Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La Tag: Teatro Diana Napoli contiene 10 articoli

Teatro

Due al Diana: Raoul Bova e Chiara Francini in scena

Raoul Bova e Chiara Francini tornano in scena a Napoli, sul palcoscenico del Teatro Diana, con lo spettacolo Due, scritto da Luca Miniero e Astutillo Smeriglia. Diretto dallo stesso Miniero, già regista della pellicola campione di incassi Benvenuti al Sud e per la prima volta autore e regista di un testo teatrale, lo spettacolo sarà in scena a Napoli fino al 30 aprile. Due al Diana: realtà allo specchio con il duo Bova – Chiara Francini Miniero mette in scena un duo insolito composto da un’interprete come Chiara Francini, che si sta imponendo con forza sul panorama teatrale e cinematografico italiano come una delle attrici più poliedriche e convincenti nel suo genere, e Raoul Bova, di impronta più marcatamente cinematografica-televisiva, che torna a teatro dopo 20 anni dal suo ultimo lavoro. Ed è proprio questo bilanciamento a rendere questo lavoro singolare ed apprezzato al tempo stesso. Entrambi i protagonisti mettono sulla scena i dubbi di una coppia che non ha solo deciso di convivere, ma di sposarsi. Ecco che Paola, così stralunata ma maledettamente simpatica e sprizzante d’ ironia in ogni dove, si trova a fare i conti con Marco, uomo di origine calabrese con valori che oscillano tra il pragmatismo dell’uomo meridionale e la sua visione filosofico-epicurea della vita. Ecco che la coppia si trova alle prese con i problemi del presente, ma si mostra anche desiderosa di scoprire come evolverà il loro rapporto di qui a vent’anni. Saranno solo delle apparizioni fugaci, attraverso cartonati che riempiono il palcoscenico, come fantasmi onnipresenti all’interno della propria camera da letto, a rivelare ai due quello che il partner era e sarà tra vent’anni. Realtà allo specchio ripercorrono tutti i dubbi che qualsiasi coppia che si trovi a convivere, o ancor di più a sposarsi, si pone inesorabilmente quale quesito a cui solo il tempo potrà rispondere. “Marco è alle prese con il montaggio di un letto matrimoniale, Paola lo interroga sul loro futuro di coppia. Sapere oggi come sarà Marco tra 20 anni, questa la sua pretesa. O forse la sua illusione”. Lo stile drammaturgico asciutto e scorrevole esalta le caratterizzazioni attoriali della Francini e di Bova, regalando momenti di grande comicità e di ironia attraverso una visione dell’amore che passa istantaneamente dal leggero al profondo, dalla comicità alla poesia. Vengono poste in rilievo, quindi,  interpretazioni convincenti e credibili, con una forte impronta cinematografica, soprattutto nel recitato di Bova, che risulta diretta e proiettabile nella vita quotidiana, bilanciandosi perfettamente con l’istrionica Francini i cui tempi comici, variazioni di tono e presenza scenica dimostrano, sin dai primi minuti, la prova attoriale a cui sta dando sfoggio. Un testo, quindi, che narra di amore, non quel tipo di amore idilliaco o trascendentale, ma quel rapporto di coppia quotidiano che si instaura giorno per giorno tra due persone che si amano. Ecco che allora, quando durante lo spettacolo compare la figura di Epicuro, portatore di valori come l’apatia e l’atarassia, viene ironicamente stravolto il suo pensiero filosofico, contestualizzandolo e immergendolo nel quotidiano della nostra società e delle nostre vite. Epicuro […]

