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Eroica Fenice

Bordello di mare con città

Bordello di mare con città: Moscato al Bellini

Il Teatro Bellini apre la stagione 2016-17 con Bordello di Mare con città, di Enzo Moscato, con la regia di Carlo Cerciello. 

Enzo Moscato è noto al pubblico napoletano già dai primi anni Ottanta e non è la prima volta che collabora con Cerciello alla regia, come nel caso di Scannasurice, andato in scena nella passata stagione al Teatro Nuovo. Lo spettacolo è stato scritto esattamente trent’anni fa, subito dopo la morte dell’amico, commediografo e autore Annibale Ruccello (scomparso il 12 settembre del 1986), ma è la prima volta che viene messo in scena. 

L’ambientazione nei vicoli di Napoli non è nuova per chi segue il teatro di Moscato: in questo caso le abitanti di un ex-bordello aspettano che un Cardinale visiti la zona per valutare se potrà diventare un luogo di culto. Assunta, la proprietaria ed ex-tenutaria del bordello, è famosa in città per i suoi miracoli, in quanto cura le persone dai mali moderni. È stata Titina a comprendere le potenzialità di questo nuovo mercato cercando di tramutare una casa di tolleranza in una casa dei miracoli. 

In scena anche un giornalista interpretato dallo stesso Moscato; è attraverso le sue domande che, sia all’inizio del primo atto che durante tutto il secondo, si entra nel mondo del “Bordello di mare e si comprendono le ex-prostitute e le loro storie. 

Bordello di mare con città: le donne di Moscato e Cerciello 

In scena una serie di attrici di un certo spessore che collaborano a rendere ancora più efficace lo spettacolo: Fulvia Carotenuto, Ivana Maione, Sefora Russo, Imma Villa e l’ormai celeberrima Cristina Donadio. Donne con storie diverse che partecipano al tentativo di rendere sacro l’ex bordello per motivi diversi. C’è la Santa, Assunta, erede della casa di tolleranza, e Titina, che ha dato inizio a tutto, forse per offrire un futuro alla figlia Bettina, anche lei sulla strada della prostituzione. E infine le stesse sacrestane di Assunta che sembrano avere dubbi sulla sua santità quando viene loro chiesto di sostenerla davanti ai dubbi dei giornalisti e della Curia. 

Il primo e il secondo atto sono molto diversi tra loro e le scene di Roberto Crea e i costumi di Alessandro Ciammarughi aiutano a mettere sul palcoscenico questa duplicità tra il primo momento più narrativo -sebbene non sempre velocissimo- e il secondo più lirico, in cui il giornalista commenta la scena. Ed è con questo lirismo finale che si comprende che l’ex-bordello è come la città di Napoli, con tutti i suoi problemi e le sue contraddizioni. Sorgono molte domande, ma una sembra la più incalzante: si può salvare un bordello? 
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