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Eroica Fenice

La categoria Teatro contiene 950 articoli

Teatro

Don Giuann de Il Demiurgo, tra seduzione, resistenza e nichilismo

Breve recensione dello spettacolo Don Giuann della compagnia “Il Demiurgo” Resistere. Re – esistere. Esistere di nuovo, nonostante una fiumana di forze avverse vi si opponga. Il teatro oggi è uno dei correlativi oggettivi di questo verbo. E ogni spettacolo che riesce ad essere rappresentato è una vittoria per la cultura e per la collettività. Il 15 ottobre, la compagnia “Il Demiurgo” ha contributo a questa goccia oceanica di speranza con una pièce ben riuscita, a tratti meravigliosa, e che si è trascinata con sé una notevole quantità di risate e applausi. Nel perfetto rispetto delle regole anti-contagio la compagnia ha portato in scena, al Teatro Sannazaro, Don Giuann, una riscrittura molto interessante ed egregiamente diretta del Don Giovanni di Molière. A fare da sfondo alle vicende una Napoli simil onirica costellata di anime erranti, tutte alla spasmodica ricerca del loro baricentro. La scelta è stata estremamente funzionale per la caratterizzazione dei personaggi che hanno così assunto una patina più moderna e spendibile per la platea del 2020. Franco Nappi ha, inoltre, snellito il testo, eliminando i due atti finali, e dato alla conclusione un frustrante, quanto ineccepibile, messaggio malinconico e al suo protagonista una verve vagamente tragica. La vanità del possesso come risposta necessaria al vuoto cosmico. La bugia e il gioco della conquista come pedine di una scacchiera degradata e avvilente. Le acrobatiche peripezie amorose di Don Giovanni sono l’appiglio di un bambino nichilista che applica alla lettera, pur di sopravvivere alla pochezza della realtà, uno dei consigli de Il Principe di Machiavelli: il fine giustifica i mezzi. E allora che sia, che inizi un nuovo spettacolo. Il tendone non può essere chiuso. C’è troppo silenzio da coprire. Troppo. Don Giuann de Il Demiurgo, missione riuscita! Esilarante e coinvolgente, il Don Giuann de “Il Demiurgo” ha visto performance eccellenti da parte di tutti gli attori coinvolti. In primo luogo dalla coppia Cioffi (Sganarello) – Balletta (Don Giovanni), la cui comicità farsesca ma mai sopra le righe ha colpito per freschezza e vivacità tecnica. Discorso analogo può essere fatto per i due “villici”, Roberta Astuti e Daniele Acerra che hanno portato in dote tantissime risate. Menzione va anche a Chiara Vitiello (donna Elvira) che è stata eccezionale, specialmente nel suo breve  ma intensissimo monologo. Bravi anche gli altri, bravi tutti, compresi gli spettatori che, muniti di mascherina, hanno contribuito ad alimentare la macchina teatrale. Bravi tutti, e in bocca al lupo per la vostra, la nostra, operazione di resistenza.