... continua la lettura
Teatro

L’arte di essere fragili e il lusso di sognare: D’Avenia al Teatro Diana

L’arte di essere fragili: un’arte che parla di astri e sogni, quella portata sul palco del Teatro Diana di Napoli da Alessandro D’Avenia, in primis professore al liceo di letteratura e poi scrittore palermitano, autore di romanzi in poco tempo divenuti best-sellers, si ricordi Bianca come il latte, rossa come il sangue, Cose che nessuno sa e Ciò che inferno non è. L’arte di essere fragili (“Come Leopardi può salvarti la vita“ si legge nel sottotitolo) è un libro edito dalla Mondadori, pubblicato alla fine di ottobre 2016, poi cresciuto fino a diventare uno spettacolo teatrale che viaggia per la penisola regalando, a chi riesce ad assicurarsi una poltroncina a teatro, l’occasione di credere, avere fede nei desideri. Sul palcoscenico è stata ricreata un’aula a pochi minuti dal suono della prima campanella: sono gli alunni del liceo napoletano Giuseppe Mazzini che siedono tra i banchi che fanno scenografia. C’è chi si scatta un selfie e chi scambia due chiacchere con la bella ragazzina del secondo banco, volano aeroplanini di carta fatti con le pagine dei quaderni, volano sguardi alla platea e guance rosse. Tutti pronti ad una lezione di vita. L’arte di essere fragili, la bellezza di essere luce Come in un quadro di Caravaggio, protagonista è stata la luce, quella che scorre dagli occhi e bagna la vita: è stata emozione, è stata questione di parole che attraversano la carne e arrivano dritte a chi di dovere, al signor cuore. Cuore. Parola mai banale: il petto come figura retorica del luogo del sentire, dove non c’è caos da temere perché tutto è disordine. Certezza non è mai sicurezza. Bisogna mettersi in pericolo per essere presenti, per avere una storia in cui raccontarsi, per avere sbagli in cui riconoscersi. “Proprio il pessimista Leopardi” esagerava ironicamente D’Avenia dal palco: proprio lui si è fatto creatore d’incanti, ha imitato lo stesso Dio in cui poco credeva per rendere bellezza un dolore che conta, un’amarezza che ha il sapore del gelato, per così dire. L’arte di essere fragili è l’Odissea di un’anima che non ha vissuto il grande amore né seguito la brillante carriera: è la storia di un uomo geniale che non ha mai piegato il suo estro alle convenzioni, un’anima alla quale i libri di letteratura non sempre rendono giustizia. Leopardi è qualcosa in più del pessimismo in tre fasi, è un libro che ha le sue parti più belle tra le righe – spiega D’Avenia col cuore (e un’agendina rossa) in mano. Leopardi è la bellezza che non si arrende, è l’incarnazione del desiderio: de-sidero, dal latino sidus, “stella”, secondo l’interpretazione prevalente, desiderare significherebbe allontanare lo sguardo dalle stelle, sentirsi perso e, di conseguenza, sognare di ritrovarsi. Sogno: così vicino a desiderio, fratello, sinonimo, al punto da confondersi, al punto da chiedergli in prestito il significato per parlare di sé. È la storia dell’essere presenti, del vivere dimenticando il tempo degli orologi, seguendo il ticchettio di una vocazione, una luce. L’arte di essere fragili… e preziosi Napoli è stata un miracolo per un Leopardi […]

