Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Enrico IV di Carlo Cecchi va in scena al Mercadante

Enrico IV di Carlo Cecchi in scena al Mercadante

Quando nel 1921 Pirandello scrisse l’Enrico IV non si sarebbe di certo aspettato una messa in scena di un’ora così divertente, ironica e leggera. Eppure la versione di Carlo Cecchi che è stata rappresentata al Mercadante il 26 febbraio e che rimarrà a teatro fino al 3 marzo è esattamente questo, ma molto altro ancora.

Enrico IV di Carlo Cecchi, una versione moderna

Non è la prima volta che Carlo Cecchi si è cimentato nella rappresentazione di un’opera pirandelliana. Infatti, dopo il successo ottenuto nel 2001 di Sei personaggi in cerca d’autore, oggi l’attore e regista di teatro ci riprova e mette in scena una sua versione della tragedia. I temi sono sempre quelli tipici dell’autore siciliano: il teatro che parla di sé, il cosiddetto metateatro, e la relazione stretta che c’è tra finzione e realtà, spesso considerate due elementi agli antipodi, ma che per Pirandello sono due facce della stessa medaglia.

Chi può definire con criteri certi e universali cosa è la verità e cosa è la menzogna? Siamo proprio sicuri di conoscere approfonditamente l’una e l’altra? E se tutto ciò che consideriamo vero fosse in realtà un’enorme bugia? Su questi interrogativi si basa l’Enrico IV: il giorno di carnevale, un uomo travestito da Enrico IV cade da cavallo e batte la testa, credendo così di essere davvero il re di Germania. Così i suoi cari fingono di essere personaggi vissuti all’epoca del re, assecondando la sua pazzia.

È proprio la pazzia ad essere un’altra protagonista sulla scena, altra cifra creativa di Pirandello. A furia di ricercare la vera verità e di discernere le cose fallaci da quelle reali si diventa matti. Così lo spettatore è chiamato in continuazione a riflettere e a credere in maniera alternativa che tal personaggio sia pazzo e tal’altro sano, cambiando repentinamente opinione nel corso della piece.

È certo, infine, che Cecchi ha dato una verve quasi comica all’Enrico IV, rendendola scorrevole, piacevole, fresca. Un’ora e venti scandita da risate e scenette divertenti, insolite per chi pensa alla versione classica. Difatti lo stesso attore ha affermato che in questa versione “si recita con Pirandello e anche contro Pirandello“, imbastendo una sorta di dialogo instancabile e inesauribile che ha portato il regista a rese sceniche calate nella modernità. In questo senso, ad esempio, egli parla di una sorta di regressione ai luoghi comuni della commedia dell’Ottocento da parte di Pirandello, come la commozione cerebrale come causa di pazzia o il finale melodrammatico. Luoghi comuni, questi, che Cecchi ha cercato di dissacrare giocando anche un po’ con l’autore. Il risultato è tutto da gustare.

Foto: @Matteo Delbo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.