In occasione del Campania Teatro Festival 2026 non poteva mancare un appuntamento con “I fratelli De Filippo” al Teatro Mercadante di Napoli: la rappresentazione teatrale, un vero omaggio alla grande tradizione del teatro napoletano e alla memoria di Eduardo De Filippo a 42 anni dalla sua scomparsa, di Carla Cavalluzzi, Angelo Pasquini e Sergio Rubini, ispirata al testo di Giammusso “Vita di Eduardo”, è andata in scena il 5 luglio davanti a una platea numerosa e partecipe.
| Spettacolo Teatrale | Regia | Cast Principale | Teatro ed Evento |
|---|---|---|---|
| I fratelli De Filippo | Sergio Rubini | Susy Del Giudice, Francesco Del Gaudio, Antonio Orefice, Angela Rosa D’Auria | Teatro Mercadante, Campania Teatro Festival 2026 |
Indice dei Contenuti
La genesi dello spettacolo e la storia di una famiglia difficile
Sergio Rubini pone una domanda quasi esistenziale nella pièce: come si racconta la storia di una famiglia difficile? Non è un caso, infatti, se “Una famiglia difficile” è anche il titolo dell’autobiografia del 1976 di Peppino De Filippo.
Per Titina, Eduardo e Peppino non è mai stato facile essere figli, ed è stato ancora più difficile essere figli di Eduardo Scarpetta, figura cardine della drammaturgia italiana, da loro sempre chiamato “zio”, fino alla morte del grande attore e drammaturgo, nel 1925. Ed è proprio da qui che comincia la narrazione in questo coinvolgente spettacolo. Rubini, sapientemente, per non disorientare lo spettatore, non racconta fin da subito la storia dei tre fratelli, consentendo al pubblico di capire perché per i De Filippo, nonostante il successo derivante dalle intramontabili commedie di Eduardo De Filippo, nulla sia mai stato facile.
Il peso dell’eredità di Eduardo Scarpetta
Il fatto che Eduardo, Titina e Peppino fossero figli di Eduardo Scarpetta si sapeva ma non si doveva mai dire, vivendo a lungo quella sensazione affine a chi si sente un emarginato, come spesso esplorato nelle opere di Eduardo. Per tutta la loro vita si sono sempre dovuti confrontare con una realtà parallela, la famiglia “legittima” di Scarpetta che, sebbene godesse di molti più privilegi economici e familiari, invidiava profondamente il talento dei De Filippo. Infatti, questi ultimi avevano ereditato la vena artistica paterna molto più dei figli riconosciuti come legittimi: Domenico, Vincenzo e Maria Scarpetta. Queste informazioni vengono palesate al pubblico con interventi di alcuni personaggi posti ai lati della scena, su un piccolo terrazzo. Gli approfondimenti, però, non risultano didascalici e nemmeno distolgono l’attenzione dalla magia dello spettacolo.
Una scenografia metateatrale: il teatro dentro il teatro
Questo è stato possibile non solo grazie alla brillante recitazione di tutti gli attori teatrali coinvolti, ma anche alla scelta della scenografia, che è molto interessante: si tratta di una ricostruzione di un teatro dentro il teatro. Sul vero palcoscenico del Teatro Mercadante ne è stato costruito uno più piccolo, con tanto di un dietro le quinte in cui sono custoditi costumi, materiale di scena, parti di scenografie. Ad ogni cambio di scena i mobili vengono spostati, sostituiti, mentre gli attori si cambiano d’abito nelle “quinte” visibili allo spettatore, rendendo questi passaggi parti della rappresentazione teatrale stessa. Questa sorta di coreografia diviene ancora più affascinante attraverso un sapiente uso delle luci. A volte vengono spente quelle principali, per lasciare soltanto dei soffusi colori viola, rossi o blu. È una scelta coerente con la vita dei personaggi: tre fratelli che hanno passato la loro vita sul palcoscenico. Quindi, in una rappresentazione a loro dedicata, perché non trasformare un semplice passaggio di scena in un momento artistico? In questo modo l’intera scenografia si trasforma in una grande cornice metateatrale.