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Teatro

Soulbook, social e perversioni 2.0. Intervista a Fabiana Fazio

Mercoledì 21 ottobre, alle ore 21, al Teatro Sannazzaro nell’ambito del Teatro Solidale andrà in scena Soulbook, scritto e diretto da Fabiana Fazio, che è anche in scena con Annalisa Direttore e Giulia Musciacco. “Soulbook è un invasore. È il nuovo grande colonizzatore. Vuole conquistare sempre più territori. Possedere tutti i suoi utenti. E tutti siamo utenti. Tutti siamo territori appetibili. Tutti siamo di Soulbook. Anzi, tutti siamo Soulbook. Al di fuori di Soulbook tu non esisti. Io non esisto. Nessuno di noi esiste. O, almeno, nessuno di cui possa interessarci”. Di Soulbook ce ne parla l’autrice e regista Fabiana Fazio. 1 – Come nasce l’idea di Soulbook? L’idea è nata quando ci è stato chiesto di parlare a dei ragazzi dei social network e, nel cercare il modo migliore di farlo, ci siamo riscoperte a parlare di noi stesse come dei bambini che giocano ad un gioco di società… ma da soli. Ci siamo immaginate una scatola di Monopoli, per dirne una, con tutti i suoi componenti: carte imprevisti, pedine, case, alberghi, carte probabilità… e dadi, lanciati sempre e solo da una stessa persona… in una sciocca partita con sé stessa. E ci siamo ritrovate a dipingere un quadro grottesco, ma neanche tanto, di quello che accade quando siamo con la testa sul nostro smartphone o con gli occhi sul monitor. Siamo degli adulti che giocano ad un gioco in cui mettere in discussione le regole è solo un’ulteriore regola. Un gioco il cui obiettivo finale è… Aspetta c’è un obiettivo finale? Un gioco in cui vince chi perde. E chi perde festeggia la sua vittoria. E tutti lo invidiano. Sotto una lente d’ingrandimento… (perché il microscopio ci costava troppo… siamo pur sempre una produzione indipendente!)… Ci siamo guardate come si guardano i bambini giocare e litigare. Ed eccoci qui… a mandarci dei grossi cuori pulsanti o multicolore, delle faccine paralizzate in un ghigno o, peggio ancora, dei pollicioni ingessati (manco fossimo l’imperatore Commodo ne “Il gladiatore”). E discutiamo, stando animatamente seduti, usando parole tronche, compresse, recise ma forti (Cmq, nn t prmettr, TOP, tv… e via dicnd!!!). Parliamo del più e del meno e il meno la fa da padrone. Ci infervoriamo e ci scaldiamo ma mai quanto la sedia sotto il nostro sedere. E poi ci perdoniamo, e ci amiamo e ci stringiamo e ci sosteniamo senza neanche toccarci: che talento! Siamo una bella caricatura di noi stessi neanche troppo divertente. Goffa, buffa, preoccupante e drammatica. Mio nipote di 6 anni, quando gioca ai videogiochi o con i lego (posso dire la marca?), è molto più dignitoso… ma tra pochi anni anche per lui sarà finita! 2 – Nel tanto chiacchierato The Social Dilemma si afferma in merito ai social che “Questi servizi ammazzano le persone e portano le persone a suicidarsi”. Qual è il suo parere a riguardo? Non ho ancora visto il documentario… come sempre mi piace arrivare in ritardo e seguire il trend quando il trend è un altro. La vedrò a breve. Per […]

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Recensioni

E Cammarere, le identità reiette di Di Gesto

E Cammarere, spettacolo di Fabio Di Gesto liberamente ispirato a “Le Serve” di Genet, chiude la IX edizione del Teatro alla Deriva, anche quest’anno ospitata dalle Terme Stufe di Nerone. La rassegna teatrale, ideata da Ernesto Colutta e Giovanni Meola, chiude i battenti insolitamente ad ottobre con l’intensa interpretazione di Francesca Morgante e Maria Claudia Pesapane. E Cammarere di Di Gesto trasforma la zattera del laghetto circolare delle Stufe di Nerone in un tipico vascio napoletano, una buia tana affacciata su uno dei tanti vicoli dove la vita si svolge notte e giorno senza che i raggi del sole arrivino a scandirne il tempo. Due sorelle, due umili popolane, due donne sole consumano la loro misera esistenza in una dimensione di esclusione ed emarginazione. Nelle loro vesti si incarnano due esistenze reiette, due destini rifiutati da una comunità caotica e chiassosa che non si manifesta mai in scena, se non attraverso le ferine invettive delle protagoniste. Le due sorelle, due esistente senza nome nè identità, si scambiano freneticamente i ruoli alternandosi nell’impersonare la padrona di casa dispotica e crudele e la sciagurata serva. Prende vita così un gioco crudele e sadico in cui l’identità della padrona, identificata in una scura pelliccia e una parrucca, passa di mano in mano tra le due sorelle in un vortice di ossessione e disperazione che le porterà all’autodistruzione. Ma le due donne non sono veramente due cameriere e la padrona di casa è solo una presenza irreale, un feticcio che si manifesta a tratti negli sporadici attimi di lucidità delle due protagoniste a rimarcare la distanza di entrambi da uno status di emancipazione e accettazione sociale. L’immagine della padrona è dunque un podio, un traguardo che le due protagoniste anelano raggiungere; in quell’immagine sono racchiusi tutti segni di un’esistenza piena e viva, la femminilità, l’indipendenza, l’affermazione di sé, la sessualità e l’erotismo, una condizione che è totalmente preclusa alle due sorelle. La padrona è tutto ciò che le due sorelle non saranno mai, e questa crudele verità si accende ad intermittenza nel buio cieco delle loro coscienze interrompendo, e allo stesso tempo esasperando, il crudele gioco al massacro che le vede protagoniste. Nella trasposizione di Di Gesto , E Cammarere, il testo di Jean Genet, pur conservando l’idea drammatica, è totalmente riscritto in un napoletano duro e ancestrale, una lingua densa di antichi detti e parole arcaiche che contribuiscono ad identificare la condizione sociale e culturale nella quale le protagoniste si dibattono. Una lingua fatta di parole e ritornelli che, con drammatica musicalità, scandiscono il tempo della follia accompagnando le protagoniste verso il tragico epilogo. Fonte immagine: Comunicato Stampa Teatro alla Deriva

