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Eroica Fenice

“Eva Hitler” di Riccardo Citro al Museo del Sottosuolo di Napoli

Eva Hitler, a cura della regia di Riccardo Citro, è andato in scena domenica 10 gennaio presso il Museo del Sottosuolo di Napoli, proposto grazie alla collaborazione tra Nonsoloart e Progetto Buone Idee. Eva Hitler si presenta al pubblico come uno spettacolo itinerante in una location unica, in rapporto antitetico rispetto alla tematica trattata: un rifugio a venti metri di profondità, le cui cave originariamente hanno prestato dimora ai napoletani in fuga dall’orrore del secondo conflitto mondiale. Ma non è di guerra e di morte che si parla stavolta, bensì dell’amore di una giovane donna (Roberta Astuti) per Adolf Hitler (Riccardo Citro).

“Eva Braun” di Riccardo Citro: “la donna più infelice del Terzo Reich”

La pièce di Riccardo Citro inizia dall’epilogo; siamo nel 1945, è il 30 aprile; la donna il cui nome è stato Eva Braun adesso si presenta al pubblico, nell’ultimo giorno della sua vita, come Eva Hitler; appena pronuncia il suo nuovo nome, nei suoi occhi si riflettono al tempo stesso fierezza e rammarico, ma anche paura e coraggio per la scelta di una vita intera, un amore che forse ancora non sa se l’abbia resa felice oppure no, ma che l’ha condotta inesorabilmente a restare accanto al suo compagno fino alla morte.

La scelta di Eva è la scelta di morire; ma questo, probabilmente, Eva non l’ha sempre saputo. Lo spettacolo prosegue nel 1935, quando Eva era una giovane e corteggiata donna, divisa tra due passioni: quella di Kurt e quella di Adolf. Kurt (interpretato da Francesco S. Esposito) viene da Vienna, le parla della sua arte: tuttavia l’amore sincero e devoto per la giovane donna non basta a spegnere l’intensa passione per il signor Wolf (pseudonimo di Hitler). Ma per quanto Eva abbia cercato di tenere nascosti i favori di Kurt, “Lui” non esita ad eliminarlo e a provare l’infedeltà della sua amante, che solo a quel punto capisce di non potersi più piegare alla ragione, ma solo al suo logorante amore.

Anna e Paula sono i nomi di Eva Braun che sulla scena sono impersonificati dalle voci della sua coscienza, le attrici Viviana Cangiano e Serena Pisa: due figure sempre presenti sulla scena che danno voce alle parole e ai sentimenti che Eva non osa svelare a Kurt o a Wolf, due voci sempre discordanti, ma che alla fine si uniscono in un unico grido di dolore. Paolo Gentile, infine, interpreta Theodor Morell, il medico personale di Hitler, una figura minore sulla scena, ma non superfluo, perché solo a lui Eva manifesta tutta la rabbia e la paura per la guerra e per l’avvenire che la freddezza e l’impassibilità del suo amante le rendono impossibile da comunicare. 

Oltre alla location, completano ulteriormente la bellezza della pièce l’accuratezza dei costumi, la scenografia, le luci e i suoni (spiccano in particolare Lili Marleen e la musica di Philip Glass) che contribuiscono a rendere l’atmosfera ancora più suggestiva, calando pienamente il pubblico in questo buio periodo della storia, ma mantenendo tuttavia la leggerezza che solo una storia d’amore e passione può dare, seppur in tutta la sua singolarità.