Con la morte di Eduardo Scarpetta (interpretato dallo stesso Sergio Rubini) si conclude la prima parte della messinscena, in una drammatica e toccante scena, in cui Luisa De Filippo (interpretata da una formidabile Susy Del Giudice, che riprende questo ruolo dopo il film del 2021) si ritrova in poco tempo senza zio, senza compagno e senza supporto psicologico ed economico. La donna, disperata, deve anche cercare di tenere unita una famiglia già sgretolata, soprattutto a causa dei continui litigi e dissapori fra i due fratelli Peppino ed Eduardo.
Il cast: le interpretazioni di Eduardo, Peppino e Titina
Per quanto riguarda i ruoli di Eduardo e Peppino, sono cruciali le interpretazioni rispettivamente di Francesco Del Gaudio e Antonio Orefice. Del Gaudio porta sulla scena un Eduardo giovane, intraprendente, moderno, proiettato nel futuro e che capisce la necessità del dopoguerra di raccontare la vita per come è, attraverso un linguaggio realista. Il suo Eduardo è anche molto legato alla famiglia, in particolare al fratello, con il quale ha un rapporto altalenante, spesso conflittuale. Antonio Orefice riesce a cogliere tutte le sfaccettature caratteriali di Peppino, con una vivacità e una forza attoriale che richiamano esattamente il talento del personaggio che interpreta. In verità il ruolo di Peppino De Filippo è forse il più complesso di tutta la pièce: il suo grande talento è la sua forza, ma anche la sua condanna. Consapevole di meritare molto di più, vorrebbe avere il successo del fratello. Ma è altrettanto consapevole che sarà per sempre paragonato ad Eduardo e questo è alla base della sua frustrazione, della sua rabbia, ma anche del suo desiderio di palcoscenico, non per apparire, ma per esprimere la sua vena artistica e la sua arte scenica.
Ed esattamente come Titina era l’ago della bilancia dei fratelli De Filippo, la performance di Angela Rosa D’Auria, nel ruolo della primogenita De Filippo, è fondamentale per comprendere il tono dello spettacolo. Insieme alla figura di Luisa De Filippo, Titina è forse uno dei personaggi più toccanti. Infatti, pur essendo la sorella maggiore, era comunque “femmina”: non solo era costretta a sopportare il peso di un’eredità teatrale quale quella di Scarpetta, ma in quanto donna doveva faticare il doppio dei suoi fratelli per mostrare il suo valore di attrice. E nonostante questi ostacoli mettessero a dura prova la sua carriera e anche il rapporto con il marito Pietro, Titina emerge come una delle attrici emblema del secondo dopoguerra, con la grazia e l’eleganza che la contraddistinguevano.
Il messaggio di unione nella regia di Sergio Rubini
“I fratelli De Filippo” è la storia di una famiglia difficile. Ma è anche la storia di come restando uniti, si è più forti e si riesce a tirar fuori il talento l’uno dell’altro. Titina, Eduardo e Peppino sono tre fratelli che si sono dovuti supportare a vicenda sempre, malgrado i litigi e le incomprensioni, perché, come ricorda loro la mamma Luisa, separarsi sarebbe stato deleterio. E nonostante i fratelli De Filippo abbiano sciolto la loro compagnia più avanti nel tempo, l’opera teatrale porta un messaggio di unione, di socialità, di rispetto reciproco, valicando i confini della tradizione partenopea.
Con la stessa energia e la stessa dolcezza del suo film del 2021, Rubini porta in scena la storia dei De Filippo non solo per raccontare una delle famiglie più importanti del teatro italiano, ma anche, e soprattutto, per dare un esempio di come nessuno debba mai essere lasciato indietro, nemmeno di fronte alle fratture familiari.
Recensione di Giulia Granato
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