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Eroica Fenice

La Salomè di Luca De Fusco al Pompeii Theatrum Mundi

La Salomè di Luca De Fusco al Pompeii Theatrum Mundi

Un capolavoro oscurato è la Salomè di Oscar Wilde. Il suo carattere labile e lo sgusciare continuo lo rendono un testo estremamente complesso. Dialoghi e monologhi tortuosi, un teatro saldamente edificato sulla parola. Questa è la sfida che il regista Luca De Fusco propone in apertura della seconda edizione di Pompeii Theatrum Mundi, rassegna di drammaturgia antica, che vede stagliarsi inquieta l’ombra della luna dal 21 al 23 giugno.

Da Oscar Wilde a Luca De Fusco: Salomè

Si risvegliano al richiamo di musica i personaggi, distesi sotto veli candidi, come larve. Aprono gli occhi ma non spalancano le porte della luce. Il loro è un avanzare nelle tenebre della morte, presagi costanti percuotono le loro membra. Sotto lunghe attese e silenzi, si erge il fiore lunare, Salomè (Gaia Aprea), principessa figlia di Erodiade (Anita Bertolucci), ammirata da tutti per il suo candore. Un bianco di vergine seducente, violata dallo sguardo ossessivo del tetrarca Erode (Eros Pagni). L’unico a disprezzarla è Ioakanaan (Giacinto Palmarini), profeta tanto trascurato quanto temuto. I suo occhi sono come bruciature, i suoi capelli di rovo e le sue labbra rosso sangue.

La Salomè di Oscar Wilde, come rende evidente l’adattamento di Luca De Fusco, segue «l’ambizione di aggiungere una nuova credenza alla storia sacra della decapitazione di Giovanni Battista». Il personaggio sarebbe dunque segnato dalla blasfema ambiguità della ricerca delle labbra vermiglie di Ioakanaan, agognate fonti di piacere, e della volontà di immergersi in una purezza che mai potrà possedere se non comprenderà il valore della remissione dai peccati.

Ma Ioakanaan è ubriaco solo del vino di Dio. Lo stesso tetrarca si scopre ogni volta spaventato, quasi scaramantico all’inizio, fino a una mistica fede nella venuta di un Messia, che il profeta continua a invocare. I due meccanismi portati in atto da Luca De Fusco sono la ricerca del capro espiatorio e il desiderio mimetico. Iokanaan viene demolito, ma solo perché in questo modo Salomè potrà incarnarsi in lui, diventare finalmente pura.

Salomè, un’opera onirica

 

Per un’opera fortemente onirica, il regista ha realizzato un allestimento visionario, con la presenza delle proiezioni tipiche di De Fusco. Questa volta il loro utilizzo è più sottile e sobrio, evitate le paranormali esplosioni. Salomè è un personaggio vivo, fortemente vero, che non necessita di alcun effetto speciale. In gioco, il rapporto fra la parola, il movimento del corpo, la danza che è in grado di sedurre, ma che porta con sé conseguenze mortifere.

Il rapporto fra amore e morte è il filo conduttore dell’opera, chiave di lettura parziale di un personaggio assai complesso quale Salomè. La fedeltà al testo è necessaria, con inserimento di chicche letterarie da non sottovalutare, come quelle di Gustave Flaubert tratte da Le tentazioni di Sant’Antonio. Un testo necessario che torna sulla scena italiana, rivelando la grande crescita di un teatro immortale che cerca di rivivere i suoi fasti. Napoli continua a dimostrarsi un centro di eccellenza con il Teatro Stabile e la rassegna di Pompeii Theatrum Mundi, che prevede altri tre incontri di grande interesse:

5>7 luglio, Edipo Re di Sofocle, con la regia di Robert Wilson;

12>14 luglio, Non solo Medea da Euripide, Sofocle e altri autori freci, con coreografie di Emio Greco e Pieter Scholten;

19>21 luglio, Eracle di Euripide, con la regia di Emma Dante.