15 decimi d’àmore, il sedicesimo movimento di Arrevuoto | Recensione

15 decimi d'àmore, il sedicesimo movimento di Arrevuoto |Recensione

Arrevuoto fa il suo grande ritorno al teatro San Ferdinando di Napoli con 15 decimi d’àmore, andato in scena il 21 ed il 22 maggio. Prodotto fin dagli inizi nel 2006 dal Teatro di NapoliTeatro Nazionale, il progetto Arrevuoto è giunto quest’anno al suo sedicesimo movimento, coinvolgendo adolescenti delle scuole e delle associazioni di Napoli e periferia per un incontro culturale e sociale.

Un malato di 15 decimi d’àmore

15 decimi d’àmore, ideato da Roberta Carlotto e curato da Maurizio Braucci, si chiede se l’amore possa realmente vincere in un mondo troppo occupato a pensare ai soldi ed al potere. Cristoforo Colombo paradossalmente diventa un umile artigiano che si innamora della sua bellissima Jenny, ma le cose purtroppo non vanno come previsto ed il protagonista si rinchiude in un’indicibile sofferenza. Colombo pensa di essere malato e cerca un antidoto che possa curare il suo male, non facendo altro che attirare le malefatte di un truffatore che innescherà tutta una serie di equivoci. Tra questi, gli americani che si mettono alla ricerca di Colombo credendolo colui che scoprì il Nuovo Continente e per questo cercano in lui una speranza per risollevarsi dalla crisi economica e sociale che li attraversa. Alla fine l’amore trionfa, come in una fiaba che addolcisce e insegna allo stesso tempo.

Arrevuoto: quando il teatro incontra il sociale

Con 15 decimi d’àmore, Arrevuoto non parla solo di amore ma trascina con sé il pubblico anche nel sociale. Infatti, lungo tutto il contorno della storia d’amore tra Colombo e Jenny, si dipanano temi quali la disoccupazione, la crisi economica e l’indifferenza sempre più dilagante delle società, che appaiono più preoccupate di contare i followers sui social network. Non solo, ma 15 decimi d’àmore ha come veri protagonisti sul palcoscenico ragazzi e ragazze di varie età provenienti da Scampia e dalla periferia di Napoli ed anche adolescenti di origini straniere: così, Arrevuoto con il suo spettacolo si ripromette di essere un progetto inclusivo contro le discriminazioni.

E ancora 15 decimi d’àmore, il nuovo spettacolo firmato Arrevuoto, mette in atto una sinestesia tra linguaggi artistici diversi, che vanno dalla musica – dell’orchestra infantile e giovanile Musica libera tutti di Scampia, Associazione Aquas-Centro Hurtado – al linguaggio non verbale ed alla recitazione, grazie alla entusiastica grinta degli allievi delle scuole e delle associazioni in scena – Chi rom… e chi no, Orsa Maggiore, Dedalus – Officine Gomitoli, I.T. Casanova di I grado e I.S. Casanova di II grado. In questo modo, lo spettacolo diventa incontro, tra adolescenti e non con storie e provenienze diverse e tra performance che abbracciano l’arte nella sua poliedricità, portando in scena la condivisione pulita e unitaria che sfocia nel culturale e nel sociale.

Grazie a 15 decimi d’àmore, il teatro esprime la sua capacità di abbattere quelle barriere imposte dall’essere umano per farsi sinonimo di inclusione: un luogo in cui la purezza ingenua degli adolescenti sul palcoscenico, coniugata insieme ad un’energia esplosiva, diventa un messaggio di unione e soprattutto di amore, affinché ci si ricordi che quest’ultimo è l’ingrediente segreto  capace di sconfiggere l’inaridimento in cui si inciampa sempre più rischiosamente.

Fonte immagine di copertina: Teatro di Napoli

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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