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Eroica Fenice

Carlo Cerciello dirige Brecht all'Elicantropo

Terrore e Miseria del Terzo Reich inaugura la stagione all’Elicantropo

Terrore e Miseria del Terzo Reich inaugura la stagione al Teatro Elicantropo, sotto la regia di Carlo Cerciello. Ecco la nostra recensione!

Ventitrè sono i testi chiamati in scena per inaugurare la ventitreesima stagione del Teatro Elicantropo. Sarà in scena dal 18 ottobre all’11 novembre la nota opera ad episodi del drammaturgo e saggista tedesco naturalizzato austriaco Bertolt Brecht “Terrore e Miseria del Terzo Reich” con la regia di Carlo Cerciello.

Guidati dal direttore artistico dell’Elicantropo e regista in scena ci sono gli Allievi ed Ex Allievi del laboratorio permanente dello stesso teatro.

Terrore e Miseria del Terzo Reich diretto da Carlo Cerciello, l’altro volto di una storia

“Credi che abbia detto la verità?”

Si chiude così uno degli episodi più forti e simbolici del testo Brechtiano, in quest’occasione diretto da Carlo Cerciello.

Immagina, Brecht, questa famiglia borghese, con cameriera e pater familias istruito e istruttore, costretta a temere la possibilità di un tradimento di pensieri e ideali da parte del figlio, un pargoletto ben nutrito e curato, che si attarda a tornare a casa e di cui si smette per un pò di avere notizie.

Quel che tiene banco, al Teatro Elicantropo, è, sopra ogni cosa, l’abilità narrativa e la superiore qualità del testo dell’autore tedesco.
Ad esso dobbiamo l’abilità di intrattenerci, trascinarci dentro la storia e portarci a restare incollati mentre i tragici fatti della vita quotidiana tedesca durante il Reich si svolgono.
Una visione profonda e disumanizzata della vita del popolo, costretto a ingoiare amarezza e bile, fingendo di essere in una vastissima gabbia dorata.
Un’altra faccia, di quella medaglia sporca che tanto e fin troppo poco conosciamo, che viene egregiamente costruita da Brecht già trà 1935-1938, ovvero in pieno regime.

Di qualità sono pure le interpretazioni dei singoli attori chiamati a farsi peso di questo lavoro dal grande impatto emotivo, capaci di indossare con cura le vesti e i dolori di un popolo apparentemente dimenticato e cancellato dallo scorrere del tempo, ma che resta, rivive, quotidianamente seppur in tutte altre forme.
Così si chiude questo spettacolo, con un enorme e significativo “No” e una lenta omelia fatta di sentimenti umani ad accompagnare chi lascia il palco per un’ultima volta.


Testi di Bertholt Brecht!

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