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Eroica Fenice

Giorgio Montanini

Giorgio Montanini a Napoli, Come Britney Spears

Sabato 26 ottobre, Giorgio Montanini torna a Napoli, come previsto dalla rassegna nazionale The Comedy Club, la cui tappa più importante e cult è quella del Kestè.

Ad aprire la serata è Davide Diddielle, laureatosi in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali per non deludere il bambino omonimo che sognava di non lavorare mai. La giovane voce comica, per nulla banale, prepara con cura il terreno a Giorgio Montanini fronteggiando un pubblico inizialmente distaccato.

All’arrivo del re della Stand Up italiana, posso giurare di vedere il Kestè Abbash riempirsi di nuvole nere contornate da lampi e fulmini. Si alza persino il vento. Vorrei mettere in guardia gli inesperti in materia di Stand Up Comedy o magari trovare loro direttamente un riparo, fiutando l’odore dell’imminente temporale che affonderà le sue lame acuminate di pioggia nella nostra pelle. Ma i colori intorno a noi si fanno sempre più scuri e Giorgio Montanini annuncia il primo tuono con un sogghigno, seguito da un sorso di birra.
Il palco ci consegna un Giorgio trascurato che difende, però, con le unghie e con i denti il suo peculiare portamento austero.
Ha le labbra contratte, le sopracciglia accigliate e gli occhi della follia. Quella Follia che Erasmo da Rotterdam fa parlare così: “in me non c’è posto per il trucco, non fingo con la mia espressione qualcosa di diverso da ciò che si nasconde nel cuore.” Giorgio Montanini è arrabbiato. Fulmina la platea e il genere umano tutto, con uno sguardo nel primo caso, con una semplice mossa nel secondo. Giorgio Montanini mette in discussione l’antropocentrismo.
Dalla notte dei tempi cerchiamo disperatamente la “giusta strada” dell’evoluzione, col miserabile risultato di trovarci in mezzo ad analfabeti funzionali e stupidi. Ci siamo convinti che il lavoro e la remunerazione siano i valori fondanti della nostra realizzazione, per poi regredire culturalmente e socialmente.
Il bello è che la colpa non è degli stupidi. La colpa è dei buoni. Di chi diserta la battaglia, affidando la rappresentazione dei propri sani principi a una minorenne con la sindrome di Asperger.
La nostra rivoluzione è pari a una flebile emissione puzzolente di gas intestinali proveniente dall’ano.
L’ipocrisia e il politically correct ci annebbiano la vista e sono loro i primi veri nemici da stendere, perché non ci fanno vedere chiaro, ci illudono di poter cogliere il senso della vita in un’atleta paralimpica adolescente come Bebe Vio, quando il senso non c’è. Non siamo altro che esseri insulsi che tentano di sopravvivere in una terra che non fa per loro. Si pensi al neonato che nasce in inverno! Una volta partorito, va coperto, protetto, tutelato. Perché il territorio gli è ostile.
Prendere consapevolezza del fatto che siamo in mano al nulla potrebbe essere l’occasione per vivere più tranquilli, la smetteremmo di essere la merce del nostro sistema capitalistico. Torneremmo ad essere umani. Accetteremmo di essere dei falliti. Perché l’uomo può perdere, può sbagliare, può cadere e può rialzarsi, sempre. Ecco perché “Come Britney Spears”, perché lei ha avuto il coraggio di rialzarsi. E invece noi non ci diamo neanche la possibilità di perdere.

Giorgio Montanini invita a fallire, a farlo meglio.

Ve lo ricordate quando avete imparato ad andare in bicicletta? Ci ripensate mai al rumore assordante delle rotelle a contatto con l’asfalto?
La prudenza è un concetto che si porta addosso proprio il peso di quel rumore inutile ed eccessivo delle rotelle della nostra prima bici, che ci schiacciava e ci soffocava da bambini. Ci fu un momento in cui papà ce le svitò e ci guidò dal sellino suggerendoci di mantenere il manubrio e di pensare a pedalare. Probabilmente, poi, allentò la presa e cademmo. Ma fu esattamente così che imparammo ad andare in bici.
Se solo non evidenziassimo più con la penna rossa i nostri errori, non proveremmo vergogna per essi e la smetteremmo, una volta per tutte, di eludere la vita.

Giorgio Montanini finisce di bere la sua birra, fatta di cl di analgesico per il suo cuore che gli fa meno male, ora. Si vede. Glielo si legge negli occhi. Madama Follia si è rilassata un attimo, ma lo aspetta al varco per rimpinzarlo di quella sua carica che lo fa scontrare sempre con tutti e tutto. Il temporale è stato domato come un toro impazzito. “Non tutte le nuvole portano tempesta”, concluderebbe Shakespeare.

 

Il prossimo appuntamento con la Stand Up Comedy al Kestè è previsto il 15 novembre, per l’Open Mic.

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