... continua la lettura
Teatro

Massimo Ranieri: il Teatro del Porto al Diana

Massimo Ranieri porta in scena con la Compagnia Gli Ipocriti “Il Teatro del Porto”, al teatro Diana di Napoli dal 14 dicembre all’8 gennaio, con ben 21 repliche dopo la sorprendente prima di mercoledì 14 dicembre. I versi, la prosa e la musica sono di Raffaele Viviani (1888 – 1950), la regia è affidata a Maurizio Scaparro, regista e critico teatrale italiano nato a Roma, classe ’32. Massimo Ranieri raccoglie il testimone di Viviani Il Teatro del Porto di Massimo Ranieri sintetizza due pièce di Viviani, Scalo marittimo e Caffè di notte e giorno. A quel periodo, gli anni Trenta, risale la sperimentazione di Viviani in occasione delle numerose manifestazioni al teatro Umberto: è lì che l’artista sintetizza nel teatro ad atto unico la messinscena della danza, della recitazione e del canto. Le sue macchiette vengono affidate agli astri nascenti del varietà, da cui trae spunto per dare alla luce delle commedie apparentemente frivole, ma infarcite di riflessioni sulla Napoli del suo tempo e sulla metateatralità. Viviani passerà ai due atti con Caffè di notte e giorno, sfruttando la grandissima popolarità che l’Umberto gli stava offrendo per mettere in scena le grottesche, umoristiche figure umane della Napoli post-bellica, macchiette che cantano e ballano sullo sfondo dell’emigrazione, della guapparia e degli amori fugaci. Con quale spirito bisogna essere spettatori del Teatro del Porto? Da un lato ci si aspetta lo stravagante magnetismo che Massimo Ranieri porta in scena nei teatri di tutta Italia, ballando e cantando come un giovane romantico di altri tempi; dall’altro si crea l’aspettativa che straborda quando si parla di commediografi del calibro di Viviani. E la sintesi è una macchina del tempo che, coi suoi temi, porta il passato nel presente, e dà al presente la possibilità di specchiarsi nel passato, alter-ego forse più inconsapevole ma più romantico senza dubbio. Varietà e partenze: fra Viviani e Ranieri Una giovane compagnia napoletana prova alcuni passi di tango all’inizio della commedia: siamo nel puro metateatro, Massimo Ranieri è il Direttore (o meglio, ‘O Direttò) e il suo arrivo sulla scena provoca un certo tumulto in platea, ma anche sul palco: la compagnia è in subbuglio per la prossima partenza verso il Sud America. Le difficoltà di fare carriera e fortuna a Napoli (e questo ci ricorda qualcosa di tremendamente attuale) conduce la compagnia verso l’Argentina, il Brasile, l’Uruguay: gli attori della compagnia alternano gioia e inquietudine, tristezza e palpitazione per questo futuro incerto ma pieno di sorprese. Ci ricorda qualcosa? La compagnia del Teatro del Porto organizza l’ultima esibizione napoletana prima del grande viaggio per mare, matrigna e materna scatola di possibilità e imprevisti. Il grande varietà di Raffaele Viviani torna sulla scena con una forza prorompente: diverse storie si intrecciano nell’ultima esibizione dei commedianti, che cantano e ballano, recitano e suonano la vita di Napoli nel periodo che si incastra fra la Prima e la Seconda guerra mondiale. Massimo Ranieri è un guappo, poi uno strampalato corteggiatore, poi un amante sofferente. Attorno al cerchio del riso e del […]

... continua la lettura
Comunicati stampa

Teatro Diana, spettacoli della stagione 2016/2017 (Foto)

