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Maniaci D’Amore: la Trilogia del Gioco

Il Festival delle Arti(n)contemporanee è alle porte e la macchina di Eroica Fenice non si ferma. Continua ad incontrare e ad intervistare gli artisti che prenderanno parte alla settimana di apertura della nuova stagione teatrale di Officina Teatro. Quella che vi proponiamo oggi è l’intervista ai Maniaci D’Amore che presenteranno il loro libro “La Trilogia del gioco” ad Officina Teatro, Venerdì 25 Settembre 2015.

– Dove nasce la necessità di riunire i tre spettacoli in una trilogia editoriale? Cosa unisce queste tre storie?
“La trilogia del gioco” riunisce i nostri primi tre testi. La forza di questo numero – il tre – ci ha portato a riconoscere che con loro si chiudeva un ciclo, la parte più leggera e giovanile della nostra produzione. In questi lavori ci sono dei temi ricorrenti, di cui ci siamo resi conto – anche grazie al lavoro critico di Dario Tomasello, il curatore del libro – solo quando li abbiamo visti riuniti. Questi temi sono l’interesse verse il linguaggio psicanalitico, l’ossessione per le forme sfaccettate del rapporto a due, una riflessione sul teatro come luogo in cui inscenare ciò che potrebbe accadere e non accade, il riso e l’oblio.

– Il termine “gioco” a cosa si riferisce?

Innanzitutto pensavamo al gioco inteso come “to play”, il fare teatro. Ma anche inteso come un’ostinazione a non prendersi sul serio, a toccare temi duri e profondi mettendoli sotto la pressione del nostro sguardo sghembo, ribaltante. Infine c’è il gioco delle relazioni, come dicevamo, e ciò che c’è di più straordinario e di più pericoloso in un rapporto: il suo dinamismo, la capacità di trasformarsi, di creare nuove realtà, a volte terrificanti a volte salvifiche.

– Quanto della vostra vita personale c’è nella “Trilogia del gioco”?

Tutto quello di cui stiamo parlando ci tocca da vicino. Quando vogliamo lavorare su un tema usiamo la nostra relazione come chiave d’accesso, come lente per inquadrarlo e metterlo in discussione. Siamo noi i ragazzi allegri e disperati de “Il nostro amore schifo”, siamo noi quei figli disturbati e alla ricerca dell’emancipazione dalle nostre soffocanti radici raccontati in “Biografia della peste”, siamo noi quei pazienti ribelli e al contempo quegli analisti di noi stessi crudeli e impietosi di “Morsi a vuoto”. Lo siamo stati per scriverli e lo siamo diventati ancora di più portandoli in scena.

Grazie ai Maniaci D’Amore!

Roberta Magliocca

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