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Recensioni

Dorian Gray. Il ritratto: la prima al Teatro Sannazaro

Sabato 10 ottobre la compagnia Teatri di Carta ha debuttato al Teatro Sannazaro con la prima nazionale dello spettacolo “Dorian Gray. Il ritratto”. La notorietà del testo omonimo di Oscar Wilde, da cui la rappresentazione è liberamente tratta, nobilizza lo sforzo della regia e degli attori nel presentarlo in una chiave innovativa, pur nell’aderenza al testo originale, pregna di profondità e significato, condensati nei brevi 60 minuti di spettacolo, in un mix delicato di prosa e di danza. Lo spettacolo si apre con i personaggi di Dorian, l’amico pittore Basil e il nobile Henry Wotton, suo mentore e guida, colti nell’ebbrezza dei sensi, presi dall’esaltazione della giovinezza e delle meravigliose fattezze di Dorian. È subito un tripudio di danza e di risate, mentre il palcoscenico è inondato da fogli di carta rappresentanti il bel volto di Dorian, suo dono e condanna, di cui gli amici si compiacciono e lui stesso si rallegra. Henry e Basil si presentano inizialmente sul palco con il volto coperto proprio da due dei sopracitati fogli di carta, perfetta rappresentazione di come l’aspetto e il carisma di Dorian facciano da schermo tra la sua intima essenza e il mondo circostante, fermo alla superficie di un bel giovane, a cui tutto è dovuto per diritto connaturale. Dorian così letteralmente barcolla sotto il peso della sua immagine, perdendo inevitabilmente di vista se stesso e macchiandosi di una serie di azioni turpi, che sfigurano la sua anima, rappresentata dal ritratto che Basil gli ha dipinto estasiato. Dorian resta invece sempre giovane e bello, tanto quanto confuso e tormentato. L’inizio dell’inesorabile declino è rappresentato dal suicidio di Sybil Vane, giovanissima e candida attrice molto promettente, promessa in sposa di Dorian. A seguito di un aspro litigio con l’amato, il cuore spezzato della ragazza non regge più il confronto con il mondo, così da portarla all’atto estremo del togliersi la vita. Dorian si sente responsabile, ma presto il rimorso scompare, così da dimenticare facilmente Sybil, cominciando a trascorrere le notti tra bettole malfamate e gioco d’azzardo. Come scrisse lo stesso Oscar Wilde nel 1890, ‘in Dorian Gray ogni uomo vede i propri peccati. Quali siano i peccati di Dorian Gray nessuno lo sa. Li ha commessi colui che li trova’. Lo spettatore così si identifica con il tormento e la scissione del personaggio, diviso tra la voglia di salvarsi e la tentazione di perdersi, che sfocia nell’omicidio di Basil, colpevole di aver immortalato la sua anima nel quadro con troppa verità. Lo strazio di Dorian è incarnato da un valzer mortale tra lui e la sua anima, rappresentata da Simone Caprio, con un gioco di volteggi, di drammatica attesa, fino alla consapevolezza finale che porta il giovane a liberarsi, scomparendo nel quadro simbolo del suo tormento. La scenografia è essenziale, imperniata sul contrasto tra chiari/scuri e su un gioco di luci e di vuoti, colmati perfettamente dall’intreccio dei tre personaggi di Dorian, Henry e Basil, interpretati rispettivamente da Giulio Cavazzini, Salvatore Veneruso e Nicola Tartarone, che si interfacciano tra loro con […]

