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Eroica Fenice

Lo zoo di Vetro al Teatro Nuovo di Napoli

Dove vai? – Al cinema! 
Questa una delle battute che animano lo spettacolo e che hanno fatto sorridere più volte lo spettatore ne “Lo zoo di vetro” di Tennessee Williams, tradotto da Gerardo Guerrieri che andrà in scena da mercoledì 11 a domenica 15 febbraio presso il Teatro Nuovo di Napoli con la regia di Arturo Cirillo.

Lo zoo di Vetro. È la potente messa in scena dell’atto del ricordare e del rapporto con il passato come luogo del rimpianto: “Il futuro diventa presente, il presente passato, e il passato un eterno rimpianto” dice un’altra battuta nel testo. 
Amanda (Milvia Marigliano), una madre troppo possessiva a causa forse della delusione di un marito assente – e ormai inesistente – abbandonata con una cartolina breve e concisa che diceva “Salve, addio!”, vive ancorata al ricordo di una giovinezza dorata, vittima lei stessa del confronto con le spietate leggi della realtà. I figli Tom (Arturo Cirillo) e Luisa (Monica Piseddu), lui narratore-attore-regista dello spettacolo nonché parte più razionale della rappresentazione, si presenta come un uomo insoddisfatto che teme di seguire le sporche orme del padre, rifugiandosi in una vita monotona, preferendo vivere l’avventura attraverso lo schermo di un cinema piuttosto che in prima persona da protagonista. Lei, una ragazza fragile, inerme, ma trasparente come quegli animaletti di vetro che custodisce come un tesoro, quel suo zoo di vetro invisibile emblema della fragilità e della finzione: sono essenze quasi prossime all’assenza, non a caso trasparenti dice il regista. 
Interessante la figura di Jim (Edoardo Ribatto) che porterà una ventata di spensieratezza, scambiando due chiacchiere con la timida Laura aiutandola ad essere meno insicura, ma niente a che vedere con i propositi della madre di accasare la figlia. Jim, collega e unico amico di Tom è colui che saggiamente riflette sul tema dell’insicurezza insita in noi e su quanto spesso ci si sente inferiori agli altri pur possedendo capacità superiori, di quanto siamo disposti a concentrarci su particolari invisibili che ci appaiono come potenti e ingombranti ostacoli, sopraffacendoci fino ad arrenderci.

Immagino dunque un luogo abitato da pochi elementi molto concreti ma immersi in una luce non realistica, quasi pittorica, dove la vicenda venga narrata senza divisioni in quadri, ma in un unico luogo, come se ci trovassimo all’interno di un album di famiglia troppe volte sfogliato.
Queste le volontà del regista e il risultato è proprio questo, uno scenario semplice di facile interpretazione, suggestivo nel prologo e nell’epilogo in cui la scena viene incorniciata da frammenti di fotografie come fossero pezzi di vetro, o di uno specchio in frantumi.

In conclusione, nel tempo di fumare ben sei sigarette, Cirillo ha deliziato il pubblico con uno spettacolo teatrale sobrio, piacevole e interessante, con due momenti di aspra lite genuina quanto imbarazzante, un dolce dialogo romantico condito un casto bacio, qualche riferimento teatrale sparso e tanto sano umorismo.

-Lo zoo di Vetro al Teatro Nuovo-