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Eroica Fenice

Globe

Glob(e)al Shakespeare: il Bellini si fa Globe

Attesissimo l’arrivo di Shakespeare al Teatro Bellini. Per tre giorni si fa “Globe”, richiamando il celebre teatro londinese, in cui il palco occupa la maggior parte della platea. L’effetto è molto interessante, forse non comodissimo per chi ha trovato in platea degli sgabelli invece delle consuete poltrone, ma di certo effetto.

La regia di Saponaro di Racconto d’inverno è la terza pièce shakespeariana del Napoli Teatro Festival 2017 e apre la serata del 7 giugno. Il testo è stato adattato da Enrico Ianniello e Pau Mirò che hanno scelto di far utilizzare il siciliano e il napoletano ai loro personaggi. Nel caso del siciliano, questo viene usato dai personaggi nella prima parte dello spettacolo per sottolineare i casi di particolare pathos espressivo e quasi per separare i momenti narrativi. La seconda parte, recitata completamente in napoletano, invece, cambia completamente il registro, e tende al grottesco suscitando facili risate ma poca emozione, nonostante la bravura degli attori (Vincenzo Nemolato su tutti). La fine dello spettacolo appare molto (troppo?) sbrigativa,  forse a causa della velocità narrativa (imposta?) e per chi non conosce il testo shakespeariano la trama potrebbe risultare poco chiara.

Il tema portante della serata del 7 giugno in questo novello Globe è comunque la gelosia. 

Prima quella di Leonte nei confronti dell’amico Polissene, poi quella di Otello nei confronti del suo secondo Cassio. In questo secondo caso la messa in scena è a cura della compagnia Nest, per la regia di Giuseppe Miale di Mauro. Il vero protagonista è Jago (Adriano Pantaleo), mattatore e diabolico deus ex machina, che gestisce alla perfezione ogni momento della narrazione e, insieme al resto della compagnia, non ha problemi a riempire uno spazio scenico fuori misura, come quello del Bellini vestito da Globe.
I ragazzi del Nest offrono un insegnamento​ a tutti noi su come si dovrebbe fare un adattamento, il loro spettacolo è breve ma ben fatto, ogni elemento è al suo posto e la durata inferiore all’originale non toglie nulla alla resa finale. 
Nel loro caso la scelta di ambientare tutta la vicenda in una notte sola (quella del matrimonio di Otello e Desdemona) non crea ostacoli alla narrazione, che si snoda fluida e piacevole. Molto interessante la scelta di far accompagnare la messa in scena ad una sorta di Coro da tragedia greca, composto da ragazzi e ragazze, che accompagna la storia e che serve, in qualche occasione, a creare il risultato del “branco” che si stringe attorno ai suoi membri.  E quelli che temevano l’effetto Gomorra possono dormire sonni tranquilli; il napoletano (contemporaneo) messo in scena è funzionale e ben adattato alla trama, senza rischiare di sembrare una macchietta.

Il Napoli Teatro Festival appena iniziato sembra riservare sorprese interessanti, anche se la formula di due spettacoli di seguito risulta stancante per il pubblico, catapultato in due mondi opposti senza soluzione di continuità. L’esperimento del Globe al Bellini ha, in ogni caso, il merito di porre gli spettatori di fronte ai molteplici modi di leggere e reinterpretare il testo shakespeariano, dimostrando l’innegabile modernità del Bardo.

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