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Libri

Street Food, il libro di Giuseppe Bagno sulla storia del cibo di strada

Street Food (il cibo di strada nella storia) è un libro di Giuseppe Bagno edito da Valtrendeditore Lo street food nasce con la storia del genere umano. I primi cibi di strada risalgono, senza ombra di dubbio, all’età della pietra e precisamente all’epoca in cui l’Homo Erectus scoprì il fuoco e cominciò a cacciare e arrostire le carni. Ha quindi origini paleolitiche ma, per poterlo ascrivere nell’olimpo delle culture gastronomiche, dobbiamo aspettare il periodo greco-romano. In una scorrevole sintesi dalle origini ai giorni nostri l’autore ci guida in un viaggio alla scoperta delle più interessanti ricette medievali, rinascimentali, del Settecento e dell’Ottocento fino ad arrivare ai giorni nostri e alle nuove frontiere del cibo di strada. Il libro è un chiaro ed appassionante racconto sulle origini e lo sviluppo dello street food. Ogni capitolo, è di fatto, dedicato ad un’epoca specifica: tale suddivisione permette ad ogni spazio temporale di esprimersi nelle sue fattezze migliori. Tra le figure maggiormente collegate al racconto, compaiono senz’altro i venditori ambulanti. Saranno proprio loro, infatti, i capostipiti del cibo da strada. Di loro ci sarà il racconto preciso della personalità, delle tecniche di vendita, e anche dell’interessante contesto dentro il quale esprimono le loro prodezze di vendita. La prima sequenza temporale, quello riguardo l’Antica Roma, darà ampio respiro al concetto di “ristorante”. Il luogo che conosciamo oggi, infatti, ha attraversato diverse metamorfosi. Una delle descrizioni maggiormente riuscita è quella riguardo il “thermopolium”: ovvero il luogo dove venivano servite bevande e vivande calde. Interessante sarà la trasformazione riguardo “la ristorazione”, in particolare l’uso di essa, destinato in maniera differente alle classi abbienti e a quelle poveri. Ci sarà un’ampia descrizione dei seminterrati, fino ad arrivare ai più moderni ostelli. A fare del libro, una lettura assolutamente interessante, è senz’altro il contesto storico, che muta e si avvicenda secolo dopo secolo: il racconto di un’ Italia invasa dalle panetterie, con la sua consueta “tassa frumentaria” per consentire anche ai più poveri il suo largo consumo. Fino ad arrivare alle pagine dedicate ai comuni ”mercati”, fatti di bancarelle e baratto, non trascurando l’importante correlazione tra cliente e mercante. Napoli fra le pagine di Street Food di Giuseppe Bagno Tra i capitoli più emozionanti, appaiono, senz’altro quelli dedicati al popolo partenopeo con il racconto magico circa la nascita della pizza margherita, la tassa sulla frutta e la rivolta popolare capeggiata da Masaniello. Ci si imbatte nelle pagine energiche e popolari delle famosissime taverne napoletane, dove va citata una delle più conosciute e longeve “il cerriglio”. Non manca il racconto esaustivo della nascita della pasta, o i più conosciuti “maccheroni”: un culto che di lì a poco si estenderà in tutta Italia e non solo. Il libro dà certamente importanza anche alla nascita della pizza, non necessariamente margherita, raccontandone i segreti, la preparazione e la conservazione di un alimento che si è trasformato da cibo da “asporto” a cibo da tavola. Immancabili anche le pagine riguardo le cosiddette “sfogliatelle”, uno dei dolci partenopei che trova man forte nella connotazione “cibo da […]

