersonali nascevano e si sviluppavano faccia a faccia, al massimo al telefono, al massimo con i buon vecchi SMS, e se proprio vogliamo essere  uno di quei bacchettoni radicati nel passato i quali rifiutano senza mezzi termini l’avvento della tecnologia (esistono ancora?), possiamo fare appello alla lettera scritta a mano come mezzo di comunicazione amorosa in cui la febbrile attesa accendeva maggiormente l’intento. Tutto iniziò intorno al 2004 quando un allora ventenne Mark Zuckerberg fondò l’azienda Facebook che è ora uno dei siti più visitati al mondo, insieme ai più importanti portali di ricerca a livello mondiale, come Google o Yahoo!; man mano che le relazioni hanno iniziato a limitarsi alla staticità di un computer, si è andati oltre l’uso informativo e senza dubbio pratico del progresso informatico, anche se d’altronde la comunicazione virtuale ha incrementato la ricettività dei propositi divulgativi quando insomma tutto questo è giustificato per rimanere al pari passo con la contemporaneità, sociale e culturale. In pochi anni “tag”, “post”, “tweet”  sono entrati a far parte del gergo comune, insieme al “whatsapp”, dall’omonima applicazione di messaggistica istantanea che ha surclassato tutti, e che allo stesso modo ha eliminato, in maniera talvolta poco consona e inadeguata, ogni tipo di privacy comunicativa. Il riserbo di una conversazione quanto la possibilità di rispondere o meno al nostro interlocutore, sono stati spazzati via, ma non si può nascondere l’utilità e ormai quasi la necessità del mezzo, soprattutto perché senza costi e mobile. Tutti sappiamo come Whatsapp  funzioni: dopo la trascrizione del messaggio una spunta verde indica la consegna di esso al server, e quella doppia designa l’avvenuta ricezione sul cellulare del nostro destinatario. Da qualche giorno però circolano in rete alcune notizie riguardanti la possibilità al prossimo aggiornamento dell’aggiunta di una famigerata “terza spunta”, che dovrebbe significare l’effettiva lettura del “whatsapp”, sottinteso un’ulteriore perdita di riservatezza e l’eventualità di fraintendimenti oltre che di drastici malintesi, se non accade già adesso: il che è paradossale ma non tanto irreale per noi, assuefatti dai mille stimoli immateriali simulati dalla tecnologia di oggi. La notizia è partita da alcuni siti di informazione spagnola probabilmente con l’unico intento di creare scompiglio, e sembrerebbe che le piattaforme ufficiali e americane non ne parlino affatto. Facciamo parte certo di una società in cui se non possiedi tali nuovi mezzi di comunicazione, sei inevitabilmente fuori dal mondo, e non si tratta solo di essere consapevolmente “costretti” a stare al passo con i tempi. Di famiglie sfasciate, coppie scoppiate e litigi ai limiti dell’inverosimile, quasi da sceneggiatura cinematografica, ne abbiamo sentito parlare spesso, nati a causa dei social network e della conseguente perdita di ogni riservatezza, dove anche i più timidi spiattellano on line la propria vita; ma anche se quasi tutti sono invischiati in questo marasma virtuale per loro scelta, avete mai pensato se […]

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Attualità

Esibizionisti da social network, una riflessione

Esibizionisti 2.0: la nuova frontiera della megalomania   Esibizionisti, parliamone. Fino a pochi anni addietro, eravamo abituati ad avere a che fare con “piacioni” in carne ed ossa, pronti a rendere noto vis à vis tutto a tutti senza remora alcuna. Ma da quando il mondo delle comunicazioni è profondamente cambiato grazie all’avvento di internet e della dimensione virtuale, come si è adeguato l’atteggiamento degli esibizionisti in funzione dei social network? Ecco una personalissima analisi della fenomenologia dei mattatori internauti: Foto profilo: ovviamente la migliore, nella quale si mostrano in tutto il loro charme. Foto copertina: ambiscono a conquistare quella di Vanity Fair, ma devono accontentarsi della propria pagina Facebook, quindi ecco piazzato un mega scatto dove li si possa ammirare in tutta la loro bellezza. Album: stracolmi di foto che documentano qualsiasi momento della loro vita e della loro giornata. Status: citazioni letterarie o sentenze sull’operato di Presidenti del Consiglio, allenatori di calcio, Papi, sindacalisti, segretari di partito e manager aziendali per dimostrare di essere colti, oltre che terribilmente affascinanti. Assistendo molto spesso a fenomeni di questo tipo, mi chiedo quali siano le reali motivazioni che spingono gli esibizionisti da social network a tale sovraesposizione virtuale. Presunzione? Egocentrismo? Narcisismo? Molto tempo libero a disposizione? Manie di protagonismo? Secondo il mio personalissimo osservatorio, i megalomani 2.0 appartengono (ahimè) per di più al genere femminile. Non mi riferisco, però, a ragazzine nel pieno della febbre da condivisione condita da un pizzico di imprudenza, ma ad attivissime documentariste adulte, molto spesso tristemente emule delle starlettes da baraccone in cerca di visibilità social. Dalle signore in questione, nel corso degli anni, ho visto postare davvero di tutto: ecografie dei figli, foto di bimbi piccolissimi, selfies con bocca a cuoricino, reportages in tempo reale di viaggi, cerimonie e ogni sorta di evento, proprio o altrui. Per non parlare, poi, delle foto ammiccanti nelle quali sembrano dire “GUARDATEMI”. Guardatemi stesa sul letto, guardatemi il lato b, guardatemi mentre studio, mentre sono in vacanza, mentre lavoro, mentre prendo il sole. Guardate che libro sto leggendo, guardate che belle scarpe indosso, guardate come mi sto divertendo, guardate cosa mi hanno regalato. Guardate quanto sono maledettamente sexy. Lo scopo di tutta questa sovraesposizione? “DOVETE SAPERLO TUTTI”. L’epilogo subliminale delle più cattivelle/ superbe? Forse “ IO SÌ E VOI NO”. Gli esibizionisti non condividono, espongono. Ovviamente, senza utilizzare filtri privacy Come mai non “girare”  foto o informazioni ammantate di una certa delicatezza agli amici social in posta privata (funzione da sempre esistente su fb) o via mail (questa sconosciuta)? Sarà proprio in nome del trinomio “guardatemi – dovete saperlo tutti – io sì e voi no” che alcune agiscono così? Trovo sicuramente carino divertirsi sui social postando foto personali e di gruppo, qualche istantanea dell’ultimo viaggio fatto, di un evento particolare, oppure esprimere sporadicamente pareri di varia natura o sfottò nei confronti di qualcuno. È senz’altro vero che nessuno pubblicherebbe mai una propria foto nella quale si assomiglia ad un’ameba piuttosto che ad un essere umano, che è certamente bello condividere un evento gioioso con i propri […]

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