Sì è svolta ieri, nel foyer del Teatro Diana, la conferenza stampa di presentazione del cartellone 2016 /2017 che vedrà graditi ritorni, debutti e spettacoli di altissimo profilo. Erano presenti, tra gli altri, Sergio Assisi, Serena Autieri e Vincenzo Salemme. Moderata da Claudia Mirra, la conferenza è stato un interessante momento di discussione sul teatro e su tutte le attività svolte dal Diana che, anno dopo anno, si conferma grandissimo polo di attrazione culturale per il Vomero e per tutta la città di Napoli.  La nuova stagione, la 37° stagione di prosa, verrà aperta, a grande richiesta e per soli tre giorni (30 settembre e 1-2 ottobre), da Massimo Ranieri con il suo concerto “Sogno e Son desto…in Viaggio”. Si comincia con Filumena Marturano e Calendar Girls  L’inaugurazione del nuovo cartellone avverrà ufficialmente giovedì 13 ottobre con l’attesissimo debutto di una delle più belle commedie di Eduardo de Filippo, “Filumena Marturano”, che avrà come protagonisti GEPPY GLEIJESES e MARIANGELA D’ABBRACCIO, per la regia di Liliana Cavani. Mercoledì 9 novembre sarà poi la volta della commedia, “Calendar Girls”, testo teatrale scritto da Tim Firth, tratto dall’omonimo film con la regia di Nige Cole. Le protagoniste saranno ANGELA FINOCCHIARO e LAURA CURINO. La storia, ispirata ad un fatto realmente accaduto, è quella di un gruppo di donne fra i 50 e i 60 anni, che si impegna in una raccolta fondi destinati a un ospedale stanche di vecchie e fallimentari iniziative di beneficenza, hanno l’idea di fare un calendario diverso da tutti gli altri e posare nude. La regia è affidata a Cristina Pezzoli. Mercoledì 23 novembre sarà la volta di un omaggio ad un grande attore e regista recentemente scomparso: “Non ti pago” con GIANFELICE IMPARATO e CAROLINA ROSI per l’ultima regia di Luca de Filippo. Da mercoledì 14 dicembre per le festività natalizie un graditissimo ritorno al Teatro Diana per MASSIMO RANIERI con un nuovo spettacolo “Caffè del porto” Dopo il successo di “Varietà Viviani”, Massimo Ranieri e Maurizio Scaparro affrontano ancora una volta il grande drammaturgo Raffaele Viviani, attraverso i suoi atti unici Scalo Marittimo e Caffè di notte e giorno, con le musiche di Pasquale Scialò. Teatro Diana, spettacoli teatrali del 2017 Mercoledì 11 gennaio, GIULIO SCARPATI e VALERIA SOLARINO renderanno omaggio ad un grande autore e regista scomparso lo scorso anno, Ettore Scola con la sua commedia “Una giornata particolare”. La regia è di Nora Venturini. Il 25 gennaio ci sarà un ritorno al Teatro Diana per SERGIO ASSISI con una divertentissima commedia “L’ispettore Drake e Il delitto perfetto”, una fortunata commedia inglese di David Tristram in cui si alternano continue e inaspettate gag e innumerevoli colpi di scena, in cui tutto, ma proprio tutto, può accadere. Mercoledì 15 febbraio VINCENZO SALEMME porterà in scena una sua commedia inedita “Una festa esagerata!”, che tratta della piccola borghesia e delle anomalie di pensiero di tutte quelle persone che siamo soliti definire come “normali”. Il 22 marzo sarà la volta di un graditissimo ritorno al teatro Diana, dopo il successo dello scorso anno per CARLO […]

... continua la lettura
Teatro

Buena Onda di Rocco Papaleo

Rocco Papaleo torna a teatro, questa volta con Buena Onda, con la regia di Valter Lupo. Dopo il film Onda su Onda da poco visto nelle sale italiane, il lucano più famoso d’Italia torna a Napoli, dove era stato molto applaudito con gli atti unici di Eduardo De Filippo (Eduardo: più unico che raro!) qualche anno fa. Anche questa volta al suo fianco Giovanni Esposito, poliedrico attore napoletano, già famoso ai tempi dell’indimenticabile Pippo Chennedy Show col personaggio di Giovanni Cazzaniga. La musica e le storie si incontrano nella messa in scena di Papaleo e Lupo (entrambi autori dello spettacolo), per chi lo ha già visto a teatro nella sua Piccola Impresa Meridionale non ci sono troppe sorprese: Rocco Papaleo è un attore esperto, conquista il pubblico con le sue storie e lo coinvolge. Pubblico in crociera: la Buena Onda accoglie tutti All’ingresso in sala i protagonisti accolgono il pubblico già ‘nella parte’, prendendo in giro i presenti con abilità da attori navigati -mai come questa volta aggettivo fu più calzante. Sono l’equipaggio di una nave da crociera, la Buena Onda appunto, e conducono i passeggeri-spettattori verso la notte di Capodanno in alto mare. Rocco Papaleo interpreta un cantante accompagnato da un gruppo, gli Incompresi, di nome e di fatto, musicisti ‘veri’ che mostrano tutte le loro poliedriche abilità sul palco. Il loro stile un po’ malinconico, infatti, non è molto gradito dal capitano, interpretato da Esposito che non vuole jazz sulla sua nave (non stavano suonando jazz sul Titanic quando è affondato?), ma  con dei musicisti che non conoscono nemmeno le parole di Volare, non sarà cosa semplice. Le canzoni di Papaleo & co. sono ben riuscite e fanno sorridere, gli attori e i musicisti sono molto bravi, ma lo spettacolo nel complesso non sembra perfettamente riuscito, come se l’esperimento avesse ancora bisogno di trovare la sua forma definitiva. Ci si augura che questo duo così ben assortito riesca a trovare un modo per collaborare in modo proficuo. Alla fine della messa in scena, però, Papaleo ed Esposito sono riusciti a far alzare un piedi tutto il Teatro Diana convincendo il pubblico a non prendersi sul serio per qualche minuto e facendo tornare tutti a casa con un sorriso.

