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Eroica Fenice

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I giganti della montagna di Gabriele Lavia debutta al Mercadante

Gabriele Lavia porta in scena I giganti della montagna di Luigi Pirandello al Teatro Mercadante di Napoli dal 15 al 26 gennaio.

Mercoledì 15 gennaio presso il Teatro Mercadante di Napoli l’attore e regista Gabriele Lavia è andato in scena con I giganti della montagna, testamento spirituale di Luigi Pirandello.

Alla apertura del sipario, colpisce la scelta di un teatro distrutto come scenografia, segno che la bellezza e l’arte sono in pericolo. «Distrutto – scrive Lavia nelle note di regia – perché ci vogliono costruire degli uffici per organizzare un teatro che non c’è, è morto, ucciso proprio dagli uffici». L’opera, infatti, affronta con simboli e linguaggio quasi visionario un problema che assillava lo scrittore agrigentino, ovvero la posizione che l’arte, soprattutto quella teatrale, avrebbe potuto riempire nella nascente società capitalistica ed industriale.

Al centro della stanza si muove l’attrice e contessa Ilse Paulsen, che vuole portare fra gli uomini il messaggio estetico, proponendo ai teatri La favola del figlio cambiato, un’opera di un poeta che l’aveva amata e che per lei si è suicidato (nella realtà è una favola dello stesso Pirandello). Lo fa però con scarso successo, perché il volgare pubblico moderno non capisce gli insegnamenti della poesia.

La donna, con la sua Compagnia, raggiunge la villa della Scalogna, appartata dal mondo, dove vivono gli Scalognati, ovvero delle anime, e il mago Cotrone (Gabriele Lavia), che dice di essersi fatto “turco per il fallimento della poesia della cristianità”, cioè di stare rifugiato ai confini del sogno perché consapevole della decadenza del mondo moderno. Non a caso, lo stesso Cotrone afferma che l’arte può vivere soltanto nella sfera della fantasia, che è autosufficiente e non deve cercare il contatto con la società.

Pirandello non riuscì a terminare l’opera, che però conosciamo grazie al figlio Stefano, che ha conservato la traccia confidatagli dal padre: secondo questa, Ilse reciterebbe la Favola dinanzi ai servi dei Giganti – simbolo del potere e della società industriale secondo alcuni, del regime fascista, da cui l’autore cercava finanziamenti economici, secondo altri – ma questi, essendo rozzi e apatici verso l’arte, sbranerebbero lei e l’intera troupe.

L’incompiutezza del dramma permette comunque, tanto al pubblico quanto al regista, di viaggiare con la fantasia, azzardando interpretazioni e finali diversi. La scelta di Lavia è minimale ma efficace: si sente un rumore di sottofondo, a mano a mano sempre più forte; si tratta dei Giganti, che scendono al galoppo verso la villa. Tutti gli attori in scena, tanto quelli della Compagnia quanto gli Scalognati, si voltano verso il teatro distrutto: «Ho paura, ho paura!», mormorano. Il sipario si abbassa.

Quella di Lavia è una rappresentazione di grande raffinatezza e intelligenza, capace di mantenere sempre alta l’attenzione nonostante la durata dello spettacolo (di circa 2 ore) e la complessità del messaggio pirandelliano, che passa attraverso il filtro deformante e corrosivo del grottesco. L’interpretazione del regista milanese è magistrale, così come quella di Federica Di Martino, nei panni dell’affascinante e nevrotica contessa Ilse. Convincono nel complesso gli altri personaggi, che indossano costumi e maschere molto realistiche e curate.

La rappresentazione sarà nel cartellone del Teatro Mercadante fino al 26 gennaio. Noi di Eroica, catturati dalla straordinaria capacità attoriale di questa Compagnia, dalla stupenda scenografia e dall’opera stessa, forse una delle più belle e sottovalutate di Pirandello, vi consigliamo di andarla a vedere!

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