Finale di partita, uno dei testi teatrali più emblematici di Samuel Beckett, è in scena al Teatro Bellini di Napoli, dal 13 al 29 novembre, con la regia di Gabriele Russo.
Rappresentato per la prima volta nel 1957, Finale di partita, insieme ad Aspettando Godot, è un pilastro del teatro dell’assurdo. Siamo in un ambiente claustrofobico in cui il tempo sembra essersi fermato, sospeso tra gesti e parole, pause e silenzi. Al centro della scena Hamm, un uomo cieco e paralizzato, costretto su una sedia a rotelle. Alle sue spalle Clov, il suo servitore zoppo che è impossibilitato a sedersi.

In Finale di partita, come spesso accade nel teatro di Beckett, lo spazio diventa metafora ed esternazione dello stato interiore. In una totale impossibilità di rapporti, di senso e dell’umanità stessa, la scenografia angustiante altro non è che una proiezione della condizione dei personaggi che sono cristallizzati, bloccati nei loro ruoli. Hamm e Clov, interpretati magistralmente da Michele di Mauro e Giuseppe Sartori, sono reciprocamente dipendenti l’uno dall’altro, calcano la dialettica hegeliana servo-padrone, senza, tuttavia, alcuna evoluzione. Nutrono desideri di fuga, sempre rimandati e fagocitati dall’immobilismo che permea le loro esistenze, vite che hanno smesso di credere, incapaci di vedere un “fuori”. E incapaci anche di guardare al futuro: i genitori di Hamm (bravissimi Alessio Piazza e Anna Rita Vitolo) che appaiono in scena, in una vasca da bagno, sono la concretizzazione di una memoria che si sbriciola.
Finale di partita: mentre tutto si sgretola, la parola cerca di trattenere il senso
Uno spettacolo fatto di parole che sono come pendoli che oscillano tra necessità e inutilità e dietro questo movimento celano il nulla, o meglio la pesante consapevolezza e, forse, rassegnazione, che tutto è destinato a rimanere così com’è. I personaggi usano un linguaggio asciutto, a volte umoristico, a volte comico e la circolarità dei loro discorsi lenti, ridondanti, è spietata: tutto sembra perduto, tutto è perduto. Tuttavia, anche quando la fine sembra interiorizzata e non lascia spazio ad alcuna speranza, vitale e lucida rimane la forza e la capacità di interrogare ciò che resta.
Un’opera spietata e molto attuale
Come si legge nelle note di regia, l’intento è quello di liberare Beckett dalla cornice dell’Assurdo e del “dopo la fine del mondo” per restituirlo a una realtà che ci appartiene. L’assurdo non è un genere: è una condizione quotidiana. Vive nella ripetizione dei gesti, nelle abitudini che ci tengono in vita, nella paura di cambiare posizione, di uscire, di restare soli. Finale di partita diventa così una radiografia del nostro tempo: una famiglia chiusa in una routine che si ripete, incapace di salvarsi e di smettere di provarci. Non un’allegoria filosofica, ma una storia d’amore e di sopravvivenza. Il dolore, la dipendenza, la paura, l’ironia: tutto si muove dentro un presente che non passa mai. La partita è ancora la stessa, ma il finale non è più un concetto astratto. È la resa quotidiana che ciascuno di noi compie di fronte all’altro, nel tentativo – disperato e tenerissimo – di restare vivi.
FINALE DI PARTITA
di Samuel Beckett
traduzione Carlo Fruttero
regia Gabriele Russo
con Michele Di Mauro, Giuseppe Sartori, Alessio Piazza, Anna Rita Vitolo
scene Roberto Crea
costumi Enzo Pirozzi
disegno luci Roberto Crea e Giuseppe Di Lorenzo
musiche e progetto sonoro Antonio Della Ragione
produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro Biondo Palermo
Fonte immagini: Ufficio Stampa – ph. Flavia Tartaglia
DONALD. Storia molto più che leggendaria di un Golden Man, di e con Stefano Massini, in scena al Teatro Bellini Scopri di più
Senet torna a casa La programmazione del Piccolo Bellini continua con Senet, scritto da Pier Lorenzo Pisano e interpretato da Scopri di più
Al Teatro Bellini di Napoli il linguaggio teatrale incontra quello della graphic novel con Kobane calling on stage, tratto dall’opera Scopri di più
Ritorna la Familie Flöz al Teatro Bellini di Napoli con Hokuspokus di Hajo Schüler, dal 23 al 28 aprile 2024 Scopri di più
Dal 20 al 23 febbraio va in scena al Piccolo Bellini La foresta, uno spettacolo di I Pesci e ORTIKA. Scopri di più
Dal 26 dicembre 2025 fino all’11 gennaio 2026 ritorna alla sua casa del Teatro Bellini il più grande e atteso Scopri di più

