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Gioco di Specchi

Gioco di Specchi: intervista a Ciro Masella

Il Festival delle Arti(n)contemporanee è alle porte e la macchina di Eroica Fenice non si ferma. Continua ad incontrare e ad intervistare gli artisti che prenderanno parte alla settimana di apertura della nuova stagione teatrale di Officina Teatro. Quella che vi proponiamo oggi è l’intervista a Ciro Masella, protagonista insieme ad Annibale Cavone dello spettacolo Gioco di Specchi che andrà in scena Sabato 26 Settembre alle ore 22.00.

Intervista a Ciro Masella

Ciao Ciro, grazie per aver accettato di rilasciare questa intervista. Gioco di specchi è la rilettura del Don Chisciotte ad opera di Stefano Massini. Nell’ambito della letteratura – italiana e straniera – cosa ha ispirato la messa in scena proprio del Don Chisciotte?

Grazie a voi. Sono felice di poter parlare di questo lavoro che da oltre un anno stiamo portando in giro per teatri e festival, e a cui siamo intimamente legati, noi che lo recitiamo e che ne curiamo l’allestimento, e l’autore che lo ha immaginato e poi impresso sul foglio. Il nostro “Gioco di specchi” più che una riscrittura è una reinvenzione, un testo ispirato al capolavoro di Cervantes, ma che Stefano Massini ha sviluppato autonomamente, con la sua poetica unica e specialissima, e partendo da suggestioni che erano contenute in un precedente spettacolo che avevo tratto da un altro suo testo, “La fine di Shavuoth”, sulla nascita dell’amicizia tra Itzach Löwy e Franz Kafka, entrambi giovanissimi, alle soglie dell’età adulta e alle prese, in una notte magica e misteriosa, con i grandi interrogativi della vita. Allo stesso modo, qui ci troviamo di fronte a due uomini alle prese con una notte misteriosa e un sogno strano e foriero di cupi presagi, in lotta quasi fisica con le parole e con il senso, sia di queste ultime che di tutto quel gioco meraviglioso e complesso chiamato “vita”. Sicuramente il “Don Chisciotte” deve essere stato nei pensieri di Massini da molto prima, conoscendo i tempi di gestazione di alcuni suoi lavori, da quanto “lontano” vengono alcuni suoi testi. Quando gli ho chiesto di scrivere qualcosa per me, Stefano ha pescato nei cassetti della sua fantasia ed ha trovato la storia, i temi e la forma più giusta per dare corpo al mio desiderio di potermi cimentare ancora con la sua meravigliosa scrittura.

In Gioco di Specchi quali sono le domande che si pongono i due protagonisti? Quali gli interrogativi che il genere umano affronta quotidianamente?

Don Chisciotte e Sancho Panza si trovano, come ciascuno di noi almeno una volta nella vita (ma molti di noi ciclicamente, molto spesso), a dover rispondere a interrogativi scottanti e urgenti sul senso ultimo del nostro stare al mondo, sulla fatica che comporta il vivere affrontando tutti i mulini a vento che quotidianamente ci si parano dinnanzi. Le domande che attanagliano i nostri due protagonisti sono quelle che ciascun essere umano si porta nella carne e nel cuore. Il perché della sofferenza, della morte, il significato di tutto questo agitarsi e lottare, anche il significato del sognare e costruire i propri sogni. Sono macigni che a tratti schiacciano il cuore di ciascun uomo, domande che ci portiamo dentro e attaccate addosso mentre mangiamo, facciamo la spesa, amiamo, attraversiamo questa vita e le sue contraddizioni.

Come Don Chisciotte hai mai lottato per qualcosa? Quali sono i tuoi “mulini a vento”?

La stragrande maggioranza dei mulini a vento che ho trovato sulla mia strada, li avevo piantati lì proprio io, o li stavo “proiettando”, in 3D, come si proietta un film al cinema, che ti sembra vero e ti scansi quando le immagini sembrano venirti addosso. Proprio come Don Chisciotte che crede quei mulini dei giganti pericolosi e minacciosi contro cui lottare. Spesso siamo noi che ci costruiamo i nostri mostri, e ci affanniamo a lottare contro cose che in realtà non esistono, o sono altro da quel che noi ci convinciamo che siano. E intanto sprechiamo le nostre migliori energie, che magari potrebbero essere impiegate in modo creativo, per “creare” vita e bellezza piuttosto che immagini di morte o sofferenza o pericolo. Poi, le difficoltà sono messe sul cammino di ciascuno di noi anche per imparare a superarle, per allenarci a superarle: basta dare ad ognuna il giusto peso, la sua reale sostanza. E lottare, sì. Per i propri sogni. Per inseguire il proprio personalissimo “daemon”. Per dare un senso al nostro stare al mondo, a questo pezzo di strada che ci troviamo a percorrere su questa terra.

Roberta Magliocca

Gioco di Specchi: intervista a Ciro Masella