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Capitalism* di Generazione Disagio | Recensione

Capitalism* di Generazione Disagio | Recensione

Capitalism* di Generazione Disagio va in scena alla sala del Piccolo Bellini del Teatro Bellini di Napoli con la sua folgorante comicità impavida, dal 14 al 19 maggio.

Capitalism* di Generazione Disagio: un problema che riguarda tutt*

Dopo il successo dell’anno scorso di Dopodiché stasera mi butto, Enrico Pittaluga e Graziano Sirressi ritornano al Piccolo Bellini del Teatro Bellini di Napoli per la stagione 2023/24 con Capitalism* di Generazione Disagio, un testo scritto da entrambi gli attori insieme a Carlo Bassetti sotto forma di monologo a due voci. Anche in questo caso, Generazione Disagio affronta temi di profonda attualità attraverso uno stile comico schietto e diretto, contaminando la satira con la stand up comedy, con flussi di pensieri e pillole filosofiche, tutto ovviamente restituito con una certa leggerezza pur senza essere superficiale: si parla di Capitalismo, dipinto come una grande entità ormai sovrana sulla nostra società e che molto spesso intralcia la ricerca della felicità.

Scardinare il sistema per una società migliore?

Su questa domanda si struttura il monologo a due voci Capitalism* di Generazione Disagio. Ci si scambiano e alternano domande, risposte ipotizzate e altre immaginate, si percorrono citazioni e si seguono flussi di pensieri: qual è la soluzione per azzerare e rimettere a nuovo un sistema basato sul Capitalismo? Un sistema in cui si viene abituati fin dall’infanzia alla competizione, al bisogno spasmodico di doversi mostrare, nonché al fare qualcosa aspettandosi altrettanto in cambio, una gratificazione o, peggio, una ricompensa poiché ogni cosa, finanche ogni persona, viene vista sotto il disegno di una domanda e di un’offerta. Si può, invece, costruire una società in cui agire senza un tornaconto, vivere senza la gravità delle aspettative che pesano molto spesso come macigni sulle nostre schiene?

Capitalism* di Generazione Disagio, allora, prova ad andare indietro nel tempo e ricerca una causa ancestrale a quel problema che riguarda tutti – o meglio, tutt* – ritornando ai tempi antichi dell’otium, della filosofia greca e persino a quelli preistorici. Eppure, secondo un circolo vizioso, il leitmotiv del Capitalismo ritorna ogni volta prepotente, quasi come se fosse un velo del quale difficilmente ci si libera, come se fosse un qualcosa che scorre fin troppo nelle vene. Dunque, non c’è speranza?

Capitalism* di Generazione Disagio gioca con i paradossi: annienta, sembra distruggere sogni e speranze, ma allo stesso tempo comunica e fa di questo il motore per non arrendersi. Il gruppo Generazione Disagio ha sempre un’interessante capacità di comunicare ponendo il pubblico in situazioni scomode e funzionali per mettersi in contatto con le proprie coscienze. Quella comicità senza troppi preamboli, sincera perché vissuta, quella verve che osa, finanche la scelta di rendere il teatro uno scambio costantemente interattivo tra attori e pubblico abbattendo l’idea stessa di una quarta parete. Tutti questi sono gli ingredienti per un mix efficace che arriva dritto al punto e quel punto, infatti, è esattamente la coscienza di ciascuno di noi.

Fonte immagine: Ufficio Stampa

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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