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Eroica Fenice

Il viaggio di Ecuba al Teatro Elicantropo di Napoli

Il viaggio di Ecuba tra mito e attualità al Teatro Elicantropo di Napoli

Una rivisitazione in chiave moderna della figura di Ecuba prende vita sulle scene del Teatro Elicantropo di Napoli, dal 9 al 12 novembre, attraverso lo spettacolo Il viaggio di Ecuba di Gianni Guardigli, con la regia di Francesco Branchetti e presentato da Foxtrot Golf di Roma. 

“L’animale che sbrana il suo simile ha finito il suo ciclo”. Le parole di Isabella Giannonenei panni dell’eroina del mito, sferzano il pubblico e ripercorrono la vicenda universale di una madre disperata, in viaggio fra i binari dell’Europa, tra muri di filo spinato. Ecuba ha perso tutto: i suoi figli, la sua casa, la sua patria. Esule ed emarginata, la donna rievoca gli episodi del disfacimento del suo mondo, la prevaricazione  e le ingiustizie che è costretto a subire chi, come lei, non ha più nulla e, ovunque vada, è condannato a vivere da “ospite”, disprezzato e mal tollerato.

La musica di quelle terre, straziate da guerre e conflitti, accompagna il pubblico in un viaggio che approda proprio lì, tra le storie di milioni di uomini e donne costretti a vivere nella condizione di profughi, e attraverso il monologo di Ecuba, tra momenti di lirismo e ricordi di vita passata, affronta gli interrogativi che tormentano chi non si rassegna a questa vita di soprusi ed affronta un futuro di incertezze e paure.

Il viaggio di Ecuba verso un destino universale di perdita ed emarginazione al Teatro Elicantropo di Napoli

Colei che una volta era la “regina”, rispettata ed ammirata da tutti, nella sua meravigliosa casa inebriata dal profumo dei gelsomini, si trova faccia a faccia con la storia spietata e inesorabile. Ma Ecuba non si piega e le sue parole di dolore invitano a riflettere su ciò che significa “essere umani'” ed “agire da umani” in un mondo che sembra ormai averlo dimenticato, disprezzando e profanando ogni giorno la sacralità della vita.

La follia dell’Ecuba del mito greco, straziata per la morte dei suoi figli, non è altro che la follia di tutte le madri costrette a fare i conti con malvagità dell’uomo che, sovvertendo l’ordine naturale delle cose, costringe i genitori a seppellire i propri figli, che da sempre sono per loro “la speranza che il mondo non finisca”La vicenda di Ecuba madre, donna ed esule, al di sopra del tempo e dello spazio, è un destino universale di perdita ed emarginazione che dimostra, ancora una volta, che “attingere al patrimonio immenso della tragedia greca è vitale come attaccarsi a una bombola di ossigeno, quando il respiro non basta”.