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La semplicità ingannata, al Piccolo Bellini | Recensione

La semplicità ingannata, al Piccolo Bellini | Recensione

Ultimi spettacoli al Piccolo Bellini di Napoli: in scena dal 5 al 10 maggio La semplicità ingannata di e con Marta Cuscunà.

Storie straordinarie di donne: La semplicità ingannata dal Cinquecento a oggi

Liberamente ispirato all’opera di Arcangela Tarabotti – fatta monaca forzatamente e diventata una scrittrice italiana simbolo della lotta femminile contro il patriarcato – e alle vicende delle Clarisse di Santa Chiara di Udine, primo baluardo esemplare di società di donne, l’attrice e regista Marta Cuscunà restituisce con La semplicità ingannata una drammaturgia che dal tentativo di ricostruzione storica crea una visione artisticamente posizionata sulla condizione delle donne ancora oggi bisognosa di riscatto, sia dalla prospettiva di quei dati storici per lo più sconosciuti e non raccontati sia dallo sguardo reale del presente che ci appartiene.

La semplicità ingannata, al Piccolo Bellini | Recensione
Marta Cuscunà

Scelte produttive di coesione artistica

Soprattutto nel presente momento storico, la maggior parte dei teatri sta esprimendo l’esigenza di dichiarare le proprie tavole di legno uno spazio politico. Questo significa implicare delle scelte, un posizionamento ben preciso: lo tiene a mente Marta Cuscunà, innanzitutto nella scelta di portare in scena La semplicità ingannata, di Arcangela Tarabotti, ovvero una rivisitazione contemporanea di una delle prime opere “femministe” nel Cinquecento. Inoltre, l’artista considera quella responsabilità anche fin dalle primordiali scelte di produzione.

Per produrre La semplicità ingannata non è stato chiesto un finanziamento a fondo perduto, bensì un microcredito. La procedura fa parte di un progetto di Village Producing ispirato al Village Banking e consiste nella richiesta di un piccolo credito, restituito poi ai teatri aderenti una volta inserito lo spettacolo nella programmazione del cartellone. È un metodo che sta salvando l’economia dei paesi in via di sviluppo, ma non solo: consegna l’obiettivo di guardare al prodotto artistico non tanto come un oggetto finanziario quanto, piuttosto, come un’opportunità di coesione tra artisti e teatri. Una relazione quest’ultima che nella sua indipendenza ha consentito la scelta di una partecipazione stabile e duratura.

La semplicità ingannata, al Piccolo Bellini | Recensione
Marta Cuscunà e le Clarisse

La semplicità ingannata: satira per attrice e pupazze sul lusso d’esser donne

Secoli fa la donna era il risultato di continui calcoli economici all’interno delle rispettive famiglie. Infatti, una figlia veniva giudicata sana in base alla bellezza e facilmente accessibile al matrimonio senza la necessità di una dote cospicua, al contrario, una figlia “brutta”, non sana, imponeva una spesa rilevante. Per questo motivo, i padri ricorrevano alla monacazione forzata: la via più semplice per sistemare quelle figlie scomode, in sovrannumero. È ciò che successe ad Arcangela Tarabotti, figlia femmina probabilmente claudicante, un difetto di fabbrica come La semplicità ingannata di un destino inguaribile.

Suor Arcangela Tarabotti, insieme alle Clarisse confinate presso il convento di Santa Chiara di Udine, si ritrovarono in uno spazio chiuso ancora una volta vigile alla prepotenza maschile. In questo stesso spazio attuarono una forma di resistenza, silenziosa, sottile eppure straordinariamente unica nel suo genere: tracciarono il perimetro di un luogo di dissacrazione dei dogmi religiosi, una micro-società tutta al femminile nella quale si aveva libertà di pensiero e di contestazione. In La semplicità ingannata, Marta Cuscunà restituisce la voce fin troppo messa a tacere dalla storia di ciascuna di quelle donne, minuscole a quel tempo ma grandi esempi per noi, riprodotte nella pièce attraverso busti di marionette animati dalla loro artista poliedrica.

Titolo: La semplicità ingannata

Regia e interpretazione: Marta Cuscunà
Assistente alla regia: Marco Rogante
Disegno luci: Claudio “Poldo” Parrino
Disegno del suono: Alessandro Sdrigotti
Tecnica di palco, delle luci e del suono: Marco Rogante
Realizzazioni scenografiche: Delta Studios, Elisabetta Ferrandino
Realizzazione costumi: Antonella Guglielmi
Cura e organizzazione: Etnorama
Amministrazione: Laura Marinelli
Distribuzione: Jean-Francois Mathieu
Co-produzione: Centrale Fies, Operaestate Festival Veneto
Con il sostegno di: Provincia Autonoma di Trento-T-under 30, Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol, Comitato Provinciale per la promozione dei valori della Resistenza e della Costituzione repubblicana di Gorizia, A.N.P.I. Comitato Provinciale di Gorizia, Assessorato alla cultura del Comune di Ronchi dei Legionari, Biblioteca Sandro Pertini di Ronchi dei Legionari, Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Monfalcone, Claudio e Simone del Centro di Aggregazione Giovanile di Monfalcone con il sostegno dei partecipanti al progetto di microcredito teatrale Assemblea Teatrale Maranese; Federico Toni; Laboratorio Teatrale Re Nudo – Teatri Invisibili; Nottenera.Comunità_Linguaggi_Territorio; Bonawentura/Teatro Miela; Spazio Ferramenta; Tracce di Teatro d’Autore; L’Attoscuro Teatro Liberamente ispirato a Lo spazio del silenzio di Giovanna Paolin.
Prima rappresentazione 31 agosto 2012 Bassano di Grappa, B.Motion Festival Dal 2009 al 2019 Marta Cuscunà ha fatto parte del progetto Fies Factory di Centrale Fies

Biglietti: Teatro Bellini

Fonte immagini: Ufficio Stampa

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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