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Libri

Esagera, la vita: il nuovo strabiliante romanzo di Giulia Arnetoli

Esagera, la vita è il nuovo romanzo di Giulia Arnetoli (insegnante e già finalista della quarta edizione del Premio Letterario Salvatore Quasimodo) edito da Les Flaneurs Edizioni. La trama del romanzo di Giulia Arnetoli Violante ha trentotto anni, due figli e un ex marito. Ha trascorso la vita dimenticandosi di se stessa, fino a quando un evento traumatico innesca il cambiamento. Ma quanto può essere alto il prezzo delle proprie scelte? Nella lotta tra i doveri e la volontà, Violante sente il peso di una vita che esagera in tutto ciò che la circonda. Il romanzo parte con un ambiente che potrebbe definirsi l’anti cliché della famiglia perfetta. La spaccatura interna, infatti, è una faglia, che fin dalle prime righe dell’autrice si staglia in maniera prepotente. Violante, la protagonista indiscussa del romanzo, è senz’altro un personaggio che incarna l’emblema femminile. Non si tratta di una storia dove la protagonista incarna l’eroina fatta e finita, dove non esiste la colpa, l’errore e il tumulto. Violante è una donna “comune”, fatta di sbagli e rinunce, ma anche di rivalsa contro gli altri e persino verso sé stessa. È una donna indipendente, che fino ad un certo momento della sua vita ha quasi incarnato “l’angelo del focolare” di Rousseau. Il suo personaggio non lascia nulla al caso, i suoi drammi interiori sono quelli che accomunano tutte le donne: lei ama, sbaglia, tenta di rattoppare, si accontenta e poi sogna il cambiamento. A tratti, è l’ “Alice” di Carroll moderna, dove lei stessa, infatti, più volte cita la meraviglia del bianconiglio, e l’accortezza del Brucaliffo. Immagini evocative, di un mondo fiabesco che si intreccia nelle paturnie quotidiane di Violante e di tutte le donne del mondo. Accanto alla sua prepotente figura, si stagliano tre personaggi, altrettanto importanti. Luigi, il suo ex marito, sembra incarnare la figura di un narcisista patologico. Lui, infatti, è intriso di amore ed odio senza limiti e ragione. A dare maggiore sollievo alla vita in tumulto della protagonista sono senz’altro i suoi due figli, che al contempo non le lasciano sogni sereni. Orlando e Virginia, infatti, appartengono a due fasce d’età diverse, ognuna intrisa di personalissimi misteri. Il primo è un bambino bisognoso di affetto, ancora rifugiato nell’illusione perfetta delle cose. La seconda è un’adolescente ribelle, dai capelli prima corti, poi lunghi, dagli abiti inconsulti ed improbabili. Sarà proprio Virginia, però, ad incarnare insieme a sua madre un personaggio “in crescita”, lei infatti, così come Violante, compirà un viaggio dentro e fuori se stessa, fino a ritrovare le cose importanti della vita. Entrambi i ragazzi portano nomi legati al mondo della letteratura. A fare da collante tra la realtà e la fantasia, infatti, sono senz’altro i libri, che oltre ad essere fonte di introiti attuali, per Violante, saranno da sempre angoli di pace dove rifugiarsi. Sarà proprio l’amore per i libri, la cosa che, insieme al circolo letterario “Caffè 1926”, le permetterà di ritrovare “il suo pensiero felice”. Dopo anni, infatti, la donna si imbatterà in una sua vecchia conoscenza: […]