... continua la lettura
Teatro

Storie di Claudia: la Gerini al teatro Diana

Storie di Claudia, spettacolo interpretato dalla bellissima Claudia Gerini va in scena dal 24 febbraio al 6 marzo presso il teatro Diana di Napoli. Il teatro Diana, come sempre riesce ad accontentare il proprio pubblico con appuntamenti ricchi e sorprendenti. Storie di Claudia, realizzato da Claudia Gerini, Giampiero solari, Paola Galassi e Michela Andreozzi, si presenta come uno spettacolo brioso ed affascinante, in cui ballo, musica e recitazione si mescolano magistralmente coinvolgendo ed entusiasmando il pubblico. La storia è quella di Claudia, una bambina curiosa e vitale la cui vita cambia grazie all’amicizia con la signora Maria, un’eccentrica vicina di casa amante della musica e dell’arte. Negli incontri con la colorita signora, la piccola Claudia avrà modo di scoprire, coltivare e condividere la sua passione per il mondo dello spettacolo. Le grandi donne del passato, personaggi come Carmen Miranda, Frida Khalo e Monica Vitti, influenzeranno la crescita della bambina che, incoraggiata dall’anziana, svilupperà così la sua passione artistica. Claudia Gerini, con la sua narrazione, permette al pubblico di calarsi nel suo mondo, nelle Storie di Claudia, e di comprendere i lati più intimi della donna che si cela dietro la grande attrice che noi tutti conosciamo. Nel corso della rappresentazione, risulta impossibile non notare il grande affetto e gratitudine che la protagonista riserva tuttora nei confronti della signora Maria. Probabilmente, se non avesse incontrato quella peculiare vicina la vita di Claudia oggi sarebbe molto diversa. Con Storie di Claudia, la Gerini si racconta, confidando al pubblico quelli che sono i lati più nascosti del proprio carattere. Il desiderio di successo, gli impegni lavorativi e l’amore per la famiglia, sono solo alcune delle sfaccettature della personalità di questa grande artista, che mediante canzoni, balli e splendida recitazione, riesce a parlare di sé senza mai annoiare il pubblico. Claudia Gerini, confida alla platea quelli che sono i retroscena di una vita da red carpet! Lo spettacolo, arricchito dal magistrale accompagnamento musicale di Davide Pistoni, permette alla protagonista di dimostrare pienamente le proprie doti artistiche, stupendo il pubblico con la sua straordinaria versatilità.

