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Eroica Fenice

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Tre magnifici scapoli, amore e morte al teatro Arcas

Tre magnifici scapoli

Comicità. Un ingrediente fondamentale nell’ irriverente commedia “Tre magnifici scapoli” che va in scena al teatro Arcas nei giorni 22-23-24 (alle ore 21) e 25 gennaio (alle ore 18). Uno spettacolo teatrale, scritto da Claudio Buono e diretto da Giovanni Merano, che ha già fatto parlare di sé a novembre, mese in cui è stato portato in scena al teatro Cilea di Napoli, nell’ambito delle attività culturali promosse dal Forum Universale delle Culture di Napoli e Campania.
La storia narra delle sorelle gemelle Weddingspree (Sarah, Emma e Kate), rappresentate dalle attrici Grace Lecce, Shanti Tammaro, Gabriella Vitiello che, giunte in età da marito, sono alla ricerca di tre pretendenti che rispecchino i propri canoni di amore. Ed è proprio quest’ultimo ad essere il tema cardine di tutta la vicenda: un tipo d’amore e di ricerca che vanno in direzione opposta al lieto fine che tutto cerca tranne la felicità e la serenità delle tre future coppie di sposi. Le sorelle Weddingspree amano infatti tutto ciò che è l’antitesi dell’affetto: le loro anime sono unite dalla volontà di essere infelici in eterno. Il monologo di una delle Weddingspree, che improvvisa un’ “amorevole” conversazione con un fantoccio dalle sembianze di bambino, è un misto di comicità e malvagità umana. Per questo le giovani si ostinano nella ricerca di un marito che sia tutto tranne che “Un magnifico scapolo”.

Al Teatro Arcas va in scena l’amore

D’altro canto anche i tre giovani pretendenti (Spencer, Keanan ed Elmer interpretati da Francesco Saverio Esposito, Paolo Gentile e Carlo Liccardo) non rappresentano il prototipo dell’ uomo perfetto o forse, come si scoprirà in seguito, solo uno di loro potrà salvarsi, quel “magnifico scapolo” che rappresenta lo “0 %” della società e che s’infiltra ogni volta tra i possibili pretendenti e finisce con il mettere a repentaglio ogni possibilità di matrimonio delle tre ragazze. Pertanto la ricerca delle giovani è infinita, è un ciclo che non può arrestarsi, e l’intero spettacolo, pur portando molta allegria in sala, riesce a far trapelare anche una sottilissima angoscia che emerge a tratti anche grazie ad una scenografia essenziale, al gioco di luci e ad una musica che gioca tra l’horror (con la famosissima toccata e fuga in re minore di Bach) e il ritmo del valzer all’inglese.

Le tre ragazze, insomma, sono intrappolate in un mondo costruito da loro stesse. Come dirà uno dei personaggi maschili: “Il vero amore non esiste. Esso è solo uno scrigno subatomico celato nel cuore della materia”.