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Libri

Enjoy the Silence, il libro d’esordio di Alessandro Mazzaro

È Enjoy the Silence (l’ultimo inno del secolo breve), l’opera prima con cui il giornalista e scrittore Alessandro Mazzaro fa il suo esordio. Il volume terzo, facente parte della collana Song di GM press, vuole omaggiare la canzone più famosa dei Depeche Mode che quest’anno compie 30 anni. Alessandro Mazzaro, ci ha concesso un’intervista. Leggi qui cosa ci ha detto! Il libro è un meraviglioso percorso a più step, dove si parte dall’allora innovativa Milano con i suoi Puk Studio, fino ad arrivare agli studi deserti in Danimarca. Il libro racconta con chiarezza e precisione le notti brave passate dal gruppo a Milano e la ricerca del famigerato “silenzio” nelle lande della Danimarca. Si percorreranno i suoni innovativi del gruppo che ha segnato un’epoca, come nel caso di Personal Jesus, per poi arrivare al racconto delle continue modifiche di Enjoy The Silence, la quale prima di diventare la canzone che conosciamo, ha subito diverse metamorfosi nel ritmo e nel tempo. Il libro non lascia fuori gli eventi storici, come la caduta del muro di Berlino, e il tumulto della popolarità, la quale a volte può trasformarsi in motivi di fuga dalla realtà. L’abile penna di Mazzaro, nel libro edito da GM press ricostruisce sapientemente le metamorfosi del gruppo e del pezzo stesso. Esso, si avvale di vivide testimonianze di chi ha visto nascere l’album “Violator”. Chiare ed interessanti, quindi, le esposizioni di Carmelo La Bionda, allora titolare dei Logic Studio di Milano, dove i Depeche Mode hanno registrato in parte Enjoy The Silence nel 1989, fino ad arrivare a Pino Pischetola, tecnico del suono e amico di “bravate” del gruppo stesso. Il libro di Mazzaro si dedica ad un entusiasmante narrazione di eventi che vanno dal 1989 al ’90. Magico è il racconto di un’epoca che cambia e un mondo che sta conoscendo ed apprezzando sempre di più uno dei gruppi più iconici di sempre. È un libro per chi ama la musica, ma anche per chi ha la pura esigenza di conoscere il mondo che sosta silente dietro la nascita di una canzone o di una band. In un mondo dove il silenzio sembra non trovare più spazio, Alessandro Mazzaro, ce ne regala un po’. L’intervista ad Alessandro Mazzaro Come hai ribadito in alcune occasioni non sei un “fan da maglietta” dei Depeche Mode, come mai quindi, l’idea di un’opera prima che parlasse proprio di questo gruppo? Nonostante non sia un fan accanito della band, questa canzone è sempre stata tra le mie preferite. L’idea del libro è nata nel 2017, quando ho riscoperto i Depeche Mode: in quell’estate è nata l’interpretazione che ho dato ad Enjoy the Silence e che rappresenta il punto di partenza del libro. Tutto il resto è arrivato in maniera quasi “accidentale” due anni e mezzo dopo, quando durante una chiacchierata con il direttore artistico della collana, è nata l’idea di farne un libro. Secondo te, in Italia e nel mondo, i Depeche Mode sono ancora ascoltati tra i giovani? Esiste un gruppo “moderno” […]