... continua la lettura
Teatro

Decameron, Stefano Accorsi rilegge Boccaccio al Diana

Un carrozzone da aprire, chiudere, smontare e rimontare. Sei attori talentuosi a dar voce ad alcune delle novelle boccacciane più belle, raccontate in un percorso in cui centrali sono temi di scottante attualità. Questi sono gli ingredienti vincenti di Decamerone: vizi, virtù, passioni, secondo spettacolo del progetto “grandi italiani” di Marco Baliani, che vede come co-regista e mattatore sulla scena Stefano Accorsi. Dopo L’Orlando Furioso e con in cantiere Il Principe di Machiavelli, i classici della letteratura italiana tornano a teatro con una pièce prodotta dal Teatro Nuovo, che si ispira e rilegge le vicende raccontate nel capolavoro dello scrittore di Certaldo, catturandone fin da subito lo spirito e gli intenti. Non c’è la peste da cui scappare ma la paura di non riuscire a vivere soltanto della propria passione. E così, una umile compagnia di attori girovaghi, la cui arte di commedianti riesce a malapena a garantirgli il sostentamento, decide di partire e riproporre in nuove vesti i classici al pubblico. Non potendosi permettere altri membri, il gruppo dovrà accontentarsi dei pochi elementi scenici e sarà costretto a cambiare più volte non solo il ruolo, ma anche la lingua per essere quanto più fedeli ai personaggi interpretati. Stefano Accorsi e l’italiano del Trecento 2.0 Dal fiorentino, al bolognese, fino ad arrivare al sardo, a seconda della città in cui la novella narrata è ambientata, gli attori passano da un dialetto all’altro con una notevole maestria. La lingua utilizzata lungo tutto il corso dello spettacolo, che tende sempre ad arricchire il testo piuttosto che limitarsi ad una sua superficiale lettura, è molto vicina a quella usata da Boccaccio. Si tratta, nello specifico, di un italiano del ‘300, nelle sue varianti regionali, rimaneggiato per essere “universale” e di più facile comprensione per il pubblico. Sette novelle classiche per dipingere l’attualità La scelta delle novelle non è casuale ma funzionale all’intento di riaccendere le speranze e la voglia di evasione del pubblico, ma non solo. Non mancano, infatti, critiche e riferimenti all’attualità. Il personaggio di Frate Alberto, venditore di frottole e inganni della decima novella della prima giornata, ad esempio, è terribilmente attuale e lo stesso può dirsi delle vicende che vedono coinvolte le donne del Decameron che subiscono maltrattamenti e, talvolta, vengono uccise. Ed è la violenza domestica, in contrapposizione alla spontaneità genuina dell’eros, uno dei temi dominanti dello spettacolo che, attraverso gli intermezzi tra le narrazioni, vuole fornire spunti di riflessione. La stessa povertà della compagnia, che si deve arrangiare con i pochi soldi che l’arte teatrale gli frutta, è una forte critica al governo e ad una società che non apprezza fino in fondo il teatro. Una critica ai non fondi, alle non idee e alla pochezza drammaturgica che, spesse volte, grandi scenografie provano con insuccesso a celare. A volte, infatti, basta riprendere un classico e fornire ad attori di talento un paio di oggetti di scena che diventeranno balconi, letti e cucine con la fantasia del pubblico, a rendere una buona idea, uno spettacolo grandioso. E Marco Baliani e Stefano Accorsi […]

