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Eroica Fenice

Per Ofelia, al Teatro TRAM

Per Ofelia, panismo scenico al Teatro TRAM

Stiamo parlando di loro o di noi?

Così, con un quesito scandito con una genuina sincerità, può riassumersi “Per Ofelia”, spettacolo andato in scena ieri sera al TRAM (Teatro – Ricerca- Arte – Musica) di Napoli. Può riassumerlo perché questa tragicommedia romantica vede protagonisti, in un gioco di intrecci e di citazioni, l’amore e il teatro.

La trama è semplice ma originale. È il tanto atteso giorno che precede il debutto del nuovo spettacolo per due giovani attori, che dopo molto tempo si ritrovano insieme sul palco. Prima che un bivio li dividesse, anche loro, come Ofelia e Amleto, personaggi di cui provano le battute, erano una coppia. E proprio così, ripercorrendo le vicende e i versi degli sfortunati amanti, i due avranno occasione di analizzare a freddo le loro vite, le loro esperienze più importanti ma anche e soprattutto la loro storia d’amore.

Per Ofelia, amore e teatro

I due attori rivelano diversi aspetti del mondo teatrale. Partiti insieme e fondata una loro compagnia, la coppia si divide quando la ragazza viene scritturata per una serie televisiva mentre lui rimane impantanato nello sperimentalismo dei teatri off. Ne conseguono rancori e dissapori che li portano a lasciarsi e non vedersi né sentirsi per cinque anni. Si rincontreranno su quel palco, ingaggiati da un regista che voleva per il suo “Per Ofelia”, proprio quella coppia che tanto funzionava.

Scena dopo scena, i due capiranno quanto in sospeso ancora abbiano, e i loro dialoghi, giustapposti a quelli shakespeariani, daranno vita ad uno spettacolo​ interessante sia per la caratura drammaturgica – encomiabile la scrittura e la regia di Mirko Di Martino -, sia per l’interessante metamorfosi attoriale che avviene sul palco, dove vediamo prendere forma una nuova tragedia, edulcorata dalle battute e dai giochi di parole, ma pur sempre tragedia. E così, all’intento metateatrale subentra l’esperienza panica. Una fusione di versi, parole, citazioni e pensieri che, in un sinfonico gioco delle parti, riporta in vita Ofelia e Amleto. Tornati a vivere oggi, epoca dell’effimero e delle disillusioni, la coppia sembra quasi avere nelle vesti dei due attori una nuova occasione. Sembra quasi che possa andare in modo diverso tra di loro questa volta. Sembra, sarà davvero così?

Buona la prima!

Orazio Cerino e Stella Egitto funzionano alla perfezione, sono complementari. Il continuo cambio di personaggio non li spaventa, si muovono con disinvoltura da una scena all’altra, passando dal dramma al riso in un batter d’occhio. La stima che l’attrice di fiction prova per la figlia di Polonio e l’empatia che prova per la sua misera fine, sembrano realmente appartenere a Stella che arriva a commuoversi in modo genuino nelle battute finali. quelle che seguono il suicidio di Ofelia, dimostrando, ancora una volta, che il teatro non è finzione. Il teatro è amore. Il teatro è vita.

Jundra Elce