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Teatro

Il Teatro Diana presenta la Stagione Teatrale 2020/2021

Il Teatro Diana di Napoli riapre le porte per presentare la nuova stagione teatrale 2020/2021, con ogni riguardo verso le norme sanitarie ripartono da i quattro spettacoli annullati; Gigi e Ross “ Andy e Norman” la storia di amicizia fra due uomini raccontata in maniera ironica e divertente, a dire degli autori “un’amicizia più forte dell’amore”, dalla straordinaria penna di Neil Simon per la regia di Alessandro Benvenuti. A seguire i “Soliti ignoti “ con Vinicio Marchioni e Giuseppe Zeno per la regia di Vinicio Marchioni. La commedia è la prima versione teatrale del mitico film di Monicelli, uscito nel 1958, divenuto col tempo un classico imperdibile della cinematografia italiana. Le gesta maldestre ed esilaranti di un gruppo di ladri improvvisati.(che sostituirà lo spettacolo “Bella Figura” di Yasmina Reza con Anna Foglietta e Poalo Calabresi che non sarà ripreso per la prossima stagione). Poi l’attesissimo concerto/spettacolo di Massimo Ranieri “Oggi è un altro giorno Sogno e son desto”. Ed infine  “Così parlo Bellavista” adattamento teatrale di Alessandro Siani e Geppy Gleijeses che sarà affiancato da Marisa Laurito e Benedetto Casillo . Da calendario sono previsti cinque nuovi spettacoli; “Mine Vaganti”  di Ferzan Ozpetek, tratto dal famoso successo cinematografico del regista turco che ne ha curato sia l’adattamento che la regia teatrale. Alessandro Siani in “Extra felicità Tour” che inaugurerà le feste natalizie, poi Vincenzo Salemme “Napoletano? E famme ‘na pizza” uno spettacolo che nasce dal suo recentissimo libro uscito con lo stesso titolo agli inizi di marzo. Maurizio Casagrande in “Gomblotto” un’idea divertente, ancora in fase di elaborazione, e “Musicanti”, una commedia musicale scritta da Alessandra Della Guardia e Urbano Lione. L’immenso patrimonio musicale di Pino Daniele fa da sfondo ad una storia d’amore originale, dando vita ad un’opera teatrale coinvolgente ed emozionante. Tanti sono stati gli ospiti che sono intervenuti durante la presentazione, alcuni non erano fisicamente presenti ma si sono avvalsi di strumenti digitali affinché potessero partecipare all’evento. Per l’anteprima di stagione, la scena ripartirà, dal 6 all’8 novembre, con Peppe Barra e Lalla Esposito in ‘Non c’è niente da ridere’ per la regia di Lamberto Lambertini.  ci sarà poi la stagione concertistica in collaborazione con “il maggio delle musica” Cinque piano solo con Michele Campanella, Monica Leone, Paolo Restani, Massimiliano Ferrati e i giovani talenti Carmen Sottile e Caterina Barontini; l’associazione Maggio della Musica presenta per la sezione autunnale della 23esima stagione concertistica 2020 con la direzione artistica di Michele Campanella cinque recital pianistici con interpreti affermati e giovani talenti tutti i giovedì dall’8 ottobre al 4 novembre nella sala di via Luca Giordano a Napoli. Per la regia di Lamberto Lambertini, sarà ospite la Compagnia del Teatro Nest in “Quotidiane ispirazioni” con Emanuele Ammendola, voce e contrabbasso Regia Giuseppe Miale Di Mauro. A seguire l’anteprima spettacolo per le scuole “@Romeo e @Giulietta”; una storia d’amore a tempi del Corona Virus di Peppe Celentano. Infine ci sarà la presentazione di libri; “Pandemia 1836 – La guerra dei Borbone contro il colera” (Utet) intervengono con l’autore il dott. Paolo Ascierto […]

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Teatro

TRAM: riparte la stagione teatrale. Intervista a Mirko Di Martino

Che periodo complicato, per il teatro: la pandemia di Covid-19 rende decisamente più difficile la fruizione degli spettacoli dal vivo. A causa del lockdown degli scorsi marzo ed aprile, moltissimi cartelloni teatrali sono saltati e mai più recuperati: un danno incalcolabile per il mondo delle perfomance, che coinvolge non soltanto le persone che vediamo sul palco ma tantissime altre categorie del mondo dello spettacolo che spesso sono state lasciate senza tutela alcuna. Già durante l’estate abbiamo visto timidamente qualche rassegna ricominciare, sfruttando gli spazi all’aperto: con l’avvento dell’autunno, quest’anno un insolito autunno precoce e freddo, si ripropone il “problema” degli spazi chiusi. In un mondo prima della pandemia di Covid-19, il teatro era un luogo sicuro in cui vivere qualche ora catapultati in un altro mondo, anzi, spesso facendo amicizia con i vicini di posto, raccogliendo uno spirito corale. Innegabile la battuta d’arresto alla socialità del teatro che la pandemia ha scatenato. Al TRAM di Napoli riparte nelle prossime settimane la programmazione teatrale, sotto la direzione di Mirko Di Martino, nostra vecchia conoscenza. Lo abbiamo intervistato, per cercare di capire meglio come sarà strutturata la rassegna e contenutisticamente cosa aspettarci in un periodo così delicato per tutti noi.   Ciao Mirko! Siamo molto felici di ritrovarti. Come hai passato il periodo del lockdown ed il successivo periodo “scarno” di eventi (anche se per te non è stato così?) Sono molto felice anch’io di ritrovare gli amici di Eroica Fenice: è un altro segno che le cose stanno lentamente tornando alla normalità. Io ho approfittato del lockdown per portare avanti la scrittura di un nuovo testo e sistemare un po’ di progetti arretrati, ma non è stato facile. Nonostante il tanto tempo a disposizione, la qualità del tempo non era l’ideale per essere produttivi. L’incertezza sul futuro pesava come un macigno e la clausura forzata ci rendeva tutti ansiosi e deconcentrati. In quel periodo, con il TRAM abbiamo sperimentato percorsi alternativi, in particolare abbiamo lavorato con i podcast, su cui eravamo all’opera già da un po’. Abbiamo proposto letture di classici napoletani e un progetto inedito della Compagnia Under30 del TRAM, “I dieci peccati capitali”, che ha avuto molto successo. Poi, un po’ alla volta, siamo ripartiti: a maggio abbiamo partecipato al progetto in streaming del Maggio dei Monumenti dedicato a Giordano Bruno, ad agosto abbiamo presentato la settima edizione di Classico Contemporaneo nel cortile di San Domenico Maggiore a Napoli, che ha avuto molto successo, e a settembre abbiamo recuperato i laboratori di teatro che avevamo sospeso durante il lockdown. Le tue rassegne sono spesso intime, il TRAM ne è la prova: un teatro “sotterraneo” in un portone di Napoli, dove meno te l’aspetti. Come si concilierà la necessità delle norme anti-Covid con questa forma di arte? Le misure per garantire la sicurezza del pubblico vengono al primo posto per noi. Purtroppo, questo significa rinunciare a più della metà dei posti disponibili. Da settanta posti passeremo a trenta. È evidente che un teatro che si basa quasi esclusivamente sullo sbigliettamento […]