... continua la lettura
Teatro

“Provando….dobbiamo parlare” di Sergio Rubini al Teatro Diana

Da mercoledì 27 gennaio a domenica 7 febbraio 2016 va in scena al Teatro Diana “Provando…dobbiamo parlare“, commedia scritta da Sergio Rubini, Carla Cavalluzzi e Diego De Silva, per la regia dello stesso Sergio Rubini. Una commedia che vede la luce nella stessa cornice di teatro, al quale oggi ritorna, dopo una parentesi al cinema, con un’anima rinnovata. Lo spettacolo, infatti, mette in scena le prove di un copione destinato ad  un film, uscito nelle sale lo scorso novembre, che si muove all’interno di un atto unico. È lo stesso Rubini a presentare, prima dell’inizio della “prova”, il backstage della finzione scenica,  della scenografia di un bellissimo – almeno in apparenza- attico nel centro di Roma, gli attori e i personaggi. Gli interpreti portano sulla scena due coppie di amici inseparabili, che sembrano, tuttavia, rappresentare due mondi contrapposti: da un lato c’è la coppia borghese formata da Costanza (Maria Pia Calzone) e Alfredo detto “il Prof” (Fabrizio Bentivoglio), entrambi medici, al loro secondo matrimonio e alla loro ennesima crisi coniugale; dall’altro la coppia intellettuale formata da Vanni (Sergio Rubini), scrittore affermato e Linda (Isabella Ragonese), di vent’anni più giovane di lui, sua musa che scrive all’ombra del maestro-fidanzato. La sconvolgente scoperta di una relazione extraconiugale di Alfredo porta Costanza a precipitarsi, senza preavviso, a casa di Linda e Vanni che intanto stanno per uscire. In un sera che diventa lentamente notte sopraggiunge anche Alfredo ed ecco che il soggiorno degli amici si trasforma in un vero e proprio teatro di guerra nel quale i coniugi si rinfacciano tradimenti, mancanza di affetto e attenzione, ma soprattutto conti in banca, patrimoni da spartire, rivendicazioni sui figli avuti dai precedenti matrimoni. I due padroni di casa, che inizialmente si sentono presi ostaggio dalla coppia di amici in crisi, dopo aver cercato di mediare tra l’accusato e l’accusatrice i cui ruoli ben presto si invertono, finiscono allora con l’essere coinvolti nella riflessione sul proprio rapporto che appare così puro e onesto, lontano dalla meschinità e da calcoli utilitaristici e basato esclusivamente sull’amore. E così quella contrapposizione di mondi iniziale e quella distanza che spinge Linda ad affermare più volte di essere così diversa dalla sua migliore amica Costanza, tende pian piano a cadere e far emergere, dalla parte della coppia inaspettata,  nuove bugie, tradimenti, desideri e attese, nascosti sotto il tappeto di una relazione perfetta. “Provando…dobbiamo parlare” di Sergio Rubini: il gioco delle apparenze L’atto unico della vicenda, concentrata in un unico ambiente e in un’unica notte, porta a un crescendo di parole: parole non dette, urlate e che pesano come macigni, parole segrete, sarcastiche e crudeli, parole che nascondono inganni e bugie e che svelano poi finalmente la verità. Quel gioco al massacro di persone che per troppo tempo hanno finto di accettare situazioni che in fondo facevano loro comodo nell’amore come nell’amicizia, diventa scontro di punti di vista diversi, ma soprattutto disvelamento di certi compromessi e ipocrisie che sono alla base di tutti i rapporti, nonostante le apparenze. Il vortice di parole, che rischierebbe di […]

... continua la lettura
Teatro

Servo per due al Teatro Diana

Al Teatro Diana di Napoli sbarca Servo per due nell’adattamento di Pierfrancesco Favino, Paolo Sassanelli, Marit Nissen e Simonetta Solder. Tratto da un classico del teatro, Il servitore di due padroni di Carlo Goldoni, Servo per due è un adattamento di One Man, Two Guvnors di Richard Bean, che sta riscuotendo molto successo in Inghilterra dal 2011.  Nella versione italiana, insieme alla parte attoriale, ha grande importanza la musica, grazie alle esecuzioni dal vivo dell’orchestra Musica da Ripostiglio, composta da 4 elementi (Luca Pirozzi, Luca Giacomelli, Raffaele Toninelli, Emanuele Pellegrini) che ripropongono, con arrangiamenti originali, le più note canzoni dell’epoca in cui è ambientata la commedia. Sono loro ad accogliere il pubblico mentre inizia ad affollare la sala, catturando immediatamente le simpatie di tutti. La loro presenza aiuta a creare un riuscitissimo mix tra la tradizione di Broadway, Bean e Goldoni. La trama è vicina a quella goldoniana. Pippo (Favino),  che in Goldoni si chiamava Truffaldino, è uno squattrinato che accetta due lavori contemporaneamente per saziare la sua fame perenne. Il suo tentativo di non farsi scoprire   genererà una commedia degli equivoci di plautina memoria. In fondo ci sarà un motivo se queste trame vengono riutilizzate? Se Favino e Sassanelli hanno riadattato Bean che aveva a sua volta riadattato Goldoni evidentemente questo canovaccio funziona. E le reazioni del pubblico lo confermano. Servo per due-Cronaca di uno spettacolo imprevedibile L’ambientazione è, in questo caso, una Rimini degli anni ’30 di felliniana memoria. La nota meta balneare è fotografata durante il Fascismo e i personaggi che riempiono la scena sono tutti caratterizzati da un forte accento ‘regionale’, ricordando la commedia dell’arte, in cui ogni parlata regionale corrispondeva ad una carattere, una ‘maschera’ insomma. Favino, da mattatore, interagisce con il pubblico, li prende in giro e si prende in giro, lasciando nel dubbio sulla casualità o meno di alcuni episodi (quelli che salgono sul palco sono attori o persone scelte a caso tra il pubblico?). Sembra aver preso molto sul serio le indicazioni di Goldoni che aveva scritto inizialmente questo testo come canovaccio per l’attore preferito Antonio Sacchi, che recitava improvvisando secondo l’usanza del tempo, prima che il testo trovasse una forma definitiva. Merita un plauso Paolo Sassanelli (sì, quello di Un medico in famiglia) che passa da regista dello spettacolo a comprimario in scena. Canta e balla con l’Orchestra da Ripostiglio durante i cambi-scena e interpreta un esilarante anziano cameriere pugliese molto apprezzato dal pubblico. Tutti gli attori (Bruno Armando   Gianluca Bazzoli   Pierluigi Cicchetti Anna Ferzetti   Marit Nissen   Totò Onnis Diego Ribon   Eleonora Russo   Fabrizia Sacchi Luciano Scarpa) collaborano ad ottenere un risultato comico complessivo ben riuscito, partecipando anche con canti e coreografie di stampo broadwaiano e persino il cattivissimo Thomas Trabacchi strappa molte risate al pubblico.

