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Eroica Fenice

"Giacomino e mammà" con Isa Danieli e Enrico Ianniello | Recensione

Giacomino e mammà con Isa Danieli e Enrico Ianniello | Recensione

Una napoletana vera come Isa Danieli non poteva ricevere un’accoglienza più calorosa all’anteprima nazionale di “Giacomino e mammà” al Teatro Sannazaro, accompagnata egregiamente da Enrico Ianniello, volto popolare anche come Commissario Nappi nella fiction “A un passo dal cielo”.

Dopo le diverse fortunate esperienze di traduzione, adattamento e regia di testi di importanti autori contemporanei come Pau Mirò, Enrico Ianniello propone in forma di mise en espace un nuovo fulminante esempio di drammaturgia iberica riadattata alle latitudini napoletane: “Giacomino e mammà”.

L’opera, tradotta da Conversationes con Mamà, film pluripremiato dello sceneggiatore e regista argentino Santiago Carlos Oves, adattato per le scene internazionali dal catalano Jordi Galceran, viene interpretata spalla a spalla da una coppia inedita che promette scintille e non delude le aspettative.

Giacomino ha perso il lavoro e si ritrova indebitato per star dietro ai desideri di consumo della moglie e dei figli adolescenti. La soluzione è vendere l’appartamento di famiglia dove da anni vive la madre settantottenne, che però non vuole sentire ragioni, anche perché, rivela, ora la donna ha finalmente un fidanzato. E’ Gregorio, un anarco- pensionato argentino di sessantacinque anni, un buon uomo che trascorre la sua giornata in piazza a protestare per la mancanza di lavoro, che, recita un cartello che appende ad un tavolo sulla scena, è sempre “Dignitad”. E non se ne parla neanche di andare a vivere con il figlio e sua moglie in una stanza della vecchia donna delle pulizie.

La richiesta della casa, tuttavia, diventa per i due protagonisti un’importante occasione per rivedersi, data la cronica assenza del figlio, che le telefona, ma senza un interesse reale. L’amore tra la madre e il figlio emerge in maniera prorompente, mentre si ride parlando di cucina, della vecchia scuffiata della suocera e della possibilità di scegliere di vivere inseguendo i propri sogni o le rate dei propri acquisti.

Un confronto profondo e spassionato che si svolge in verticale e che attraversa due generazioni e due mondi che sembrano così distanti. Giacomino è il prototipo dell’uomo agiato, che nasconde le sue frustrazioni dietro una carta di credito, risultato di un folle processo della società dell’inutile che continua a produrre beni superflui, schiavo dei vizi di una moglie che non ama e di due figli che non capisce. “E glielo hai chiesto Giacomì?” “No”, è la risposta.

Enrico Ianniello porta sul palco la sofferenza di un uomo vittima della fatale immaturità della nostra società: la continua preoccupazione della propria apparenza. Tuttavia, dinanzi alla mamma, sincera e spudorata, Giacomino esce dalla cornice della sua immagine, getta la maschera, rivela le sue paure e piange.

L’amore tra una mamma e un figlio non conosce limiti, neanche la morte. E nessun brodo di pollo sarà mai come quello della madre. “Chi tène ‘a mamma è ricco e nun ‘o sape”, vuole dirci Enrico Ianniello.

Isa Danieli incarna sulla scena una grande donna che riesce a conservare ironia e solidità di sentimenti e una grande mamma, come le verrà riconosciuto alla fine. La mamma di Giacomino vive accontentandosi delle cose semplici, dei fiori della villa comunale, di un pranzo leggero a poco prezzo. È una donna senza paura, forte, fiera e consapevole delle gioie e dei dolori della vita.

“Giacomino e mammà” è una commedia domestica che gioca sul ritmo perfetto tra realismo e poesia, tenerezza e umorismo, tra una riflessione serena sui problemi della vita e un’impressionante complicità tra i due protagonisti.

Una commedia che ci interroga, che ci spaventa. Ciò che è in crisi oggi è il rispetto.  Rispetto nel senso di “relativamente a”, come consapevolezza della relazione. Oggi si rischia di non sentire il calore dell’altro, di non guardarci più negli occhi. Ognuno è chiuso o parla con l’altro come se fosse solo nel mondo. Il cellulare con il quale Giacomino telefona meccanicamente alla madre, le cuffiette di sua figlia: l’uomo si chiude in se stesso e non riconosce più chi gli è accanto. Allora quello di Isa Danieli sul palco diventa un forte messaggio di speranza, un augurio affinché i “grandi”  esercitino felicemente questo compito difficile, ma entusiasmante, di mantenere e rafforzare il rapporto con le generazioni future e guidarle attraverso la parola, l’esempio, la collaborazione, a costruire un mondo nuovo nei mezzi, ma portante dentro di sé quel senso di umanità senza il quale la vita di ognuno di noi non ha avuto alcun senso.

“A vicchiaia è ‘na furtuna che arriva nu poco tarde. L’unica maniera ‘e se ne vedè bene, è che nun te le ha tenè sulo pe’ te, ma l’hai spartere cu ll’ate”.

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