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Eroica Fenice

Gianni De Feo in Chapeau alla Sala Assoli

Gianni De Feo in Chapeau alla Sala Assoli

L’interprete e regista romano Gianni De Feo mette in scena Chapeau, ovvero i misfatti dell’istinto, uno spettacolo musicale che si ispira al kabarett berlinese, con riferimenti al mito di Orfeo ed Euridice, a Fabrizio De André e al gesto inconsulto di Zinédine Zidane durante la finale dei mondiali di calcio del 2006. La pièce scritta da Roberto Russo sarà in scena presso la Sala Assoli sita in Vico Lungo Teatro Nuovo 110, dal 15 al 17 gennaio.

Gianni De Feo interpreta 2BARRA4, unico sognatore in uno scenario distopico

Grande prova d’attore per Gianni De Feo nei panni del civis 2BARRA4, cittadino di una società/alveare collocata in un futuro distopico, in cui ogni azione e ogni forma di pensiero è controllata e repressa da un potere dittatoriale e castrante. La mise en scène è impregnata di riferimenti kafkiani e orwelliani, due mostri sacri della letteratura che continuano a fungere da modello per il teatro contemporaneo: le forme di istinto e i comportamenti sovversivi vengono giudicati in tribunale durante un processo, mentre le devianze mentali sono considerate pericolose dalle autorità e vengono corrette attraverso torture psico-fisiche (proprio come in 1984).

Le musiche da cabaret accompagnano il fitto monologo, fatto di pensieri che scorrono come un flusso inarrestabile e di numeri e formule matematiche ripetute in modo ossessivo, dalle più semplici alle più complesse. 2BARRA4 soffre però di una forma di dislessia aritmetica causata dalla sindrome di Tourette, che lo porta a collegare la realtà al sogno, arrivando a rivendicare come atto liberatorio la sua “normalità”.

Gli occhi del mondo si schiudono e invece io sogno ancora.

Tourette continuava a sputarmi in faccia poesie e sogni.

La narrazione frenetica e grottesca approda infine al mito di Orfeo che compie il gesto inconsulto di voltarsi verso Euridice, perdendola per sempre, proprio come la testata di Zidane, gesto privo di qualsiasi forma di razionalità e cautela, un vero e proprio “misfatto dell’istinto”. Le immagini proiettate di entrambi gli episodi possono essere quasi sovrapposte nella loro plasticità, dando origine ad una forma artistica che sublima gli impulsi mortali.

Le atmosfere retro e decadenti tipiche di un ambiente mitteleuropeo che rimanda alla Repubblica di Weimar si accostano in modo stridente e quasi ossimorico al kabarett berlinese, sfociando in un poetico Fabrizio De André:

Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino,
non avevano leggi per punire un blasfemo,
non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte,
mi cercarono l’anima a forza di botte. 

Foto di: Manuela Giusto

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