... continua la lettura
Teatro

Il Prezzo di Arthur Miller al Teatro Diana

Il Prezzo di Arthur Miller è in scena al Teatro Diana dall’11 al 22 novembre con la regia di Massimo Popolizio e la Compagnia Umberto Orsini.   La commedia di Miller, Il prezzo, scritta nel 1968 e poco nota in Italia, riprende temi molto presenti agli autori americani di quell’epoca. Al centro dello spettacolo, infatti, c’è il tema del disagio di una famiglia in un momento di grandi cambiamenti storico-economici, la crisi economica del 1929.  Al centro della storia due fratelli. Dopo sedici anni dalla morte del padre devono disfarsi dei suoi mobili ammassati in un vecchio appartamento, perché il palazzo dove si trovano deve essere abbattuto per fare spazio all’avvento della modernità. Se ne occupa Victor (Massimo Popolizio), uno dei due figli, un poliziotto con una moglie depressa e alcolizzata (Alvia Reale), l’unico che si è occupato del genitore negli ultimi anni della sua vita. Suo fratello Walter (Elia Schilton), invece, è riuscito a non subire la crisi economica e ha chiuso i rapporti con i parenti da sedici anni.  I due fratelli pensati da Miller rappresentano due scelte opposte che hanno avuto risultati diversi. Uno ha scelto di ‘sacrificarsi’ per stare vicino al padre vittima della crisi economia, l’altro ha preferito diventare un self-made man e allontanarsi dalla famiglia di origine, diventando un medico di successo.  Tra i due un venditore ebreo (Umberto Orsini), chiamato a stabilire il prezzo del mobilio da vendere, un uomo anziano, abituato a incontrare famiglie in crisi che si dividono gli oggetti in seguito a grandi traumi, lutti o separazioni e avvezzo ad incrociarsi con le sofferenze altrui. E anche in questo caso la situazione non sarà da meno. Per lui la vendita del mobilio rappresenta, però, una rivalsa, una spinta a darsi da fare per dimostrare al mondo che ha ancora qualcosa da offrire, nonostante la vecchiaia. Popolizio rende giustizia alla scrittura di Miller e mette in scena una famiglia che si trova a dover risolvere i propri problemi dopo anni di silenzi e di incomprensioni. In scena una poltrona vuota, posta leggermente fuori dallo spazio scenico, rappresenta il padre, il quinto protagonista dello spettacolo, un grande assente che – nonostante il lutto – è la causa scatenante della vicenda. L’attore e regista riesce inoltre – fin dal suo ingresso in scena – a trasmettere con successo al pubblico il carattere di Victor, un uomo che sente sulle spalle tutto il peso di decenni di fatica per fare contenti gli altri, il padre prima e la moglie poi, che ha pagato, insomma, in prima persona il prezzo della crisi.  Il prezzo di Arthur Miller, in scena al teatro Diana dall’11 al 22 novembre.

... continua la lettura