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Eroica Fenice

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Ranavuottoli, le Sorellastre di Cenerentola al Piccolo Bellini

Come appare il mondo visto dalla parte dello specchio? E come appare visto dal basso verso l’alto?

Certamente la visuale sarà distorta. E Ranavuottoli si inserisce lì, in quella fiaba travestita da realtà, provando a capovolgere l’affresco presentatoci da “Cenerentola”, e iniziando a rileggere la storia vista dalla parte non della “vincente” Cinderella, ma da quella delle due sconfitte: le Sorellastre.

Uno spettacolo che, in fin dei conti, è una fiaba acida. Una fiaba nera sulla diversità. La celebre storia ci presenta le due sorellastre, Anastasia e Genoveffa, come la quintessenza di una cattiveria pari soltanto alla loro bruttezza. In poche parole, brutte dentro e brutte fuori. Ma da dove nasce la Bruttezza? Può davvero trattarsi di una questione cromosomica, qui dove la la bruttezza appare essere un destino già segnato?

Ranavuottoli, il rovesciamento di una fiaba illuminata dalla napoletanità

Il testo, a questi quesiti, dà una risposta secca: non si nasce brutti, lo si diventa come conseguenza, prodotto di quanto di brutto si vive o si è costretti a vivere. E, alla fine, quando la conseguenza del proprio stato diventa del tutto consapevole, la bruttezza finisce per rivelarsi una forma di protesta nei confronti di un mondo che ci pretende belli e vincenti. Essere brutti, quindi, diventa una forma di reazione: una resistenza più o meno armata.

Genoveffa: goffa e tarchiata. Pratica delle “cose pratiche” ma totalmente delusa dall’esistenza. Anastasia: allampanata, sognatrice instabile e pericolosa sia per se stessa, che per gli altri. Le personalità delle sorellastre di Cenerentola risultano schiacciate da un trauma permanente: il rifiuto subito non solo dall’universo che le circonda, ma dai loro stessi genitori. Aleggiano su di loro, come ombre onnipresenti, due figure inquietanti: quella dell’irritante Cenerentola, destinata alla vittoria, e la costante delusione di un padre che non le vide mai dalla prospettiva di un genitore.

Pur essendo un lavoro prevalentemente comico, Ranavuottoli si addentra nei meandri della psiche dei due personaggi, scandaglia le motivazioni psicologiche che porteranno Genoveffa, e soprattutto Anastasia, sorellastre di Cenerentola, a patire di quel “mal di vivere” basato sulla consapevolezza (in parte reale, in parte paranoica) del “non essere”. In questa ultima accezione, ne rientra soprattutto la certezza di un ruolo che continuerà a vederle come gregarie di una vita vissuta perennemente all’ombra della sorella, tra prove di scarpe indossate che non riusciranno mai a calzare a pennello e la rivisitazione del principe in chiave napoletana, buffa e perfettamente azzeccata date le risate del pubblico in platea.  

Ranavuottoli, lo spettacolo di Gabriele Russo e Biagio Musella, con Nunzia Schiano e Pino L’Abbate, sarà in scena al Teatro Piccolo Bellini fino al 15 Aprile 2018.

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