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Teatro

Foodistribution | Eden approda al Teatro Bellini di Napoli

Mi sono immaginata gli esseri umani come piante rampicanti, il sottotitolo “Quando eravamo edera” deriva da questo, da questa visione di esseri umani che prendono possesso dello spazio di cui hanno bisogno. Senza filtri, senza intermediazioni, con una brutalità ricca di dolcezza che si eleva verso l’alto. Una forma di poesia inaspettata, come spesso si manifestano le piante.  Queste le parole con cui la regista Adriana Follieri racconta la declinazione dell’edizione di Foodistribution andata in scena, sabato 26 settembre, al Teatro Bellini di Napoli, nell’ambito della sezione dedicata ai Progetti Speciali del Napoli Teatro Festival Italia 2020. Foodistribution | Eden (Quando eravamo edera), affidato alla direzione artistica di Davide Scognamiglio e Daniele Ciprì, è un progetto ricerca scientifica e artistica dell’associazione Manovalanza, che mette in relazione le fasi di transizione di piccole comunità urbane con il teatro, la fotografia e l’illuminazione. Un progetto che propone una visione, un’interpretazione non convenzionale della città di Napoli. In un contesto dimenticato che galleggia sulla precarietà, nel popolare Rione De Gasperi a Ponticelli, vede luce uno spettacolo unico nel suo genere che ha per attori i suoi stessi abitanti. Sono persone che percorrono sentieri non battuti, che vivono alla giornata, relegati nell’incertezza e persino nell’impossibilità di sognare. Il quartiere vive una primavera di energie, la piazza trasloca edificando soluzioni sulle ceneri della dimenticanza. In questo luogo in cui il tempo sembra essersi fermato e l’esistenza bloccata in un limbo, uomini e donne, creature meravigliose e terribili bestie, raccontano un fare antichissimo, la loro pratica di sopravvivenza, in un rituale di rinascita e benedizione.  Un popolo in operosa attività si guarda fumare una sigaretta al balcone, dalla finestra accanto si schiude il guscio di mattoni rossi, le macerie cadono, un raggio di luce che entra in casa fa da sponda all’esigenza primordiale dell’avere: non è forse questo che accadde nell’Eden? Come si può pensare di svuotarlo se siamo piante rampicanti noi stessi?  Foodistribution | Eden progetto di Manovalanza  regia Adriana Follieri  in collaborazione con gli abitanti del Rione De Gasperi MANOVALANZA APS nasce nel 2009 dall’incontro tra Adriana Follieri e Davide Scognamiglio. Si occupa di produzione artistica con percorsi che partono da una salda base di ricerca sociale, intesa come indagine sui luoghi o persone, applicando gli strumenti dell’arte a contesti trasversali, dagli artisti professionisti alle aree disagiate. Ciascuna opera trae il suo fondamento dall’ambito in cui nasce, traducendolo e sviluppandolo in forme d’arte.  

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